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Carbonia. Quarantadue iscritti al M5S formalizzano la spaccatura nella formazione politica alla guida della città

Politica Locale
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La spaccatura adesso non si intuisce più: si vede. Ha nomi, cognomi, volti e firme: quarantadue, per esattezza ma, secondo i promotori della presa di posizione che divide in due il Movimento 5 Stelle di Carbonia, avrebbero potuto essere molte di più se non vi fosse stata una certa urgenza a fare uscire il documento che, da questa mattina, impazza sul web. Nella formazione politica che da un anno è alla guida della città diventa visibile il dissenso, che ha come scopo in primo luogo le immediate dimissioni del presidente del consiglio comunale Massimiliano Zonza, sotto accusa per due post in una pagina Facebook del M5S cittadino da contenuto sessista, su cui pende una mozione dell’opposizione – firmata anche da due consiglieri grillini, Mauro Careddu e Mauro Uccheddu. Nel documento tuttavia si evidenzia anche la contrarietà nei confronti di alcune scelte dell’amministrazione comunale, senza che, come sempre è accaduto in questi frangenti, l’oggetto della contrarietà sia esplicitato con trasparenza e chiarezza. Sotto il testo della presa di posizione campeggia la firma di Carla Mario, assessore alla Pubblica Istruzione da poco dimessasi «per motivi personali» che adesso invece prendono la forma di quell’autentico dissenso politico che si era subodorato ma che la stessa dimissionaria si era guardata dall’esplicitare. Al suo fianco, Careddu ma non Uccheddu il quale, insomma, mostra di voler circoscrivere il suo malessere al solo “affaire Zonza”. Di seguito il testo «Gli attivisti e simpatizzanti del meet up di Carbonia, firmatari del presente comunicato, ci tengono a dichiarare che si dissociano totalmente dai vergognosi post che sono comparsi recentemente nella pagina Facebook AssociazioneCarbonia5stelle. Quella che fino a quando il meet up non è stato certificato per le elezioni è stata la pagina con la quale ha comunicato il gruppo del M5S di Carbonia, e pertanto ad essa riconducibile. Ma gli scriventi ci tengono a precisare che si dissociano anche dal comunicato apparso sulla pagina ufficiale del M5S nel quale si faceva intendere che il commento fosse stato “postato” da qualche attivista o simpatizzante che avrebbe esagerato nelle sue esternazioni. Gettare ombre su attivisti e simpatizzanti in quel comunicato considerato che nella pagina potevano postare o pubblicare solo gli amministratori o comunque ne dovevano approvare il contenuto preventivamente, e che i post risultavano pubblicati con l’identificativo della pagina AssociazioneCarbonia5stelle ci ha lasciati sorpresi e sconcertati. Considerato anche quanto emerso gravemente ieri in consiglio comunale nel corso del quale lo scrivente, nella persona del Presidente del Consiglio Comunale, si è pubblicamente palesato. A seguito del riconoscimento di responsabilità, e della conseguente mozione di sfiducia presentata ieri sera dal consigliere di minoranza Stivaletta, firmatari i consiglieri di minoranza e due della maggioranza, auspichiamo che non sia necessario attendere il prossimo Consiglio Comunale perché venga discussa e votata la sfiducia ma che il diretto interessato voglia dimettersi preventivamente considerata la carica che ricopre e la funzione di portavoce del M5S. Ci hanno anche fatto specie le dichiarazioni rese in merito ai giornali nel quale si è fatto riferimento a tutte le donne del M5S, porta voce e attiviste, in un articolo dove l’amministrazione prendeva le distanze da quelle parole volgari non degne di una pagina riconducibile al movimento, rimarcando comunque la possibile responsabilità di attivisti e simpatizzanti, quando non c’è mai stato nelle ore a seguire un confronto, un chiarimento, la ricerca di un contatto con gli attivisti del meet-up donne e uomini. Pertanto a nome di chi parlava il porta voce sul giornale? Ancora ci stupisce che sia sfuggito a tutti, amministratori, staff e portavoce, che sotto i post incriminati si legga chiaramente il “like” espresso da una consigliera, a cui non ci risulta siano state chieste spiegazioni, né che abbia chiarito la sua posizione, né è nell’elenco delle donne del M5S che si sono dissociate. A parte delle generiche scuse verso le donne in generale ed allo scritto in se, non ci sono state nemmeno scuse ufficiali verso le persone a cui si allude, peraltro facilmente identificabili visto i riferimenti circostanziati nei suddetti post e nonostante moltissimi attivisti e non abbiano perfettamente identificato le parti offese. E’ inaccettabile la volgarità, l’attacco bieco, che attacca persone diffondendo falsità a carico di attivisti e attiviste che hanno l’unico difetto di non concordare con molte scelte di questa amministrazione e di averlo palesato e che offendono pesantemente le donne e alcuni settori del lavoro femminile in maniera inaccettabile, quanto inaccettabile fu il dispregio con cui si parlò di “peones”. Noi ci dissociamo da queste cadute di stile e auspichiamo che il linguaggio diventi consono alle comunicazioni di un organo ufficiale e di un movimento che si pone come fine ultimo la democrazia dal basso e il massimo rispetto e la considerazione di qualsiasi cittadino». Oltre a quelle già citate, seguono le firme di Carlo Dessì, Sabrina Soru, Luigi Piras, Adriana Aresti, Carla Cannas, Giuliana Pisu, Pino Corrias, Rosanna Manconi, Francesco Chessa, Adele Di Iorio, Lorella Lecis, Patrizia Mascia, Gregorio Cuccu, Roberta Cocco, Manlio Rubiu, Sabrina Barlini, Alessandra Usai, Annalisa Marcus, Antonio Dessì, Maria Gabriella Lisci, Fernando Bini, Carlotta Dessì, Marisa Manconi, Graziella Murru, Vincenzo Manconi, Nicola Aresti, Alessandro Verrocchi, Manuela Merche, Natascha Dessi, Elisabetta Perra, Carlo Pusceddu, Massimo Manca, Diego Murgia, Roberto Falchi, Francesco Giordi, Maurizio Cocco, Mario Frau, Assuntina Pistis, Giovanni Pinna, Anna Manca. Quanto a Mauro Uccheddu, tirato in ballo a sproposito come firmatario, ha rilasciato in serata questa dichiarazione: «Preciso che io non ho firmato nessuna lettera e tanto meno conosco il suo contenuto. In ogni caso ho dato mandato al mio legale perché proceda sia in sede civile che penale per la tutela dei miei diritti». In un partito “old style”, la questione si sarebbe risolta nei cosiddetti “organismi interni”, previo dibattito, presentazione di mozioni e voto, con conseguente formalizzazione di una maggioranza e di una minoranza. Ma il M5S, com’è noto, non contempla procedure di “raffreddamento” e luoghi di “decantazione” dei contrasti interni: già in passato, in particolare a ridosso delle elezioni politiche del 2013, le diverse fazioni si sono affrontate sul web con toni di violento dispregio la una nei confronti dell’altra. Adesso la situazione sembra ripetersi e, a quanto pare, la situazione di Carbonia comincia ad interessare anche i livelli più alti del Movimento. La differenza, tutt’altro che di poco conto, fra le baruffe del passato e l’attuale scontro politico è che oggi il M5S ha sulle spalle la responsabilità del governo della città.

Giovanni Di Pasquale

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