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Sat, May

Gonnesa. Parrocchia Sant’Andrea Apostolo. Cantano i cieli, la festa di Santa Cecilia

S.I. Oggi
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L’immagine di santa Cecilia, vergine e martire è diventata nel tempo, per la Chiesa, quella di una santa “Devota de gli Virtuosi Musici, & Organisti” che è come dire “virtuosa” di musica essa stessa e per eccellenza. Le raffigurazioni della santa dei grandi pittori, soprattutto del periodo rinascimentale e barocco, tendono a ricordarci la metamorfosi della patrona della musica iniziata con il passaggio dall’interiorità della preghiera all’esteriorità del canto e del suono, ben evidenziata soprattutto da Raffaello nel quadro l’Estasi di S. Cecilia, che mette in mano a Cecilia stessa quegli strumenti che si vogliono affidare alla sua “devozione”, ossia alla sua protezione.

“L’anno di nostra salute 1513, sotto Papa Leone Decimo, & l’invittissimo Carlo quinto […] visse il Cellebratissimo Raffello di Urbino, il quale tra le industre pitture ch’egli formò, fù questa gloriosa Santa, & essend’egli merviglioso nell’inventioni posegli un’Organo in amedui le mani fracassate & rivolto verso il centro dell terra, & sotto gli piede, Viole, Luti, Cethare, & altri variati Stromenti Musicali conculcati & fracassati; Sopra poi il di lei capo una maravigliosa annodazione in gloria d’Angioli, suonanti gl’istessi Stromenti con significante melodia soave; und’ella sprezzando i primi, & rivolta con ciglio pietoso à gli secondi, tutt anellante par che si pronunzi, Gitene suoni, canti, & voi mondani piaceri, alla gran madre antica, atteso che io altro non bramo solo essere assignata nella Santissima Musica del Cielo trà quei Musici, & organisti eletti, che concertano davanti al mio Sposo Giesu, Santo Santo Santo. O’ come bene inventò Raffello in tal soggietto, essendo l’Organo quello, che tra tutti gl’Organici stromenti tiene il primo seggio […] quia manet in Ecclesia Christi militantis ut laudes Divinae exprimitur [sic]” (Angelo Berardi Ragionamenti musicali 168, pag. 89 )

La Cecilia ‘militante’ delle virtù nascoste, preghiera e penitenza, per la Chiesa diventa la Santa ‘trionfante’ che segnala la gloria cristiana cantando solo la gloria di Dio. Dunque, il ruolo della musica è normativamente e normalmente per il credente il Paradiso; la terra, paradiso decaduto, è la musica deturpata e rovinata (strumenti calpestati).
La Chiesa parrocchiale di Gonnesa, che ha dato la prima formazione spirituale e musicale a don Pietro Allori, noto compositore di musica sacra che ha studiato sull’organo “Gaet. Cavalli” (1901), strumento vanto sia dell’amministrazione comunale che parrocchiale per la sua integrità storica, celebra da anni, al 22 di novembre, la festa di Santa Cecilia con una Santa Messa resa solenne dalle musiche polifoniche vocali e organistiche del musicista-sacerdote che fu per trent’anni (1955 – 1985) maestro di cappella della Cattedrale di Iglesias. La grande musica sacra, per don Allori doveva essere sostenuta, oltre che dalla liturgia, anche da un cultura musicale e artistica ben coltivata. Per questo, la festa della musica di Gonnesa in onore di Santa Cecilia, segnala ogni anno riflessioni concettuali intorno alla musica sacra e a certe operosità artistiche e artigianali, come ad esempio il ricamo, che appartennero allo stile di vita di Casa Allori. Stile fondato su una onesta e ordinata vita domestica, su una Fede operosa tramite la partecipazione attiva di tutta la famiglia alla vita parrocchiale, sullo studio del canto sacro e della dottrina cristiana. Quest’anno la riflessione di Casa Allori per Santa Cecilia 2016, in considerazione della volontà manifestata sia dalla Parrocchia che dal Comune di Gonnesa di salvaguardare nel tempo l’integrità artistica dell’organo “Cavalli” quale strumento di forte espressione spirituale e morale della comunità, segnala, il ‘dettaglio’ dell’organo nel quadro “Estasi di S. Cecilia” di Raffaello.
L’organo portatile offerto da Raffaello a santa Cecilia nella pala del 1513 è sicuramente un dettaglio importante. Posto sopra una serie di strumenti musicali spezzati, o logorati, sparsi disordinatamente sul pavimento come simboli della musica terrestre e profana, l’organo rappresenta lo strumento usato da Cecilia per trasmettere la musica spirituale e interiore, frutto della rivelazione divina. Nel quadro è colto il momento dell’estasi, in cui la santa, tenendo lo strumento in abbandono, tocca (secondo l’espressione di Marsilio Ficino) la “vetta della contemplazione”. Le armonie celestiali che le vengono rivelate sono raffigurate, sulla sommità del quadro, dal coro degli angeli, il cui concerto vocale può fare a meno dell’accompagnamento strumentale. L’organo di Cecilia ha, quindi, un ruolo intermediario nell’ascensione musicale che percorre l’insieme della rappresentazione. Per il modo in cui è raffigurato, l’organo non è idoneo a suonare: non solo le canne sono montate all’inverso – le più importanti si trovano sulla sinistra dello strumento, anziché sulla destra – ma esso comunque non potrebbe emettere suoni poiché privo del soffietto, normalmente installato sul retro come dimostra la miniatura ravennate di cui sopra. Tale negligenza probabilmente è data non dal disinteresse di Raffaello per la verosimiglianza, ma per l’attenzione dell’Urbinate per l’ “invenzione” nella sua iconografia di tutti quei dettagli che, se rigorosamente organizzati, favoriscono l’ascensione musicale data dal rapporto intercorrente tra musica e anima, secondo la teoria del neoplatonismo cristiano di quel periodo.
Si tratta di quelle “invenzioni mirabili” di cui parla nel 1557 Ludovico Dolce, grammatico e scrittore veneziano, ovvero di invenzioni d’un pittore, che “dipinge meglio le cose di quanto gli scrittori non le descrivano”.

Angelo Rosso

La devozione di don Allori per S. Cecilia
Il 1965 è l’anno in cui don Allori compone anche “I Cinque canti per la Messa letta” su testi del padre gesuita di Cuglieri Giuseppe Nesle, lo stesso autore dell’inno “Tu volesti o Signore“ (inno di s. Cecilia) e del Piccolo oratorio “S. Cecilia”, per soli, coro e organo musicato da don Allori sempre nello stesso anno. Il sodalizio artistico tra il poeta gesuita, docente di Greco e Latino negli anni ’60 presso il Pontificio Seminario Regionale di Cuglieri, e il maestro di cappella della Cattedrale di Iglesias, in quell’anno, fu piuttosto singolare. Dominante fu la figura di S. Cecilia, tanto da indurre don Allori, cultore raffinato anche di arte pittorica, a commissionare al benedettino-pittore del Monastero di San Pietro di Sorres, padre Bonifacio, al secolo Lorenzo Salice di Brescia, il quadro di S. Cecilia che si trova oggi in Casa Allori qui sotto riprodotto:

Didascalia foto
Lorenzo Salice (p. Bonifcio) S. Cecilia
“Virgo gloriosa semper Evangelium Christi gerebat in pectore suo” –
Composizione di Bonifacio o.s.b. per il molto reverendo can. Don Pietro Allori, organista emerito della Cattedrale di Iglesias 1967

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