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Seduta su una panchina

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Seduta su una panchina in compagnia della mia Kimi , mi godo la pace del crepuscolo che fa posto alla sera. Lascio spazio ai pensieri mentre osservo passivamente tutto ciò che mi circonda. Fulmineo , come fossi sprofondata su una poltrona di un teatro in platea, si apre il sipario.

Prima scena:
bambini in lontananza giocano a pallone, le guance rosse e sudate di chi non teme la calura estiva. All'improvviso una volante della polizia di Stato appare dentro il parco e vi si addentra come una "pantera" con passo lento e felpato.
I fanciulli si fermano , come se un arbitro avesse fischiato il fuorigioco, e con uno scatto degno del miglior corridore di football americano, rincorrono e circondano la macchina azzurra.
I finestrini si abbassano e i ruoli si ribaltano.
I piccoli indici puntati sulle apparecchiature dentro l'abitacolo esigono risposte , gli ordini di accendere lampeggianti e sirene vengono subito eseguiti !
Gli uomini in divisa sembrano per un attimo tornare bambini , felici di sottostare ai comandi dei "superiori" e si fanno scortare per un paio di metri dai volti sorridenti dei pargoli estasiati prima di rientrare nei propri ruoli .
La volante di allontana lentamente mentre il pallone riprende a volteggiare .

Seconda scena :
da spettatrice divento coprotagonista !
Si avvicina timidamente a me una bambina , Margherita è il suo nome. Mi chiede se può accarezzare Kimi e mentre si siede di fianco a me mi svela il suo desiderio di avere un cane, desiderio al momento irrealizzabile. Sto ad ascoltarla in silenzio, senza fare domande, prosegue confidandomi che i suoi genitori litigano di continuo , è figlia unica, il papà è sempre nervoso per il lavoro e a suo dire tratta male tutti, e che stavolta è certa che si separeranno e forse è meglio così ! Me lo dice con tutta la sicurezza della sua tenera età anche se il labbro tremulo e la voce a tratti rauca mi rivelano il contrario. Margherita continua a parlare e le sue parole scorrono come un fiume in piena, esprimendo ad alta voce pensieri ed emozioni troppo a lungo sopite. Mi racconta di sè, cosa avrebbe fatto da grande , dei suoi desideri, come quello di avere una villetta a tre piani circondata da un giardino dove far crescere e correre un coppia di cocker.......tanto altro ho ascoltato e avrei voluto abbracciarla e cullarla , portarle vie i brutti pensieri.
Il racconto viene interrotto dal padre che , seduto su una panchina , lontano da noi , la chiama.
Con un cenno della mano Margherita ci saluta portandosi dietro la sua tristezza e i suoi sogni. Li guardo, padre e figlia , mentre si allontanano , vicini l'uno all'alltra, ma distanti , ognuno perso nel proprio mondo , soli e smarriti.
Il sipario si chiude . Due scene d' infanzia , due infanzie diverse.
La prima giocosa e inconsapevole , la seconda rubata, spazzata via da adulti ignari dei segni indelebili che marchiano l'anima candida dei bambini. Segni che si traducono in emozioni di gioia o di dolore e sedimentano dentro ognuno , come dentro un pozzo profondo per riemergere in età adulta.
Mentre torno a casa , il pensiero va alla mia infanzia spensierata e a due mani strette intorno alle mie a darmi sicurezza , si manifestano i volti che mi hanno accompagnato nella mia metamorfosi da bambina a donna , e ad ognuno devo dire grazie . Sono stata una bambina felice e nonostante il trascorrere del tempo quella bambina vive dentro di me e continua guidarmi.

Donatella Pintus

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