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SPECIALE FESTA SANT'ANTIOCO MARTIRE: IL Glorioso S. Antioco Martire Patrono della Sardegna di Roberto Lai Seconda parte

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Sabato primo agosto riaprirà ufficialmente al culto la basilica di Sant'Antioco martire. Ad officiare la consacrazione del nuovo altare sarà il vescovo di Iglesias Monsignor Giovanni Paolo Zedda al cospetto delle autorità, associazioni e devoti con una presenza in Basilica ristretta per via del contingentamento dovuoto alle disposizioni emanate per la pandemia del covid 19. In occasione di questo evento che i cittadini attendono ormai da tempo, tentazionidellapenna.com vuole offrire ai lettori a cura di Roberto Lai uno speciale in due puntate la storia del culto di Sant'Antioco Martire.

santantioco x webSant'Antioco è definito “compatrono” nella ristampa di un’operetta dedicata alla sua passione e intitolata Vida de Sant Anthiogo metge y martir. L’ originale fu redatto in Sardegna nel XV secolo, l’opera venne poi ristampata a Cagliari. In una successiva ristampa, curata nel 1890 dal Cav. Edoardo Toda a Barcellona, si fa riferimento a lui come “compatrono”, questo diversi anni prima del 1907, quando papa Pio X decretò patrona la Nostra Signora di Bonaria.
Il culto del Santo, dunque, non ebbe inizio in seguito al ritrovamento dei suoi resti, il 18 marzo 1615, avvenuto nella cripta della chiesa a lui dedicata, in un’atmosfera di frenetica ricerca di sante reliquie che infervorò tutto il XVII secolo. Certamente, però, la già grande devozione al Santo crebbe notevolmente negli ultimi decenni che precedettero questo importante avvenimento, che innegabilmente avrà conferito un ulteriore impulso al culto in suo onore. Prova ne siano oltre quelle già citate, anche i numerosi indulti pontifici e le tante feste religiose che gli venivano celebrate, ancor prima della inventio, nella chiesa di Sant’Antioco, dove i fedeli accorrevano da tutta l’Isola, spinti dalla riconoscenza per una grazia ricevuta o dalla fede nel chiederla, mostrando di avere già consapevolezza, dettata forse dalla tradizione, che le spoglie del loro amatissimo Santo si trovassero in quel luogo. Fu proprio questa dilagante “fama di santo sardo dei miracoli” che spinse le autorità religiose a redigere, nel XVI secolo, un importante documento, noto come Process de Miracles, in cui si trovano descritti minuziosamente i fatti prodigiosi, suffragati da testimonianze dell’epoca, attribuiti al forte potere di intercessione del Santo. Si tratta di un codice redatto in catalano, non privo di elementi lessicali sardi e castigliani, conservato nell’archivio vescovile di Iglesias. Il manoscritto, autenticato dal notaio Bartolomeo Serra, consta di 35 fogli, raccolti in un volume con copertina pergamenacea. Si tratta di una vera e propria informazione giuridica atta a far luce e dar conto dei miracoli attribuiti al Santo, sulla base delle testimonianze vagliate dal tribunale ecclesiastico appositamente istituito a Iglesias, per mandato dell’arcivescovo di Cagliari e vescovo di Iglesias monsignor Francesco del Vall, il quale, nell’anno 1593, aveva assistito personalmente ai festeggiamenti in onore del Santo, rimanendo oltremodo colpito dalla devota e straripante partecipazione delle gente riversatasi nell’ “Isla del Sol”, da ogni parte della Sardegna. In questo processo dei miracoli, la cui data d’inizio risulta essere il 15 maggio 1593, furono raccolte innumerevoli testimonianze di persone di varia astrazione sociale e culturale, che attestarono sotto giuramento di aver assistito, o aver udito da testimoni diretti, fatti prodigiosi anche lontani nel tempo, risalenti persino alla seconda metà del Cinquecento. Nella parte iniziale, troviamo la lettera postulatoria indirizzata a monsignor Francesco del Vall, per ottenere da questi l’approvazione degli articoli sui quali dovranno essere sentiti i vari testimoni, la cui lista si trova acclusa. Tale lettera risulta anche esplicativa del motivo per cui il processo è ritenuto necessario: in primis, la grandissima devozione al Santo e la straordinaria partecipazione dei devoti di tutta la Sardegna ai sacramenti in occasione delle festività a lui dedicate, in particolare in quella del lunedì che cadeva quindici giorni dopo la Santa Pasqua; e, naturalmente, il grande beneficio spirituale che poteva derivarne alla Religione stessa, grazie a un’informazione giuridica sostenuta dall’autorità ecclesiastica allo scopo di ricordare le molte cose meravigliose che Dio, nella sua infinita misericordia, aveva concesso con l’intercessione di S. Antioco. L’approvazione da parte dell’arcivescovo è documentata in data 15 maggio 1593. Alla lettera, fanno seguito 24 articoli, di cui gli ultimi tre descrivono minuziosamente come si svolgeva la festa del Santo nell’isola sulcitana. La maggior parte degli eventi soprannaturali descritti negli articoli, per quanto si evince dalle testimonianze, si manifesta come liberazione da un imminente pericolo per la vita o la fede del devoto. Accade spesso, ad esempio, che chi sta per essere disarcionato da cavallo invochi il Santo con fervida fede e rimanga miracolosamente incolume, nonostante la rovinosa caduta; in alcuni casi , l’intercessione del Santo porta prodigiose guarigioni, in altri, invece, il miracolo avviene nel ritrovamento di cose di cui sia ha, in quel momento, estremo e urgente bisogno; a volte, S. Antioco si manifesta personalmente, nelle vesti di un viandante, per poi sparire d’improvviso; interviene anche per punire, se pur in maniera blanda, quanti mostrino nei suoi confronti poca devozione; usa la mano pesante, invece, contro gli infedeli che hanno profanato la sua chiesa, che si trovano a perire subito dopo aver compiuto senza ritegno il loro gesto irriverente. Alla fine del XVI secolo, il culto di S. Antioco, oramai diffuso in maniera capillare su tutta l’isola, attirò anche l’attenzione di papa Gregorio XIII, che fu autore in proposito di due bollae. Di una, e precisamente quella datata 27 febbraio 1584, abbiamo notizia dal Process, dove se ne parla nella lettera postulatoria e nella parte finale. Questa bolla stabiliva l’indulgenza plenaria per i fedeli che si recavano, in occasione della festa che cadeva quindici giorni dopo Pasqua e, a quanto sembra, anche in altre due altre occasioni durante l’anno, presso il sepolcro del Santo, ovviamente rispettando certe condizioni prestabilite. La concessione dell’indulgenza scadeva nel 1593 e non risulta che sia mai stata rinnovata, ma testimonia quanto grande e importante fosse il culto del Santo agli occhi della Chiesa. Di un’altra bolla, sempre di papa Gregorio XIII, ma posteriore alla precedente (risulta, infatti, datata 1° maggio 1584) ci parla padre F. Pili, che ne pubblicò il contenuto per la prima volta in S. Antioco e il suo Culto, dove racconta: “Ne siamo venuti a conoscenza casualmente, tramite un conoscente di Iglesias che qualche anno addietro ci fornì la foto di due brani di pergamena da lui visti nella bottega di un artigiano e destinati a d essere incorniciati sì da formare due quadri distinti”3. Egli continua asserendo che, nonostante le gravi lacune delle due pergamena, fosse palese che i due brani appartenessero a un’unica pergamena recante, appunto, una bolla di papa Gregorio XIII inerente al culto di S. Antioco a Iglesias, dato che risultavano ben leggibili sia la data che il nome del Pontefice. Grazie a questi due importanti dati, fu possibile ritrovare copia della minuta della bolla presso l’archivio Segreto Vaticano e scoprire, così, che riguardava la concessione pontificia “dell’altare privilegiato perpetuo alla cappella di S. Antioco della cattedrale di Iglesias”, per cui era concessa l’indulgenza plenaria ai defunti in suffragio dei quali vi veniva celebrata la santa messa. Anche questo grande privilegio annesso all’altare della cappella del Santo è una prova inconfutabile di quale stima e considerazione godesse S. Antioco non solo presso i suoi fedeli, ma anche per la massima autorità ecclesiastica, il Pontefice. Il 18 marzo 2015 ricorre il 400° anniversario della inventio delle sacre reliquie del nostro amato protomartire. Fu un evento storico che cambiò e rafforzò, in tutta la Sardegna, la venerazione in onore del Santo dei Santi, sardo di adozione, migrante dal mare africano, che allargò il concetto di integrazione, di accoglienza e di evangelizzazione. Ci stiamo preparando a festeggiare questa importante ricorrenza con una serie di manifestazioni e iniziative di tipo religioso e civile messe in cantiere in sinergia con le autorità religiose, amministrative, civili e di volontariato. In questi 400 anni, abbiamo assistito a uno spaccato in cui Antioco ci ha sempre parlato, spesso siamo stati sordi, abbiamo voluto sentire solo ciò che ci faceva comodo. In quest’ultimo periodo, Antioco ha alzato la voce non certo per sua gloria, ma per indicarci quanto il suo messaggio sia ancora vivo e forte, e come il messaggio cristiano-evangelico non possa essere dimenticato a favore di frivole materialità. Antioco, il santo venuto dal mare, il santo di colore, tende le mani verso il suo popolo, ispirando, con la sua generosità, la capacità di accoglienza e superamento di qualsiasi barriera razziale. I vari Antioco venuti dal mare hanno subito, e continuano a subire, migliaia e migliaia di martiri, morendo a bordo di quelle imbarcazioni fatiscenti sulle quali salpano in cerca della libertà, andando incontro, invece, alla morte. In questo spaccato tra passato, presente e futuro, intendo vedere, e continuare a diffondere, la storicità di Antioco e il suo vissuto di uomo e di Santo venuto dal mare.

Roberto Lai
1 F. PILI, Vita invenzione e miracoli del glorioso martire Sant’Antioco detto volgarmente sulcitano descritta da Padre Tommaso Napoli D.S.P. dedicata all’illustrissimo Signor Conte di S. Antioco Don Giovanni Porcile, Reale Stamperia di Cagliari 1784.
2 M.G. AMADASI GUZZO, “Sull’iscrizione da Barega” in S. Antioco da primo evangelizzatore di Sulci a glorioso ‘Protomartitre della Sardegna’, a cura di Lai-Massa, Cagliari 2011, p.55.
3 F: PILI, S. Antioco e il suo Culto, Edizioni Santuario S. Antioco, Cagliari, p.32.
Fonti:
R. Lai , M. Massa, S. Antioco. Da primo evangelizzatore di Sulci a glorioso protomartire Patrono della Sardegna, Monastir (CA) 2011.
R.Lai, Annali di storia e archeologia sulcitana nr.4 (2014), il Glorioso S.Antioco martire patrono della Sardegna da p.29.

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