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SPECIALE FESTA SANT'ANTIOCO MARTIRE: IL Glorioso S. Antioco Martire Patrono della Sardegna di Roberto Lai prima parte

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Sabato primo agosto riaprirà ufficialmente al culto la basilica di Sant'Antioco martire. In occasione di questo evento che i cittadini attendono ormai da tempo, tentazionidellapenna.com vuole offrire ai lettori a cura di Roberto Lai uno speciale in due puntate la storia del culto di Sant'Antioco Martire.

PRIMA PARTE

Oggi possiamo affermare con assoluta certezza, grazie a studi approfonditi e a una insistente e fruttuosa ricerca che ha portato alla luce numerose testimonianze documentali e materiali, che, fin da tempi remoti, in tutta la Sardegna è presente una forte devozione a S. Antioco, considerato “protettore della Sardegna”. Già nel 1784, Padre Tommaso Napoli scriveva: “Tanta è la divozione di questi popoli verso il glorioso martire S. Antioco, che non vi è città, né villaggio in questo regno, in cui non vi sia o chiesa, o altare, o statua, o immagine innalzata a onor di questo Santo, o a lui consegrata…”1. E, ancora, più avanti, asserisce: “..essendo il solo S. Antioco riconosciuto generalmente come il protomartire della Sardegna e venerato da tutto il regno qual universal suo protettore”. 10 carmona webPersino l’arcivescovo di Cagliari Francesco de Esquivel (1550-1624), nella sua Relacion de la invencion del inclito Martyr, y Apostol de Sardeña, San Antiago, en su propria Yglesia de Sulchis, fa chiaro riferimento alla “protection que tiene esto Glorioso santo, deste Reyno de Sardeña”. In questo prezioso manoscritto è possibile constatare anche come fosse radicata la venerazione per il Santo già prima della inventio delle sue reliquie, avvenuta il 18 marzo del 1615 nel tempio a lui dedicato. Si deve, tuttavia, a Padre Pili la raccolta accurata e complessiva di tutte le testimonianze su S. Antioco, che troviamo nel suo libro Le meraviglie di S. Antioco martire sulcitano (Cagliari 1984). Altra importante testimonianza viene dalla lucerna iscritta, pubblicata sempre da P. Pili nel 1990, che fu rinvenuta in località Is Pirixeddu, non distante dalla necropoli di Sulcis. L’oggetto frammentario presenta anch’esso due iscrizioni di cui una è incisa prima della cottura, la seconda, invece, sembrerebbe essere stata graffita dopo. In base alla forma dei segni, dato che la sua frammentarietà non permette di dedurne la tipologia, la lucerna è stata datata tra il I secolo a.C. e iI I d. C. L’iscrizione doppia riporta il nome greco Antiochos, attestato qui in punico per la prima volta in Sardegna2. Appare alquanto suggestivo trovare questo nome su un oggetto rinvenuto non lontano dai luoghi dove si suppone sia vissuto e morto S. Antioco, tenendo conto anche del fatto che i medici nelle zone di cultura originariamente fenicio-punica erano spesso di cultura greca. L’Antioco cui fa riferimento la piccola lucerna, dunque, aveva un nome greco punicizzato proprio come S. Antioco, che era un medico proveniente da una zona di cultura punica, dove si parlavano certamente, accanto alla lingua originaria che continuava a sopravvivere in certi ambienti, anche il latino e il greco. Su questo reperto, si rimanda alla lettura dell’ipotesi sostenuta dallo scrivente in questi stessi Annali nel saggio “Antioco. Ipotesi di un santo d’oriente con origini sulcitane”. Il suo nome è sempre accompagnato da nobili appellativi, come se riferirsi a lui chiamandolo solo per nome fosse segno di irriverenza - nella Passio sancti Antiochi martyris (XI-XII secolo), viene infatti definito “glorioso protomartire di Sardegna”-ma voglio andare avanti nell’elencare le prove a favore di questa tesi. Numerosi altri documenti, scritti nelle varie lingue utilizzate in Sardegna nel corso del tempo (latino, italiano, castigliano e sardo logudorese), dimostrano che fu considerato “protettore e patrono” dell’intera isola sarda, e non solamente dell’antica isola di Sulci a lui intitolata, a partire dal XII secolo. Gli scritti più significativi, per il riconoscimento della dignità di patrono di Sardegna a S. Antioco, sono le Relationes delle visite ad limina del 1648 e del 1654 (Figg. 1-2). Il loro valore è garantito dal loro carattere ufficiale, poiché la loro redazione era di competenza del vescovo, quindi di un’autorità religiosa locale e, cosa più importante, erano destinate al pontefice. Nelle relazioni il vescovo doveva, in maniera scrupolosa, dimostrare di conoscere la propria diocesi fornendo una serie di informazioni su di essa e indicando i problemi pastorali del proprio territorio e le necessità dei fedeli a lui affidati. L’arcivescovo di Cagliari Don Bernardo della Cabra, in occasione delle due visite ad limina, svolte appunto intorno alla metà del Seicento, definì chiaramente S. Antioco come “patrono della Sardegna”. Qualche anno prima, nel 1631, uno scrittore cagliaritano, Giovanni Francesco Carmona, nel suo testo intitolato Alabanças de los Santos de Sardeña, definì il Santo come “patrono della Sardegna”. Ciò sta a dimostrare che all’epoca non vi fossero dubbi in merito e che questa fosse un’opinione largamente condivisa e assunta come vera. Più tardi, intorno alla seconda metà del XVII secolo, anche Padre Aleo, di origine cagliaritana e autore di due importanti opere in cui descrive i fatti religiosi e gli eventi prodigiosi avvenuti nella sua terra, chiama S. Antioco “martire e patrono di Sardegna”, attribuendogli persino vari miracoli. Un altro famoso padre predicatore, Salvatore Vidal, nato a Maracalagonis nella diocesi di Cagliari nel 1581, nella sua opera Vida, Martyrio y Milagros de San Antiogo, redatta nel 1638, già nel proseguimento del titolo lo definisce “Patron de la Isla de Sardegna”. Anche l’avvocato Michele Antonio Gazano, nella sua Storia della Sardegna dedicata ai giurati e consiglieri della città di Cagliari nel 1777, riservò un intero capitolo a Sant’Antioco, nel quale, dopo aver ricordato gli episodi della sua vita, precisò che, in virtù delle grazie ottenute dai sardi attraverso la sua intercessione, il “glorioso Martire” venne annoverato “tra i santi protettori del regno”. Sostenne, inoltre, che la devozione verso il Santo sulcitano fosse nata in tempi remoti e fosse ben radicata, come dimostrava la donazione al Santo dell’isola di Sulci, ricordata da allora in poi con il nome di isola di S. Antioco, fatta dal giudice di Cagliari Mariano Torchitorio nel 1124. Se ancora ciò non bastasse a dimostrare la veridicità di questa tesi, ci viene in aiuto un quadro (Fig.3), individuato nel Museo Giuseppe Gasperini De Orange di Cagliari, dove S. Antioco è raffigurato sulla sinistra della Madonna, inginocchiato in evidente segno di umiltà, in atteggiamento da orante, con la mano sinistra sul petto e il capo reclinato verso di Lei. Il Santo, dunque, appare chiaramente raffigurato nell’atto di intercedere per i propri fedeli nei confronti della Madonna. Inoltre, sulla base del dipinto, è presente un’iscrizione che conferma in modo inequivocabile il ruolo del Santo come patrono della Sardegna: “La Virgen Sa.ma de Bvenaire en el real Co.to de la Merced de Caller y el Santo Antioco sulcitano patron de la Sardegne”. Si può pensare, vista la lingua usata, che il committente fosse uno spagnolo, cosa che non sorprende dato che il culto di Nostra Signora di Bonaria si diffuse rapidamente in Spagna e la Sardegna rimase a lungo sotto il suo dominio. L’accostamento tra il martire e la Vergine di Bonaria non desta meraviglia,considerando che ben due cappelle del famoso santuario cagliaritano erano in passato a lui consacrate. Non a caso, inoltre, una delle numerose feste celebrate in onore del Santo, in coincidenza con il quindicesimo giorno dopo Pasqua, si svolge da tempi remoti proprio presso il santuario di Bonaria a Cagliari, come ci hanno tramandato sia Josph Fuos, nelle sue Notizie della Sardegna, sia Padre Tommaso Napoli, in un importante testo in cui egli confermò che questa festa si celebrava a Cagliari nella chiesa dei PP. della Mercede, detta di Bonaria. Anche Lippi, nel suo testo dedicato al santuario di Bonaria scritto nel 1870, ci descrive il fervore e la partecipazione popolare alla festa in onore di S. Antioco. Fig. 4. S. Antiocus Sulcitanus2 002 webIl binomio costituito dalla Signora di Bonaria e S. Antioco ricompare, insperatamente, in una medaglia ( Figg.4-5) che ho avuto modo di visionare grazie allo studioso Elia Pili, che l’ha ereditata dalla nonna. Si tratta di una assoluta rarità. La medaglia è d'ottone, alta 4,5 cm e larga 4 cm , tra le tante che ho visto in Sardegna è l'unica che ritrae un santo venerato in Sardegna insieme alla Madonna di Bonaria. Presumibilmente è attribuibile alla bottega degli Hamerani, famiglia di orafi di origine tedesca il cui capostipite, Johann Hameran Hermannskircher, orefice di Monaco, si trasferì a Roma nel 1604. Per oltre un secolo essi lavorarono a Roma nella bottega di via dei Coronari, tramandando di padre in figlio l'arte dell'incisione. Ermenegildo Hamerani (1683-1756), uno dei più importanti rappresentanti della famiglia, maestro orefice e medaglista, operò come "medagliaro" per il Sacro Palazzo dal 1705. Oltre a importanti opere di oreficeria, eseguì pregevoli medaglie e fu Maestro di Zecca per i coni monetali insieme al fratello Otto (1694-1761). Probabilmente, la “nostra” medaglia fu commissionata dai Mercedari cagliaritani ed eseguita dagli Incisori Camerali, cosiddetti perché lavoravano su contratto della Camera Apostolica Vaticana. La medaglia è stata rinvenuta in un mercatino antiquariale. Appare evidente che l’iconografia è quella tipica della Madonna di Bonaria, molto vicina a quella della statua tardo-quattrocentesca, catalana, che a Cagliari è diventata la sua immagine per eccellenza. Si distingue nettamente la corona regale, che il Vaticano ha riconosciuto alla Vergine di Bonaria solo nel 1870, sul lato sinistro è leggibile “S.MARIA DI”, mentre il lato destro è lacunoso.

Roberto Lai

 

 

 

 

 

 

 

 

1 F. PILI, Vita invenzione e miracoli del glorioso martire Sant’Antioco detto volgarmente sulcitano descritta da Padre Tommaso Napoli D.S.P. dedicata all’illustrissimo Signor Conte di S. Antioco Don Giovanni Porcile, Reale Stamperia di Cagliari 1784.
2 M.G. AMADASI GUZZO, “Sull’iscrizione da Barega” in S. Antioco da primo evangelizzatore di Sulci a glorioso ‘Protomartitre della Sardegna’, a cura di Lai-Massa, Cagliari 2011, p.55.
3 F: PILI, S. Antioco e il suo Culto, Edizioni Santuario S. Antioco, Cagliari, p.32.
Fonti:
R. Lai , M. Massa, S. Antioco. Da primo evangelizzatore di Sulci a glorioso protomartire Patrono della Sardegna, Monastir (CA) 2011.
R.Lai, Annali di storia e archeologia sulcitana nr.4 (2014), il Glorioso S.Antioco martire patrono della Sardegna da p.29.

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