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Iglesias. Indicazioni del Vescovo ai comitati per le feste religiose

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Poiché nelle diverse parrocchie della diocesi la prassi attualmente seguita riguardo alla costituzione dei Comitati per le Feste religiose e ai rapporti tra gli stessi Comitati e i parroci non è uniforme e presenta talora qualche difficoltà, dopo aver sentito i sacerdoti delle diverse Foranie e il Consiglio Presbiterale nelle riunioni del 1° febbraio e del 3 maggio 2018, in attesa di un approfondimento organico di tutta la questione ci si attenga alle seguenti indicazioni:
La Chiesa venera la Madonna e i Santi perché il loro esempio e la loro fraterna intercessione costituiscano un sostegno per i cristiani nel cammino della vita. Tale venerazione si esprime anche attraverso l’organizzazione di momenti di festa che, sostenuti dalla religiosità popolare, coinvolgono i fedeli della Parrocchia e spesso anche i fedeli di altre comunità.
Per tale ragione le feste religiose devono esprimere anzitutto testimonianza di fede e di vita cristiana ed essere momenti forti dello spirito, occasione di preghiera e di riflessione.
È cosa buona che esse costituiscano un momento importante anche a livello di valori umani, occasione di socializzazione, di distensione, di gioia, senza scadere – ciò sarebbe in evidente contrasto col senso cristiano della festa – in fiera dello spreco, del consumismo, della banalità.
Dal momento che la festa cristiana deve essere vissuta come espressione di una comunità credente, essa non può essere frutto dell’impegno di un Comitato che si costituisca e si organizzi senza l’accordo con il Parroco, il quale ne resta il primo responsabile, anche quando le spese di organizzazione fossero sostenute – con adeguate convenzioni – da organizzazioni civili.
Il ruolo del Comitato – di cui il Parroco deve far parte, anche se non necessariamente come Presidente – consiste nell’offrire collaborazione alla comunità parrocchiale, rappresentata dal Consiglio Pastorale Parrocchiale, per la realizzazione delle manifestazioni religiose ed eventualmente anche di quelle civili.
I membri del Comitato devono distinguersi per serietà di comportamento e spirito cristiano e partecipare attivamente alla preparazione spirituale e catechetica e ai momenti liturgici della festa.
Sul piano amministrativo sia prevista un’unica cassa, in cui convergano le libere offerte dei fedeli ed eventuali contributi pubblici espressamente finalizzati alla festa.
Le persone deputate alla raccolta delle offerte devono essere autorizzate dal parroco con mandato scritto.
In particolare per le Feste patronali in cittadine in cui sono presenti più parrocchie, i parroci verifichino l’opportunità di effettuare la raccolta delle offerte solo nel territorio parrocchiale e comunque si preoccupino di evitare contrapposizioni o pesi economici eccessivi per le famiglie, soprattutto a causa della coincidenza di più feste. Resta ovviamente la possibilità di offerte libere in parrocchie diverse dalla propria.
Il Comitato si impegnerà a documentare dettagliatamente la contabilità.
Nel bilancio preventivo si tengano presenti le spese vive della parrocchia per l’organizzazione della Festa (ad es. addobbi floreali, spese per la predicazione, ecc.).
Al termine della Festa il Comitato comunicherà al Consiglio parrocchiale per gli Affari economici il bilancio consuntivo delle entrate e delle uscite.
Se dovessero esserci avanzi di cassa, il parroco e il Consiglio per gli Affari Economici concorderanno con il Comitato sulla loro utilizzazione.
Essi provvederanno inoltre a rendere noto a tutta la comunità il bilancio consuntivo.
Il Comitato si dovrà preoccupare di una adeguata copertura assicurativa e terrà conto di tutte le norme civili vigenti, sia quelle in materia fiscale, sia quelle riguardanti le manifestazioni pubbliche, religiose (processioni) e civili (momenti di festa e iniziative culturali).
Il programma dei festeggiamenti religiosi e civili deve ottenere, prima della pubblicizzazione del programma definitivo, il nulla osta da parte dell’autorità ecclesiastica, nella Curia Vescovile. All’atto del rilascio dell’autorizzazione verrà concordata l’entità dell’offerta da devolvere alla Parrocchia per le opere di carità (cfr Concilio Plenario Sardo, n. 115 § 7).
Iglesias, 4 maggio 2018
+ Giovanni Paolo Zedda

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