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Cagliari. “Elementus praticus de gramatica de sa lingua campidanesa e su problema de is fueddadas sardas” (in pubblicazione)

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Il contributo di Cristiano Erriu al dibattito in occasione della celebrazione della Giornata internazionale della Lingua Madre per la promozione della diversità linguistica e culturale e per il multilinguismo in mrito alla prersentazione del volume “Elementus praticus de gramatica de sa lingua campidanesa e su problema de is fueddadas sardas” (in corso di pubblicazione).
Sono tanti i motivi per i quali occorre assegnare tributi di riconoscenza al Prof. Giulio Solinas. Glielo devono soprattutto quanti hanno a cuore le sorti della lingua sarda campidanese, un vero e proprio monumento immateriale di tradizione e DI cultura sovente trascurato e a rischio concreto di scomparsa.

La variante sardo-campidanese della lingua sarda, oltre a essere la più diffusa nell’Isola, è quella che più di ogni altra ha subìto nel corso del tempo contaminazioni di vario genere che rischiano seriamente di minarne la stessa struttura lessicale. Segnali perniciosi di un tale processo si avvertono nell’evoluzione di neologismi e fonemi chiamati a sardizzare parole italiane ma è facile riscontrarli anche nelle regole grammaticali e di sintassi.

In questo contesto, il lavoro di Giulio Solinas arricchisce di importanti contributi l’analisi di questo nostro patrimonio di cultura orale che, con l’incedere inesorabile del tempo, rischia vieppiù di volatilizzarsi e di condannare all’oblio una parte di questo straordinario patrimonio.

La lettura di questo libro aiuta a comprendere come vi sia un collegamento molto stretto tra l’impoverimento dell’uso della lingua e un progressivo processo di erosione che col tempo può portare persino alla perdita di una parte importante della nostra identità culturale.
Ciò che secondo me lo rende un vero e proprio atto d’amore nei confronti della Sardegna, è il costante richiamo alla lingua campidanese come lingua madre. La consapevolezza cioè che la sua presenza, esplicita e riconosciuta, contiene il codice originario della nostra identità, come uno stigma. Prenderci cura della nostra lingua significa, dunque, prenderci cura di ciò che di più intimo e personale possediamo. Promuoverne la consapevolezza, come egli ci invita a fare, significa educare alla responsabilità della sua trasmissione nel tempo, ma soprattutto a comportamenti e scelte appropriate e conseguenti per la sua salvaguardia e per la sua valorizzazione .
Sorge qui la necessità di un cambiamento culturale profondo a partire dalle generazioni più giovani, passando attraverso la scuola e le altre istituzioni culturali. Ed emerge un quadro composito di possibili azioni da compiere per affrontare l’urgenza di tutelare questo nostro patrimonio immateriale con una adeguata lettura della storia, un’accurata progettazione del futuro, nuovi profili di responsabilità per gli operatori della politica, dell’istruzione e della cultura.
Si aprono moltissime sfide culturali, e c’è spazio per un grande lavoro di sensibilizzazione che aiuti a capire cosa significherebbe la scomparsa di questa nostra lingua in un contesto di impetuosi processi di cambiamento, di assimilazione culturale, di urbanizzazione, di globalizzazione.
Sta qui l’importanza di un approccio pratico e applicativo come quello che ci viene proposto: la cultura linguistica ha più difficoltà a tramandare il suo patrimonio per via orale se non usa sistemi di scrittura per la trasmissione della conoscenza, a partire dall’adozione di strumenti ortografici, grammaticali e sintattici.
Sono personalmente grato a Giulio Solinas per avermi concesso l’onore di scrivere poche parole di presentazione di questo suo lavoro che compendia anni di raccolta e di studio appassionato.
Gli sono soprattutto grato per la sua battaglia, che condivido e sostengo, a tutela della nostra lingua madre e per la messa in guardia di fronte ai pericoli che si nascondono dietro un progetto culturale innovativo ma insidioso, come quello della Limba Sarda Comuna, che ha senso solo nella misura in cui aiuti a salvaguardare davvero la lingua sarda, quella conosciuta e parlata in tutte le sue varianti le quali rappresentano una ricchezza che tutti siamo chiamati a custodire e preservare.
Cristiano Erriu

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