Due ospizi e nessuna certezza: è questa la situazione dei 65 ospiti di Casa Serena a Iglesias e del personale che lavora nella struttura a Serra perdosa. Per il sindaco Emilio Gariazzo è la maggior fonte di dispersione che risucchia le casse del Municipio. Non ha mai nascosto che attira a sé “il 10 percento delle risorse dell’intero bilancio comunale”, oltre tre milioni di euro, a fronte di rette che nel 2015 sono state di circa 700 mila euro.
Edificio, in parte da rimettere in sesto come il parco, e anziani, in particolare quelli inviati dai Servizi sociali di altri Comuni, hanno dei costi di gestione altissimi che Iglesias non può sostenere con le sue sole forze. L’obiettivo, più volte ribadito dal Centro direzionale, è “trovare una soluzione strutturata” per far cessare il salasso e fornire un’accoglienza sempre migliore ai residenti. In questi ultimi due anni l’assessorato alle Politiche sociali guidato da Alessandra Ferrara si è speso per cercare una divisione dei costi all’interno Plus, in cui sono riunite le risorse di Asl, Provincia, sette Comuni dell’Iglesiente e altri gli organismi che si dedicano al sociale. Altro tavolo di discussione aperto è con la Regione, che si era liberata della questione alla cessione: l’intenzione di far accreditare l’ex ricovero in viale Asproni come “casa protetta” e ricevere i conseguenti finanziamenti. Il piano è terminare al più presto i lavori, e trasferire ospiti e attività là.
La fabbrica del Margherita di Savoia, come dimostra l’ispezione della Commissione Politiche sociali ad aprile, è ancora ampiamente in corso. Finora è costata 4 milioni di euro: è iniziata nel 2007 con alterne vicende che hanno visto i lavori interrompersi e diventare obsoleti, senza mai entrare in funzione, a causa degli aggiornamenti.
A giugno il documento unico di programmazione, uno degli atti legati al bilancio di previsione, metteva chiaro che per Casa Serena, come ha sottolineato in Consiglio Gian Marco Eltrudis (Piazza Sella) che i fondi “dai 2,7 milioni di euro del 2016” sono azzerati fino al 2018: “L’esecutivo cancella di fatto i servizi di accoglienza per gli anziani, mettendo a rischio 50 posti di lavoro. Al contrario ha speso 600 mila euro nel 2015 per feste e spettacoli, con una priorità assoluta rispetto al destino degli anziani che rischiano di rimanere in una struttura inagibile”. Questo significa che dal primo gennaio Casa Serena non dovrebbe essere in funzione. Preoccupazione ribadita sia dai sindacati e sia da colleghi come Vito Didaci (Gruppo misto), Valentina Pistis (Cas@Iglesias) e Alberto Cacciarru (Pdci) che, anche in conseguenza di queste scelte è uscito dalla coalizione di maggioranza. I tre consiglieri hanno chiesto l’autorizzazione a un nuovo sopralluogo della Commissione al cantiere di Viale Asproni, e sono in attesa di risposta.
Nel frattempo proseguono le proteste dei lavoratori che, come gli ospiti, non sanno quale sarà il loro destino; nei mesi scorsi le operatrici della lavanderia hanno già rischiato il posto.
Miriam Cappa
