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Carbonia. Cedac, dalla Francia arriva l’humour nero della “Cena delle belve”

Spettacolo
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Dopo l’esordio con la danza e “Il lago dei cigni”, il cartellone allestito dal Cedac per il Teatro Centrale propone il primo dei sette spettacoli di prosa, “La cena delle belve”: l’appuntamento è per domani, 23 gennaio, alle ore 20.45.

Si tratta di un lavoro scritto da nel 1960 da Vahè Katcha, al secolo Vahé-Karnik Khatchadourian, uno dei tanti armeni geniali che hanno avuto fortuna in Francia (un altro è Charles Aznavour). Più scrittore di romanzi e racconti e sceneggiatore che drammaturgo, con questo testo – “Le Repas des fauves” è il titolo originale – ha avuto fortuna anche al cinema, nella trasposizione che, sempre negli anni Sessanta ne fece il regista Christian-Jacque, in cui recitava anche Antonella Lualdi. Proprio dopo averlo visto in tivù, Julien Sibre ne ha voluto trarre un adattamento per il palcoscenico, riuscendo a proporlo agli esigentissimi pubblico e critica parigini nel 2010 e ottenendone successo al botteghino e riconoscimenti degli specialisti, come i tre Molière dell’anno successivo, come miglior spettacolo, miglior adattamento e migliore messa in scena. La versione italiana diretta da Virginia Acqua riprende l’allestimento di Sibre e si pregia di una traduzione curata da Vincenzo Cerami poco prima della sua morte e nonostante i problemi di salute, convinto alla nuova impresa dall’attore, presente nel cast, Gianluca Ramazzotti, che si è visto sulle tavole del Centrale circa tre anni fa alle prese un altra pièce transalpina, “Ieri è un altro giorno”, con, tra gli altri, Antonio Cornacchione e Milena Miconi.

«La vicenda della “Cena delle belve” – così il Cedac ne illustra i tratti – presenta la storia di sette amici che, nell’Italia del 1943 durante l’occupazione tedesca, si trovano per festeggiare il compleanno del loro ospite. Una serata diversa, per staccare un attimo dalle tragedie e paure della guerra e dalle privazioni che questa porta con sé. Quella stessa sera però vengono uccisi due ufficiali tedeschi ai piedi della loro palazzina e per rappresaglia la Gestapo decide di prendere due ostaggi per ogni appartamento. Il comandante tedesco dell’operazione riconosce però nel proprietario dell’appartamento dove si trovano i sette amici, il libraio dal quale spesso compra delle opere, e per mantenere un singolare rapporto di cortesia avverte che passerà a prendere gli ostaggi al momento del dessert, lasciando loro la scelta dei due ostaggi».

Così l’amicizia dovrà passare la cruna dell’ago dell’egoismo, dell’ipocrisia, dell’istinto di conservazione: Katchà non risparmia il crudo realismo e lo squadernamento per niente compiaciuto della natura umana in cui, però, a farla da padrone sono le dense pennellate di humour nero.

Il cast è composto oltre che da Rmazzotti, che vestirà i panni del Dottore, da Marianella Bargilli, Sofia; da Emanuele Cerman, Vincenzo; da Alessandro D’Ambrosi, Pietro; da Maurizio Donadoni, Andrea; da Carlo Lizzani, Vittorio; da Ralph Palka, Herr Komandant Kaubach; infine da Silvia Siravo, Francesca.

Giovanni Di Pasquale

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