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Carbonia. Prosa Cedac, per “Quartet” sul palcoscenico Paola Quattrini, Erica Blanc, Cochi Ponzoni e Giuseppe Pambieri, sabato 1° febbraio, alle ore 20.45

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“Bella figlia dell’amore/ schiavo son dei vezzi tuoi;/ con un detto sol tu puoi/ le mie pene consolar”. Con questi versi scritti da Francesco Maria Piave si entra nel cuore della III scena dell’atto III del “Rigoletto” di Verdi. Siamo ai vertici dell’arte operistica di ogni tempo: un contrasto di sentimento, dolore, amore, cinismo, crudeltà, odio, di umanità in definitiva, che solo la musica del più grande compositore del teatro musicale di tutti i tempi avrebbe potuto raccontare in tal sommo costrutto. Le quattro voci più tipiche – tenore, contralto, soprano e baritono – danno vita a un composto trascinante a livelli raramente arrivabili nella storia tutta della musica.

È il perno dell’intreccio, il quartetto “Bella figlia dell’amore” dal “Rigoletto”, di “Quartet”, terzo appuntamento del cartellone allestito dal Cedac per il Teatro Centrale, secondo per quanto concerne la parte della prosa, in programma domani, sabato 1° febbraio, alle ore 20.45. Una produzione Bis Tremila - Compagnia Molière, in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi 2018, che sarà rappresentata da quattro pilastri del teatro di prosa degli ultimi decenni: Paola Quattrini ed Erica Blanc, Cochi Ponzoni e Giuseppe Pambieri. Una parola in più sarebbe perfino irrispettosa, tanta è la strameritata fama che li precede.

Il testo è di un altro grande nome della scrittura teatrale, cinematografica e via discorrendo. Premio Oscar per migliore sceneggiatura non originale nel 2003 per il film “The pianist” di Roman Polański, Ronald Harwood, autore sudafricano di origine ebraica – il suo vero cognome è Horwitz – è uno dei più prestigiosi “screenplayer” del secondo Novecento fino ai giorni nostri. In Italia è conosciuto in particolare per una delle sue più fortunate trame, “Servo di scena”, portata sui palcoscenici nazionali da Umberto Orsini, ma anche per un “Taking sides” interpretato e diretto da Arnoldo Foà nel 2001, con il titolo “Colpevole innocenza”, ripreso nel 2010 con la regia di Manuela Kustermann e rimesso in pista tre anni più tardi con il titolo “Torre d’avorio”, con Massimo De Francovich e Luca Zingaretti, questi anche in veste di regista.

“Quartet” ha esordito con successo nel settembre del 1999 nel West End londinese ed è stato trasposto nel 2012 sul grande schermo per la regia di Dustin Hoffman. Dalle nostre parti, con il titolo, per l’appunto, “Bella figlia dell'amore”, adattato da Antonia Brancati, è stato interpretato nel 2000 da Anna Proclemer, Lauretta Masiero, Minio Bellei e Mario Maranzana.

«Tre anziani ex famosi cantanti d’opera che spesso hanno lavorato insieme – così viene presentato il lavoro – sono seduti nel giardino d’inverno di una casa di riposo. Rudy è intento a leggere note su Wagner, Cecy ad ascoltare musica con il suo portatile e Titta ad argomentare sulla procacità e sul passato alquanto “sbarazzino” della sua collega. Stanno per essere raggiunti da un nuovo arrivo: Giulia. Una grande star del passato lirico con la quale Rudy, una volta, è stato infelicemente sposato. C’è qualche possibilità che potranno mai cantare di nuovo insieme? Tre dei quattro sono pronti a ricreare il quartetto del terzo atto del Rigoletto, ma uno non lo è».

La scene dello spettacolo sono di Fabiana Di Marco, i costumi di Teresa Acone, le luci di Mirko Oteri, la regia di Patrick Rossi Gastaldi.

Giovanni Di Pasquale

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