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Economia. Il cammino del gambero? (di Sandro Caddeo)

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Ma questo mondo sta andando avanti verso il futuro come lo desideriamo noi, o invece sta accadendo il contrario? Secondo le parole della politica italiana, stiamo uscendo da una crisi senza precedenti con un miglioramento della nostra società che, come tutti si ricordano, è entrata in una crisi profonda che non vedeva l'uscita dal tunnel. Ma mentre i cittadini continuano a lamentarsi che la loro condizione di vita non sta migliorando, C'è chi invece continua a dire che finalmente abbiamo portato fuori dalla crisi il nostro paese. Io sono da molto tempo che continuo a ricordare i numeri della nostra crisi, che sono disastrosi e che non fanno presagire per il futuro niente di buono. Quando ho letto l'articolo di Maria Rosaria Nappa e Antonio Noviello nel sito di Economia e Politica, non ho avuto nessuna smentita di quello che pensavo, anzi. Stiamo parlando della rivoluzione tecnologica con lo sviluppo dell'intelligenza artificiale dei robot che si stanno sviluppando in maniera incredibile. Io credevo che l sviluppo tecnologico fosse un elemento importante per riscattare l'uomo dal lavoro, ma se questo diventa una potenzialità di ritorno indietro dal punto di vista del dominio sulle persone, dobbiamo riflettere più attentamente. In fondo chi è nato negli anni 50, attraverso la memoria dei loro padri, ha vissuto il periodico di grande sviluppo che dalla nascita della nostra Costituzione, quei valori che vi erano scritti finalmente, grazie alle battaglie dei nostri padri e dei lavoratori che hanno lottato negli anni 60 e 70, hanno dato i risultati che molti oggi si sono dimenticati: la riforma del diritto del lavoro, con lo statuto dei lavoratori, la riforma sanitaria che sostituiva la sanità delle mutue, la riforma delle regioni che prima erano solo delle carte geografiche, la riforma del diritto di famiglia, e così via. La nostra generazione ha visto uno sviluppo forte sia in quello economico che in quello sociale. Ma dopo la crisi del 2007, che ci ha fatto precipitare da tutti i punti di vista indietro, perdendo molti dei diritti che precedentemente avevamo conquistato, che cosa è accaduto veramente. Che cosa sta accadendo realmente. E' ovvio che se la tecnologia avanza e anzi fa dei salti in avanti pazzeschi, noi esseri umani avremmo la possibilità di migliorare enormemente, di lavorare di meno di avere una vita migliore, e di vivere tutti quanti meglio. E allora perché sta accadendo il contrario? Maria Rosaria Nappa e Antonio Noviello lo spiegano con gli studi che sono stati fatti e che loro hanno ripreso. Quanta strada è stata fatta dal punto di vista tecnologico! Lo studio approfondisce il tema. Solo nella prima decade di questo secolo, ad esempio nel 2003, il progetto sul Genoma Umano è stato completato, nel 2007 il primo Iphone, nel 2010 Google annuncia la prima automobile che si guida da sola. Parallelamente a questo incremento di ricerca e di risultati nel campo dell’automazione, il divario tra la produttività sul lavoro e il salario si è notevolmente incrementato, ad esempio, se nel 1980 la produttività per ora lavorata cresceva del 2% rispetto all'anno precedente, il salario cresceva dell'1%. Ma nel duemila nei paesi a economia avanzata il divario già balzava al 4%, e nel 2010, nonostante la crisi del 2007 il divario è passato al 5% per i paesi avanzati. Da questa forbice possiamo trarre indicazioni riguardo le quote di plusvalore ottenute negli anni rispetto ai salari, tenendo presente l’investimento sempre maggiore di capitale fisso (tecnologia) nella produzione. Osservando ora il coefficiente di GINI che misura la distribuzione della ricchezza prodotta nella società, e posto a 1 il valore di GINI per una società (ideale) che distribuisce tutta la ricchezza prodotta equamente, e 100 una società che concentra tutto in pochissime mani; secondo lo studio dei ricercatori, per i paesi maggiormente industrializzati, se nel 1980 tale indice segnava 28, nel duemila era diventato quasi 33, nel 2013 quasi 34, oggi vale oltre 35; una tendenza che prevede un aumento quasi di un punto percentuale per anno. Cosa significa questo. Che la nostra società non solo sta migliorando, ma sta sempre di più peggiorando dal punto di vista della diseguaglianza. Infatti se il coefficiente di Gini aumenta sempre di più passando da 28 a 34 e ogni anno sta aumentando di 1 punto, significa che la nostra società sta sempre di più diventando diseguale. Ovvero i ricchi, che come numero stanno diminuendo, stanno diventando sempre più ricchi, mentre i poveri che stanno diventando sempre più numerosi, stanno diventando sempre più poveri. I signori innamorati del cosiddetto libero mercato hanno sempre affermato, e si affannano a farlo di continuo, che le macchine, i robot servono a migliorare la vita degli esseri umani liberandoli dal lavoro, e quindi a vivere più degnamente. Una serie di falsità sconfessate dai dati sopra citati. Una cosa sono i fatti, altre cose sono le parole. Anzi più che parole dette sulla base di studi scientifici, sono semplicemente ideologie che non sono mai state provate da nessuno. Il più grande salto in avanti, per quanto riguarda l’utilizzo dei robot, secondo gli studi effettuati avverrà entro il 2025. Su questo lo studio di Frey e di Osborne coincide con quello McKinsey. Si prevede che globalmente il numero di androidi che verranno impiantati nelle industrie si aggirerà sui 25 milioni, con una particolare permeazione soprattutto in Cina, che si pone in controtendenza rispetto al resto delle economie avanzate mostrando una serie di contraddizioni abbastanza marcate. Infatti, secondo i due ricercatori, la Cina dal 2000 ha avuto l’incremento più consistente del costo del lavoro rispetto alla produttività, e questo significa minore attrattiva per l’offshore, inoltre, elemento di non secondaria importanza, si prevede che l’invecchiamento della popolazione lavorativa ridurrà considerevolmente l’offerta di forza lavoro, passando dal 74% di popolazione in età lavorativa (i classici 15-64 anni) al 52% nel 2050, cioè una riduzione del 22%, ma che in termini percentuali è addirittura del 70,27%. Lo studio smentisce categoricamente l’illusione secondo la quale le nuove tecnologie distruggono sì vecchi posti di lavoro, ma senza alcun dubbio ne creano anche di nuovi. Stiamo quindi entrando proprio nelle contraddizioni che oggi si stanno alimentando su futuro delle nuove tecnologie. i dati che si hanno oggi a disposizione infatti affermano che dal 2000, solo negli Stati Uniti, i nuovi lavori nell'industria creati dall'introduzione di nuova tecnologia sono intorno allo 0.5% della forza lavoro impiegata! Le nuove frontiere del lavoro non creano affatto occupazione in proporzione ai capitali che generano, basta fare l’esempio lampante di WhatsApp che è partita con un capitale di 250mila dollari e con 55 lavoratori ed è arrivata a vendersi a 19 miliardi contando sempre 55 impiegati. Questo tipo di economia, secondo lo studio di Oxford, potrebbe essere responsabile della stagnazione secolare in cui siamo entrati con la crisi del 2007, per cui per la prima volta anche laddove aumenta la produzione non si registra una proporzionale ripresa dell’occupazione. Credo comunque che, al di là dei numeri, questo ragionamento si doveva già fare da prima. Infatti anche con la rivoluzione industriale è accaduto la stessa cosa. Ed infatti per frenare la diminuzione della forza lavoro, si è pensato di frenare quella diminuzione con la riduzione generalizzata delle ore di lavoro. Molti si dimentica che con la rivoluzione industriale ancora i lavoratori lavoravano anche 18 ore al giorno, e lavoravano anche le donne, e spesso lavoravano anche i bambini al di sotto dei 6 anni. Questo ci porta a riaggiornare la politica per il futuro. Lo dobbiamo fare oggi, perché domani sarà troppo tardi. Quello che accade oggi è talmente veloce che i ragionamenti che dobbiamo fare non possono attardarsi su questioni che niente hanno a che fare con il futuro. Il tempo, infatti, continua a correre e non si ferma mai, mentre noi stiamo pensando ancora al presente e quindi stiamo concretamente restando chiusi nel nostro recinto, come se questa società dovesse durare per un tempo infinito. Ma come l'uomo nasce e, dopo un battito delle ali di una farfalla, muore, anche le società fanno la stessa fine.

Sandro Caddeo

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