Sui risultati della conferenza dei servizi che con la chiusura dell'iter autorizzativo che dovrebbe consentire o no il riavvio dello stabilimento Eurallumina si assiste in questi ultimi giorni ad una marea di comunicati con ipotesi, distinguo, opposizioni e plausi di quanto fatto e su ciò che potrebbe succedere in questo territorio martoriato, affamato e povero che ha solo bisogno non di speranze ma di certezze per creare possibilità vere di un futuro migliore. Da un lato i lavoratori che spendono le ultime speranze affinchè non vada perduto quanto seminato in questi anni di lotta, di disperazione e speranza. Dall'altra, a tratti con freddi ragionamenti, coloro che disegnano orizzonti di non ritorno sul piano ambientale e sanitario. In mezzo i sindacati che cercano di far quadrare un cerchio impossibile da realizzare tra lavoro, sicurezza, ambiente e futuro.
Le posizioni in campo
I segretari territoriali sindacali Cgil scrivono sul caso Eurallumina
Gli esiti della Conferenza dei Servizi relativi alla procedura VIA per la ripresa produttiva dell’Eurallumina sono chiari a tutti: 23 pareri positivi; 1 (last minute) contrario sul “paesaggio”, ritenuto non ostativo e vincolante. Unico NO rimasto e sul quale trovano appiglio alcune delle strumentalizzazioni di natura pseudo ambientalista e politico populista in atto in questi giorni.
23 pareri positivi frutto di 930 giorni di analisi, di verifica e di rispondenza alle normative sempre più restrittive di cui, i noti personaggi, come al solito, dimostrano di non tenere in alcun conto, cosi come degli 8 anni di mobilitazione delle Tute Verdi per la riconquista del Lavoro e della Dignità per loro e per il Territorio. Non ci sfugge e invece ci preoccupa il livello di decadimento comunicativo di alcuni rappresentanti delle istituzioni che, probabilmente vedendo la possibilità di una insperata e gratuita visibilità, si spingono ad affermazioni prive di qualsiasi fondamento scientifico, piuttosto che normativo, fino a sconfinare nel catastrofismo da codice penale nazionale (“omicidi”) ed internazionale (“genocidi”).
Per questo apprezziamo e sosteniamo la fermezza, la coerenza, la responsabilità ed il realismo dell’Assessore degli EE.LL Cristiano Erriu e della Giunta Regionale, con la quale si afferma la correttezza delle procedure, del Lavoro degli Enti preposti alla valutazione dei progetti rispetto alle normative, prima ancora che delle scelte dei diversi livelli Istituzionali. Così come ne condividiamo l’analisi sull’accanimento ideologico e pregiudiziale verso l’Industria e verso il Sulcis Iglesiente. Territorio che ha 128 mila abitanti dei quali 37.860 disoccupati iscritti ai CSL; con la disoccupazione al 40% e quella giovanile e femminile al 77%. Territorio di cui si riempiono la bocca alcuni “professionisti” della politica e non solo, senza conoscere e spesso confondendo le realtà di cui sparlano a sensazione. Per quanto ci riguarda ribadiamo che il territorio sta lottando unitariamente per l’uscita dalla recessione, per la ripresa economica e sociale che passa dalla salvaguardia di ogni posto di lavoro, dalla ripresa delle attività produttive, dall’infrastrutturazione e dallo sviluppo equilibrato, sostenibile e compatibile di tutti i settori e delle loro rilevanti potenzialità. Il tutto rivendicando l’accelerazione dei tempi delle scelte e delle autorizzazioni nell’industria come nel turismo, nell’agricoltura, nell’artigianato, ecc. ecc., nelle bonifiche come nei Servizi, che stanno in capo alle precise responsabilità politiche e Istituzionali, le quali poi non possono che essere subordinate alla sostenibilità ambientale e sociale e al pieno rispetto delle Leggi. Infine, quando si arriva alla conclusione di tutte le dovute procedure, di quel Lavoro se ne tenga semplicemente e rispettosamente conto. I segretari Generali Roberto Puddu - Francesco Garau
RSU EURALLUMINA . Legittime aspettative occupative dei ragazzi locali e dell’ intero territorio per la FAME da lavoro
La prospettiva di ripresa produttiva di Eurallumina , riaccende la speranza tra i giovani locali per una occupazione , senza dover abbandonare il proprio territorio , e gli affetti per intraprendere la strada dell ‘ emigrazione . Come gia ‘ accaduto nei precedenti sviluppi della lunga vertenza , ad ogni segnale positivo , gli uffici del personale vengono subissati da curriculum vitae e candidature , inviati da Ingegneri , tecnici , e varie professionalita ‘ operative . Il piano industriale che prevede una occupazione diretta di 357 unita ‘ fa intravedere spazi di inserimento ( l’ attuale organico è di 280 unita ‘ , destinato a decrescere per ulteriori pensionamenti ) di circa 100 nuovi assunti , mentre per le opere di cantiere ( revamping completo degli impianti , opere per la produzione di energia , gestione e sicurezza sito di stoccaggio ) sono previste per alcuni anni circa 200 addetti degli appalti , la meta ‘ dei quali verrebbe stabilizzata nelle manutenzioni ordinarie , a cui verrebbero aggiunti gli operatori dei servizi , mensa , trasporti , fornitori .
Giornalmente circa 100 lavoratori ( tecnici , amministrativi , manutentori ) , sono impegnati nelle opere di mantenimento degli impianti , tra loro una media di 20/30 delle ditte d ‘ appalto , mentre per l’ impianto per il trattamento delle acque reflue industriali , il TARI ( garanzia per la falda, insieme alla barriera idraulica gia ‘ operativa presso il sito di stoccaggio dei residui delle lavorazioni) ,sono 24 gli operatori impegnati per tutte le 24 ore , a cui si sommano i 12 tecnici analisti di laboratorio . Nel ciclo operativo il personale viene richiamato ciclicamente in turni periodici di rotazione all’ interno dello stabilimento .
Le opere propedeutiche all’ apertura dei cantieri ( olte 200 milioni di investimenti ) sono in parte realizzate , e/o in fase avanzata , tra questi un importante investimento la ristrutturazione dei locali della Mensa aziendale , che potra ‘ essere avviata quanto prima , dopo l’ espletamento di un apposito bando di gestione , e che attende solo di poter erogare i pasti ai lavoratori .
Ma occorre andare cauti , come la RSU ha sempre affermato sino a compimento del completo ciclo autorizzativo , e all’ avvio delle opere che porteranno all’ avvio della produzione entro Gennaio 2019 , non si puo’ chiudere la vertenza , e diffondere illusioni . Sempre nuovi ostacoli si frappongono tra questo obiettivo , e andranno affrontati e superati con sempre piu’ determinazione . Sulle legittime aspettative occupative dei ragazzi locali e dell’ intero territorio ,per la FAME da lavoro , il managemant locale , su espressa richiesta della RSU , ha replicato “ che sino alla conclusione dell’ iter autorizzativo e all’ autorizzazione ad avviare gli investimenti dalla RUSAL , non verra ‘ avviata nessuna selezione , o tirocini di nessun tipo , ma che l’ auspicio è di poterlo fare il prima possibile “ .
ambientalisti,torna carbone. Su riavvio stabilimento scontro istituzionale Regione-Mibact
"Chi spinge per il riavvio dello stabilimento dell'Eurallumina, e in generale di tutta l'industria altamente inquinante, vuole in realtà un ritorno all'era del carbone". E' la posizione forte espressa dal mondo ambientalista sardo all'indomani del via libera della Conferenza di servizi al progetto da 200 milioni di euro per far ripartire la filiera dell'alluminio nel Sulcis. L'ennesima protesta arriva dopo le minacce di morte subite da Angelo Cremone, storico e battagliero ecologista attivo nel territorio.
Un nulla osta, quello della Conferenza, che per la Regione chiude la partita definitivamente. Ma sul tema è scontro istituzionale perché il Mibatc ritiene determinante la sua opposizione al progetto legata a questioni paesaggistiche, al contrario di Viale Trento che ha giudicato il parere negativo non vincolante.
"Ci sono dati reali, indagini fatte sulle disfunzioni tiroidee in un centinaio di bambini da cui è emerso che in 40 erano presenti patologie collegate all'inquinamento", denuncia Claudia Zuncheddu incontrando i giornalisti con tutti gli ambientalisti dalla Confederazione sindacale sarda (Css).
L'esponente di Sardegna Pulita ricorda anche la circolare di un Comune del Sulcis "con cui si invitava la popolazione a non somministrare ai minori di 7 anni i prodotti autoctoni". Insomma, attacca Zuncheddu, "chi vuole il riavvio vuole uno sterminio".
"Vogliamo poter dire liberamente che non ci piace la centrale a carbone", ribadisce Cremone che sulle minacce a lui indirizzate chiarisce: "non posso andare in ristorante ed essere aggredito, o passare vicino ai manifestanti di Eurallumina e rischiare che mi mettano le mani addosso. Chi ha preso un manichino con la mia faccia, l'ha impiccato e fatto a pezzi davanti alla sede della Provincia, sta portando i lavoratori sulla strada sbagliata".
Questa, sottolinea il segretario di Css, Giacomo Meloni, "è la madre di tutte le battaglie, uno snodo, perché se passa la riapertura di Eurallumina, allora si dà il via libera a fare della Sardegna un territorio in cui scaricare tutte le fonti d'inquinamento, scorie radioattive e altri rifiuti tossici compresi".
OPERAI, ACCANIMENTO INGIUSTIFICATO CONTRO RIAVVIO - La Rsu di Eurallumina resta "perplessa per l'accanimento che si riscontra nei confronti del progetto di ripresa produttiva" dello stabilimento del Sulcis. "Noi ci batteremo sino alla fine - promettono gli operai - con la solita determinazione e civiltà, per raggiungere l'obiettivo: riaprire la fabbrica e tornare al lavoro".
Le tute verdi non ci stanno a passare per quelli che barattano la salute con il lavoro e di fronte agli ultimi attacchi degli ambientalisti parlano di una strategia unica tesa a dire No all'industria. "Un no che si giustifica con la preoccupazione, giusta e condivisa da tutti, lavoratori del settore compresi, dell'impatto sanitario e ambientale dovuto agli insediamenti industriali - osservano gli operai - Nel caso specifico di Eurallumina, questi argomenti però sono stati sviscerati e analizzati in 930 giorni di istruttoria tecnica, due presentazioni pubbliche, due conferenze di servizi più un supplemento, con osservazioni e richieste di integrazioni poi chiarite con altri 23 enti diversi".
"Alla base di tutto è ormai chiaro - sottolineano i lavoratori - che non c'è la tutela della salute o dell'ambiente, ma una visione del mondo ipocrita che critica e contrasta in ogni modo le produzioni industriali, ma che ne condivide e consuma i prodotti. Magari vengono fatti produrre in altri Stati, di solito quelli sottosviluppati, dove non esistono regole di tutela ambientale e sanitaria, dove le autorizzazioni te le dà il regime totalitario del momento, dove i lavoratori vengono utilizzati come schiavi".( Fonte ANSA )