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Iglesias. Cammino Minerario di Santa Barbara. Lettera aperta sul valore di un patrimonio

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La considerazione e i titoli riservati alle lamentele espresse recentemente dall’Associazione Verde Azzurro Pandi Zucchero di Nebida che rivendicherebbe la titolarità di alcuni tratti di sentiero che si sovrappongono al Cammino Minerario di Santa Barbara mi è sembrata assolutamente sproporzionata rispetto alla marginalità e infondatezza della notizia.
Io stesso avevo finora evitato di rispondere alle lamentele contenute in una lettera ricevuta assieme ad altri destinatari sin dallo scorso 13 maggio 2018 e subito dopo diffusa nella rete senza, peraltro, ottenere nessun riscontro da parte di nessuno dei destinatari.
Tuttavia, ora che, per effetto del risalto dato dalla stampa, la notizia è giunta a miglia di cittadini mi corre l’obbligo di rispondere nel merito delle lamentele esposte nella richiamata lettera dell’Associazione di Nebida per rispetto dei tanti cittadini che hanno appreso notizie prive di fondamento e di verità.
Devo innanzitutto osservare che per la nostra associazione e per i nostri volontari che negli ultimi 10 anni hanno contribuito a recuperare numerosi sentieri nel Sulcis Iglesiente Guspinese, la libera fruizione degli stessi da parte dei cittadini escursionisti rappresenta un’occasione di soddisfazione e di orgoglio e non già un motivo per rivendicarne la paternità e impedirne la fruizione.
D’altro canto non potrebbe essere che così, anche alla luce della disposizione contenuta nell’articolo 30 della L.R. N. 16 del 28/07/2017 che recita testualmente “I percorsi escursionistici sono considerati di pubblico interesse in relazione alle funzioni di fruizione ambientale, didattica, di tutela del territorio e dei valori naturalistici, paesaggistici e culturali peculiari dell'attività escursionistica”
Con tale disposizione legislativa, infatti, come avviene nelle restanti regioni italiane, non è consentito neppure ai proprietari del suolo di impedire il libero transito dei cittadini-escursionisti nei sentieri e nei cammini riconosciuti dalla Regione Sarda ed anche, evidentemente, dal Governo Nazionale come è stato fatto per il Cammino Minerario di Santa Barbara, unico cammino sardo riconosciuto dal MiBACT e inserito nell’Atlante Nazionale dei Cammini d’Italia.
Fermo restando che la proprietà morale di quei sentieri, mulattiere, carrarecce e vecchi tracciati ferroviari appartiene ai minatori e ai pastori o carbonai che li hanno realizzati nei secoli passati, è del tutto evidente che la sovrapposizione di tratti di tali sentieri recuperati recentemente da altri soggetti dovrebbe essere un vanto proprio per i volontari che hanno contribuito al loro recupero ottenendo una grande gratificazione per l’incremento della percorrenza e dunque per una loro maggiore valorizzazione.
Mi viene in mente per esempio il tratto della Via Francigena che dal paese di San Remy in Valle D’Aosta conduce al confine svizzero del passo del Gran San Bernardo che si sovrappone perfettamente ad un sentiero del CAI con lo straordinario risultato di fruire di una doppia valorizzazione e frequentazione con i pellegrini della Via Francigena che camminano a fianco degli escursionisti di montagna.
Qui da noi invece, fortunatamente solo in pochi casi isolati, qualcuno pensa che per il solo fatto di aver contribuito al recupero di un tratto di sentiero possa pretendere di diventarne titolare senza titolo e di impedire il transito ai pellegrini del Cammino Minerario di Santa Barbara.
Ma il fatto sconcertante contenuto nella lettera dell’Associazione di Nebida è relativo al fatto che si accampano pretese illegittime affermando falsità sulle origini e i coinvolgimenti che hanno portato al recupero dei due sentieri dei minatori che sovrapporrebbero in parte con il Cammino Minerario di Santa Barbara.
Infatti, alla predisposizione, all’acquisto e alla messa in opera della segnaletica del Sentiero Miniere nel Blu che da Masua conduce a Canal Grande e inaugurato l’8 giugno 2008, l’Associazione di Nebida ha semplicemente collaborato usufruendo di un cospicuo finanziamento del Consorzio del Parco Geominerario disposto proprio da me in loro favore nel 2008 quando ricoprivo la carica di Commissario dello stesso Consorzio.
Addirittura nel caso del sentiero denominato “Cinque faraglioni” solo la pretesa di rivendicarne la paternità è falsa in quanto all’ideazione , all’allestimento e alla messa in opera della segnaletica provvide direttamente e senza contributi pubblici l’Associazione Pozzo Sella come possono testimoniare i documenti e le foto allegate e i tanti volontari che contribuirono a realizzare quel sentiero fino alla sua inaugurazione avvenuta il 21 novembre 2010 con una grande partecipazione di cittadini all’escursione organizzata dalla stessa Associazione Pozzo Sella e della quale alcuni soci dell’Associazione di Nebida furono preziosi e non indispensabili collaboratori.
Sono sufficienti questi due casi concreti per dimostrare la totale infondatezza e falsità delle affermazioni contenute nella lettera inviata dall’Associazione di Nebida il 13 maggio 2018 alla quale giustamente nessuno dei destinatari diede credito e risposta e che solo ora, a distanza di quasi due mesi, ha ripreso un quotidiano regionale facendola diventare l’origine di inesistenti lastricature di veleni e di cammino disseminato da liti tra le associazioni.
Pertanto, sono del parere che debba essere evidenziata la legittimità del Cammino Minerario di Santa Barbara ed anche la credibilità del territorio interessato che potrebbero essere ingiustamente colpiti dall’apparire immersi nei “veleni e nei litigi” proprio nel momento in cui il progetto, che rappresenta

Giampiero Pinna
Presidente dell’Associazione Pozzo Sella

Sulcis Iglesiente Oggi