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Sulle spalle uno zainetto

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Un commento di Gian Luca Medas sui migranti che ho letto su facebook mi ha colpito. La propongo sperando sia utile per una riflessione
"Sta davanti a me, in piedi, sul lato sinistro della strada, di fronte all'uscita di un piccolo market. Sulle spalle ha uno zainetto. Tiene fra le mani un cappello blu stretto fra le dita che avvicina alle persone quando escono dal negozio. Ma nessuno si ferma. E' molto giovane. Il suo sguardo non riesce a trattenere una furia che a malappena controlla. Sto tornando dalla mia passeggiata. Un ora e mezzo di esercizi che mio sono imposto di fare quotidianamente. Indosso ho un paio di pantaloncini corti blu scuro e la prima maglietta che ho trovato.Sono buffo. Arrivo a pochi passi da lui, fradicio di sudore. Il ragazzo si volta verso di me. Mi porge il cappello. Il suo sguardo è duro. Mi fissa negli occhi quasi sfidandomi. Io gli sorrido. Lo saluto " buon giorno". Quando corro non porto con me monete. Gli passo davanti. Mi dice qualcosa alle spalle. Qualcosa di sgarbato. Mi fermo. "Si?" " lui non abbassa lo sguardo." perchè non mi dai qualcosa'" Mi avvicino. " perchè non ho denaro con me" Lui continua a fissarmi. E' davvero seccato. - "ascolta", gli dico, "non è questo il modo di aiutarti" Il suo sguardo ora è un mare disperato. " non devi odiare. Se le persone non ti mettono una moneta nel cappello, hanno la libertà di farlo. Potresti dire che sono cattivi, che sono egoisti, e forse hai ragione. Però questo è il gioco. Comunque ti vedo ogni giorno,e ci sono anche persone che ti hanno dato soldi, altre che si fermano a parlare con te. Come sto facendo io. Se non rispetti la libertà degli altri perchè gli altri dovebbero rispettare la tua libertà? " Lui non è d'accordo. " ma io sono quì!" " anche io sono quì, e sto parlando con te" E' Complicato. Una signora vestita, mi sembra, con una tenda di casa, passando, mi grida " se ne devono andare". il ragazzo diventa una furia." Non la ascoltare, è una poveraccia. Più povera di te che sei quì, cappello in mano. Se vuoi giocare devi accettare le regole, e tra le regole di questo gioco, ci sono anche variabili come questa" "Voi siete la causa di tutto ciò che sta succedendo" " Ti sbagli, io non sono causa di niente. No ho colpe storiche, non ho colpe personali. Non ti confondere. Tu sei quì ed hai il cappello in mano, ed io sono quì e parlo con te. Io ti vedo " allora dammi qualcosa" " non ho monete con me. Non vedi come sono vestito" " allora aiutami" " Dammi il tuo numero di cellulare ti faccio chiamare da un amico che si occupa di casi come il tuo" Lui è indeciso. Escono altre persone dal market. Si capisce che lo sto distraendo dal suo impegno quotidiano. La mia prima sensazione è che questo ragazzo sia vittima di un racket di cui si sa molto poco, un racket tipo quello di Fagin del romanzo Oliver Twist. Sarebbe giusto indagare e troncare questo ennesimo schiaffo alla dignità di questi ragazzi. La seconda sensazione è che il sistema città sia marcio fino al midollo. La prostituzione nelle strade è una realtà che nessuno riesce a debellare (l'ingresso della città è pieno di povere ragazzine sfruttate e costrette a subire le perversioni dei nostri cittadini in cambio di denaro), una degradazione della persona che con la libertà personale non ha nulla a che fare e che nessuno fa nulla per debellare. Insomma il problema è di enorme portata e si deve intervenire senza paraocchi, senza la politica in mezzo, perchè la politica, in questo momento in Italia non è ne lucida ne serena. Chi vuole aiutare questi ragazzi lo deve fare con i giusti strumenti e le giuste informazioni. Moralismi, insulti, manifestazioni strumentalizzanti sono inutili e non servono a nulla. Dobbiamo pretendere che il marcio venga estirpato da questa città. E il marcio non sono questi ragazzi"

gianluca MedasGianluca Medas

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