NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
22
Sat, Sep

Concistoro in Vaticano. Cronaca di una giornata speciale. Con Angelo Becciu, nuovo cardinale per la Sardegna

S.I. Oggi
Aspetto
Condividi

Anche il sole, che sembrava non volersi affacciare in questa stagione un po’ bizzarra, ha fatto la sua provvidenziale comparsa. Già dal giorno di Pentecoste, quando papa Francesco, durante l’Angelus, ha dato l’annuncio della creazione di 14 nuovi cardinale, tra i quali mons. Angelo Becciu, la macchina organizzativa si è messa in moto per assicurare la presenza della sua comunità parrocchiale, diocesana allo storico evento. I pullman della ditta Asara hanno, fin dal primo pomeriggio, iniziato il lungo itinerario per raccogliere i primi pellegrini e portarli al porto di Olbia per l’imbarco. Mentre di primo mattino di giovedì 28 sono partiti i pellegrini dall’aeroporto di Olbia e Alghero. Un grande sacrificio che veniva ampiamente ripagato dal pensiero di trovarsi tutti insieme protagonisti di uno storico evento per la nostra terra. L’appuntamento per tutti nella piazza dell’ex Sant’Uffizio per entrare in basilica e prendere posto tra le navate dello splendido tempio per assistere all’imposizione della berretta cardinalizia al cardinale Angelo Becciu. Tutti comprensibilmente a “caccia” dei primi posti, o almeno di una postazione che potesse permettere di vedere e riprendere quei momenti scolpiti nella bimillenaria storia della Chiesa. Una celebrazione semplice ma solenne allo stesso tempo. Parole scandite con solennità, concetti, fatti preghiera che hanno attraversato i secoli e sono giunte fino a noi, senza mutarne il loro originario significato. Ad un tratto una voce gentile ma ferma invita alla preghiera del Rosario, per preparare nel miglior modo possibile quel gesto che non può non essere accompagnato da una corale invocazione dello Spirito e della materna protezione di Maria, Madre della Chiesa. Ed è la preghiera che improvvisamente acuisce quel brusio che fino a quel momento aleggiava tra le navate della basilica. Un applauso e il canto della cappella Sistina annunciano che il momento atteso sta per avere inizio. Il Papa con i neo cardinali fanno il loro ingresso in basilica, accolti festosamente dagli applausi e dagli sguardi curiosi. Anche chi è destinato alle retrovie, intuisce ciò che sta accadendo attorno al maestoso altare della Confessione. La voce un po’ affaticata del Papa smorza la tensione e ci immerge in un clima di comunione ecclesiale. Il monito di Francesco, pronunciato subito dopo la lettura del brano del vangelo di Marco, non lascia spazio né al dubbio né alla incomprensione. Ciò che si sta vivendo non è “il conferimento di una onorificenza, di un premio o di una semplice dignità umana”, è qualcosa di più che la solenne celebrazione stigmatizza nella consegna dell’anello e nel colore dell’abito, in una sola parola: “martirio”. La parola stessa ci porta ad una ben più chiara percezione della testimonianza e della fedeltà non ad una onorificenza, ma alla persona di Gesù, unico Maestro e Signore. A questo è chiamato ogni cristiano, ed in modo del tutto speciale coloro che il Papa chiama a collaborare al suo fianco, per il bene della Chiesa universale. Il dicastero che il cardinale Becciu è stato chiamato a guidare è tra i più delicati, perché non è legato alla gestione delle “cose”, bensì intimamente inserito nel peculiare cammino di vocazione che è la prospettiva finale della Chiesa stessa: la santità dei suoi figli. Un altro segno importante vissuto in queste due giornate, è certamente la comunione con il Papa. Già la formula del giuramento solennemente espressa durante il Concistoro, sanciva questo non marginale ma essenziale concetto: cum Petro e sub Petro. Senza questo fondamentale presupposto tutto rischia di essere vano e vuoto. La Chiesa è fondata su questa imprescindibile comunione con Pietro; allontanarsene significa venir meno a quanto voluto da Gesù nel momento in cui al pescatore di Galilea Gesù chiede e di essere roccia ferma e solida perché fondante di un edificio che avrebbe attraversato i secoli. Una comunione che è stata resa visibile durante la celebrazione eucaristica della mattina del 29, presieduta dal Papa in Piazza San Pietro. I pellegrini visibilmente commossi e soddisfatti, si sono sentiti parte viva di questo grande disegno di Gesù, vissuto appunto nella comunione con Pietro e i nuovi cardinali, tra i quali un figlio della nostra terra, un servo fedele e attento alle dinamiche della Chiesa nel mondo, e ora chiamato a scrutare i sentieri faticosi del percorso che porta alla santità, riconosciuta e additata come modello alla Chiesa universale.
Gianfranco Pala

Sulcis Iglesiente Oggi