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Iglesias. Il mondo della scuola si apre ai linguaggi cinematografici. Venerdì presentazione “Il corpo a grado zero”

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L'Istituto Baudi di Vesme di Iglesias, nell'ambito delle iniziative Erasmus, presenta il cortometraggio “Il corpo a grado zero”, un vero e proprio film ideato e realizzato dalle alunne della 5B del Liceo delle Scienze Umane con l'apporto degli alunni di altre classi, coordinate dai prof Roberto Serra e Laura Puxeddu, con la consulenza del regista pedagogista Christian Castangia. La proiezione si terrà il giorno 01 giugno alle h. 10, presso il Centro culturale di Iglesias. Selezionato per la partecipazione al concorso nazionale “Premio Gaber” tenutosi ad aprile, il corto affronta il problema del razzismo e della difficile condizione di vita dei migranti focalizzando l'attenzione sui motivi che spingono molti alla partenza e sottolineando la funzione che la scuola può svolgere nell'attivare e favorire processi efficaci di inclusione. Nel corto girato con una ottima qualità di immagini, si alternano situazioni scolastiche e immagini del viaggio che il personaggio, emblema di ogni migrante ha compiuto per giungere nella terra ospitante e in verità si tratta di un viaggio compiuto nella propria coscienza, una progressiva consapevolezza della propria condizione e delle problematiche che vi afferiscono. Tre livelli di narrazione si articolano nel film: l'esperienza personale del migrante, la voce fuoricampo che è quasi una personificazione dell'Europa che confessa ed esplora le proprie responsabilità e propone una riflessione sulle radici di ogni razzismo e infine un terzo livello che sottolinea la funzione che può svolgere la scuola in una azione educativa che promuove inclusione e boccia ogni atto di segregazione e discriminazione. Il lavoro si presenta così come un ottimo strumento didattico che, messo in rete, può essere fruito da tutti coloro che desiderano assumerlo quale strumento educativo.
Ad una domanda sulle motivazioni e le attese nel disporsi alla realizzazione dell'iniziativa, Roberto Serra, tra i coordinatori del progetto ha dichiarato che “si è trattato di una altro modo di fare scuola e di apprendere, un viaggio nella coscienza di tutti coloro che hanno lavorato alla realizzazione del corto rispetto al problema dell'altro, che non riguarda solo i neri, ma altresì, gli ebrei, gli zingari, i gay, gli anziani, i disabili, le donne, i poveri e gli esclusi in genere. Quello che emerge è che la scuola italiana, nonostante le difficoltà in cui versa, è ancora capace di liberare alti livelli di qualità e di competenze”.


rb

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