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Marocco. Diario di un turista quasi per caso. Ho ritrovato la povertà che ho conosciuto

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Ultima pagina del diario di un turista quasi per caso in Marocco. Una sintesi emozionante e struggente di uno spaccato di vita di un mondo non poi tanto lontano dal notro che in fondo racconta che non c'è nulla di nuovo sotto il sole.

Io ho conosciuto la povertà. Non quella di cui hai sentito parlare o che hai visto distrattamente perché riguardava gli altri. Io ho ‘vissuto’ la povertà. Quella del bagno domenicale nella bacinella, quella della prima comunione con i pantaloni corti, quella dei quaderni del patronato scolastico e della refezione con il formaggio giallo e l’odore di minestrone. Nella settimana che ho trascorso in Marocco ho rivisto immagini che pensavo esistessero soltanto nei miei ricordi.bontà tunisineA Casablanca e a Rabat viene mostrato ai turisti un Marocco ricco e scintillante, ma quando si percorrono i 530 km da Fes a Marrakech, nei villaggi berberi si vede il Marocco vero in cui ritrovo i ricordi della mia povertà vissuta. Durante quel percorso ho visto contadini arare col cavallo, donne attingere l’acqua dal pozzo col secchio e asini che trasportavano pesi più grandi di loro. Ho visto bambini in età scolare lavorare nei campi e vendere borsellini a dieci dirham nel souk. Su 10 bambini solo 6 terminano la scuola elementare. Il 49% dei giovani marocchini compresi tra i 15 e i 24 anni sono “neet”,non studiano e non lavorano, e in Marocco i giovani costituiscono quasi un terzo della popolazione. Il Marocco è comunque un paese in crescita e, a differenza di altri Paesi del Maghreb, attira investimenti esteri, specie nel settore dell'auto, dell'aeronautica e dell'elettronica. Il paese cresce anche sul piano dei diritti. La riforma della Costituzione del 2011 ha abolito la poligamia e i matrimoni di chi ha meno di 18 anni. L’attuale governo marocchino è una coalizione curiosa che vede riuniti islamici e comunisti. Al partito degli ulema mancavano pochi seggi per raggiungere la maggioranza e hanno proposto quattro ministeri, su trentuno, ai comunisti che hanno accettato.

Angelo MaxiaAngelo Mascia

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