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Sat, May

Iglesias. Alessandro Atzeni racconta la civiltà nuragica “Gherreris”, dai bronzetti ai Giganti di Mont’e Prama

S.I. Oggi
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Da tanti anni ci si interroga sulla civiltà nuragica, sulla sua fine improvvisa e sui reperti arrivati fino ai nostri giorni. Sono tante le ipotesi e tante le controversie tra gli studiosi, in un dibattito sempre vivo che dimostra l’interesse dei sardi per il proprio passato e per la storia dell’isola.
Alessandro Atzeni, autore di diverse pubblicazioni di archeologia nuragica ed impegnato nell’ambito della rievocazione storica, propone il suo contributo al dibattito con “Gherreris: dai bronzetti alla statue di Mont’e Prama”, il suo ultimo libro pubblicato dalla casa editrice Condaghes. Atzeni ha presentato il libro mercoledì 4 gennaio al Museo dell’Arte Mineraria di Iglesias, in un appuntamento organizzato dall’associazione “Isola dei nuraghi” e arricchito da una mostra di oggetti ricostruiti con grande cura.
Le teorie dell’autore, legate all’archeologia sperimentale, nascono dagli studi di rievocazione e ricostruzione storica, e sono influenzate dalle nozioni appresa grazie alla disciplina della scherma storica. Al centro di tutto l’analisi dei reperti e dei resti umani, ai quali l’autore si accosta quasi con lo sguardo analitico del detective, e dai quali riesce a raccoglie un grande numero di informazioni, relative al contesto storico e alla vita nella Sardegna nuragica. Oltre a proporre un’accurata ricostruzione, suffragata dallo studio sul campo, il libro di Atzeni ha il merito di aprire importanti interrogativi e di mettere in evidenza alcune incongruenze negli studi precedenti. L’analisi iconografica dei bronzetti permette di ottenere un quadro inedito della vita nella società nuragica, una società stratificata, forgiata da guerre che hanno lasciato una impronta indelebile sui resti umani ritrovati nelle necropoli.
Il cuore del libro ruota attorno a due grandi domande, relative alla fine della civiltà nuragica e alla vera natura dei Giganti di Mont’e Prama, rappresentati nelle statue ritrovate nel 1974. Statue che, per l’autore di “Gherreris”, non rappresenterebbero dei semplici pugilatori, ma dei “proto gladiatori”, armati di pugnale, ipotesi suffragata da alcuni ritrovamenti nell’area archeologica di Mont’e Prama, che fanno supporre che vi fosse una sorta di arena destinata ai combattimenti. Una teoria inedita, che si affianca alla tesi di Atzeni relativa alla fine del periodo nuragico, una fine per certi versi avvolta nel mistero, che l’autore collega con lo sviluppo della civiltà etrusca nel Centro Italia.

Jacopo Casula

Sulcis Iglesiente Oggi