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19
Wed, Jun

La scatola!

Poesie | Novelle | Romanzi
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Porto dentro casa una grande scatola di cartone marrone. Nel sollevarla mi rendo conto del suo notevole peso, ben al di sopra di ciò che mi aspettassi da una scatola vuota. Su una delle quattro facce laterali c’è una grata di metallo attaccata con del nastro adesivo. 00 00 19 racconto serra marzoSollevando il cartone, il mio orecchio si avvicina all’apertura e mi pare di sentire dal vuoto dell’interno, un bisbiglio sussurrato e insinuante brividi lungo la schiena. Sorrido di me e delle mie propensioni orride e porto la scatola nel soggiorno. Le riservo un posto centrale e la sistemo con grande cura. Nel poggiarla, evito accuratamente di avvicinarmi alla grata. Ho ancora la sgradevole sensazione del parlottio agghiacciante appena immaginato. La guardo soddisfatta. E’ nel posto giusto. Finalmente ora riuscirò a sistemare i miei pensieri.
Seduta sul divano, leggo. La stanza è inondata di sole. Pian piano scivolo in un piacevole torpore. Le parole ballano davanti ai miei occhi. Rileggo per afferrare un senso che continua a scappare da me e io da loro abbandonandomi alla piacevolezza del sonno. Sto sognando in un sogno. Le sensazioni sono vivide. Sento freddo. A tastoni cerco il plaid, non lo trovo e mi rannicchio. Qualcuno mi chiama, il freddo aumenta. Voglio svegliarmi. C’era il sole, perché il freddo? Un risolino. Mi sento impaurita. Un vortice di voci, di frasi spezzate, pianto, grida. Mi agito e devo svegliarmi. C’è qualcosa che assorbe le mie forze. D’un tratto ricordo: la scatola!
Sono sveglia. La scatola parla. Non sono voci vive, so che vengono dal passato. Distinguo una voce che mi è familiare. Cerco, nel caos cacofonico, di distinguere le altre e mi rendo conto che si tratta della stessa voce con emozioni e intensità differenti. E’ la mia, ma non la riconosco e non voglio più sentirne il dolore, la rabbia, la confusione, la frustrazione. Ho bisogno di chiudere quella grata. Tenere tutto dentro la scatola e assicurarmi che nulla di mio venga fuori. Col nastro adesivo chiudo i fori per impedirmi di sentire, per impedirmi di esternare. Chiudo. Il cartone non può essere per lungo tempo un contenitore di turbamenti. Com’è possibile che la griglia sia in metallo e la struttura della scatola in un materiale così fragile e facilmente deteriorabile? Ho la pelle madida di sudore. Guardo lo scatolone e valuto il mio lavoro. Ora sembra sigillata alla perfezione. Non si sente più nulla. Solo il tempo di tirare un sospiro di sollievo e la scatola ondeggia. Sono totalmente paralizzata e…mi sveglio!
Ho mangiato bistecca alla brace e insalata, chissà se avessi mangiato della peperonata!?
Buonanotte!
Claudia Serra