In tutto il mondo otto uomini miliardari, da soli, possiedono la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione. In cifre questo equivale a dire che sull’intero pianeta, se mettessimo insieme i capitali di questi otto paperoni, raggiungeremmo esattamente la stessa ricchezza posseduta, nello stesso identico momento, da 3,6 miliardi di persone, per un ammontare di 426 miliardi di dollari. Ad annunciarlo è il nuovo Rapporto Oxfam “Un’economia per il 99%”, che analizza il preoccupante e sempre più ampio divario tra ricchi e poveri, il cui titolo è stato ispirato dalle parole del presidente Obama, che in occasione del suo ultimo discorso di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato: “Un mondo in cui l’1% dell’umanità controlla la stessa ricchezza del restante 99% non sarà mai stabile”.
Dal 2015 più della metà della ricchezza globale è concentrata nelle mani dell’1% più ricco dell’umanità. I dati dicono chiaramente che multinazionali e miliardari alimentano la disuguaglianza, molto spesso facendo anche ricorso a pratiche di elusione fiscale, usando il loro potere per influenzare la politica e massimizzando i profitti a discapito delle retribuzioni salariali. A rendere il quadro ancora più drammatico è rendersi conto che la metà più povera del pianeta è ancora più povera rispetto a quanto calcolato in passato mentre i ricchi sono sempre più ricchi: tra il 1988 e il 2011 il reddito medio del 10% più povero è aumentato soltanto di 65 dollari, mentre quello dell’1% più ricco è aumentato di 11.800 dollari. “Oggi un amministratore delegato delle 100 società più capitalizzate dell’indice azionario Ftse guadagna in un anno tanto quanto 10 mila lavoratori delle fabbriche di abbigliamento in Bangladesh” spiega il rapporto Oxfam. Da una parte una persona su dieci sopravvive con meno di 2 dollari al giorno, dall’altra i nuovi miliardari si arricchiscono a un ritmo così veloce che nei prossimi venticinque anni vedremo incoronato il primo “trillionaire”, un individuo che possiederà più di mille miliardi di dollari. In questo scenario a pagarne le conseguenze sono in buona parte anche le donne che riescono a trovare lavoro prevalentemente in settori a basso salario e si fanno contemporaneamente carico, senza retribuzione, della gran parte del lavoro domestico. In Vietnam, Oxfam ha raccolto testimonianze di donne impiegate in fabbriche di abbigliamento che lavorano sino a 12 ore al giorno per sei giorni alla settimana con una paga di 1 dollaro l’ora, il tutto nel nome di un modello economico che punta tutto alla massimizzazione del profitto e niente, o quasi, al benessere delle persone.
Un’altra triste conseguenza del divario è poi l’elusione fiscale: il rapporto rivela che i super ricchi fanno abitualmente ricorso ad una collaudata rete di paradisi fiscali pur di evitare di pagare la quota di tasse corrispondente al patrimonio posseduto. Oxfam, che da anni si batte per vincere la povertà e l’ingiustizia sociale, è convinta che sconfiggere la disuguaglianza è possibile e propone un “modello di economia umana”, fondata su principi e politiche che salvaguardano il bene comune dell’intera società. Per questo serve un’economia che si adoperi per far pagare a tutti le giuste tasse; un sistema che si attivi per garantire ai lavoratori un salario dignitoso e ai cittadini servizi pubblici di qualità in ambito educativo e sanitario; un modello che crei sviluppo economico ma rispetti allo stesso tempo il nostro pianeta e che soprattutto dia ascolto e tuteli gli interessi di tutti, non solo di alcune classi privilegiate.
Annalisa Atzei ( Sulcis Iglesiente Oggi)