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Carbonia. La Compagnia di Carabinieri sarà agli ordini del capitano Lucia Dilio. Il maggiore Giuseppe Licari lascia la città: «Bilancio positivo»

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«Le emozioni forti sono state tante. Le prime che mi vengono in mente sono due, una legata a un grande dolore, l’altra a un momento di gioia e speranza». La prima è il senso di impotenza davanti alla morte di un bambino di due anni di Sant’Antioco, una terribile vicenda, un omicidio-suicidio che nel 2012 sconvolse il Sulcis: «L’allarme fu dato quando il dramma si era già consumato, non potemmo far nulla per aiutare quel povero bambino». Anche quel giorno, nerissimo, il maggiore Giuseppe Licari era in prima linea al lavoro con i suoi uomini, come ha fatto negli ultimi 15 anni sino a ieri, quando ha salutato ufficialmente il Sulcis Iglesiente. Dal 2002 al 2008, con il grado di tenente, ha guidato la Compagnia di Iglesias, poi sino al 2011, da capitano, è stato al comando della Compagnia all’interno della Scuola allievi carabinieri della Caserma Trieste di Iglesias e infine, dal 2011, ha guidato la Compagnia della città mineraria con il grado, dal 2015, di maggiore. «Il secondo ricordo al quale sono particolarmente legato è quello del raduno regionale dei carabinieri che si è tenuto nel 2015 a Sant’Antioco». In quell’occasione il maggiore Licari ha sfilato tenendo per mano un bambino, il nipote di Marco Pittoni, il giovane tenente dei carabinieri caduto da eroe, il 6 giugno del 2008, nel corso di una rapina del Salernitano. Quel bambino, che ha indossato con fierezza la divisa dell’Arma, è diventato quel giorno il simbolo della speranza e dei valori che guidano il lavoro di ogni carabiniere«Mi sento sulcitano di adozione - dice il maggiore che ha simbolicamente stretto la mano in segno di benvenuto al capitano Lucia Dilio che adesso è ufficialmente al comando della Compagnia di Carbonia - sono stati anni di intenso lavoro, abbiamo investito enormi energie nel settore dell’antidroga e sono diverse le indagini, l’operazione “Triplete” in testa, con le quali siamo riusciti a dare un grosso colpo all’attività di spaccio». Attività che spesso sono sfociate in operazioni internazionali che hanno portato, anche di recente, a maxisequestri di stupefacenti e hanno aperto nuove vie investigative alcune delle quali sono ancora in corso.
Tanto è stato fatto nel campo della prevenzione della microcriminalità: «Soprattutto in difesa delle persone più anziane, vittime spesso di truffe che tolgono loro la serenità spiega - con il supporto dei media, con i quali i rapporti di collaborazione sono stati ottimi e costanti, abbiamo lavorato all’informazione delle potenziali vittime. E fondamentale è stato il rapporto di collaborazione reciproca con le istituzioni locali». Quando Licari arrivò nel Sulcis, Carbonia si stava lasciando alle spalle il periodo nero legato agli incendi auto e alle rapine agli anziani ad opera di quella che fu chiamata la “banda degli incappucciati”: «Il clima si era poi rasserenato e, a parte episodi sporadici di microcriminalità, purtroppo fisiologici, ritengo che oggi la città e il territorio possano respirare un clima sereno». C’è il problema quasi quotidiano dello sbarco dei migranti: «È la seconda volta che il Sulcis si trova a dover fronteggiare questa emergenza e l’Arma, come le altre forze dell’ordine, sta facendo la sua parte. Anche se è chiaro che il problema vada affrontato più a monte, lontano dal Sulcis. Tuttavia, ad oggi, anche se popolazione non ha mai subito problemi legati alla sicurezza, la situazione è monitorata giorno e notte». IL FUTURO. Ora per il maggiore Licari inizierà una nuova avventura professionale a Cagliari: «Per la precisione inizierà a marzo 2018, prima mi aspettano, già da lunedì, in Kosovo dove starò in missione per sei mesi a Pristina. Ma una parte del cuore rimarrà indissolubilmente legata al Sulcis».

fonte u.s. (sp)

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