Una tre giorni di cinema, dedicata in modo particolare al sociale, con pellicole che hanno raccontato i problemi di questa epoca, riflettendo in maniera efficace su temi come la guerra, l’intolleranza e la violenza di genere. Nei giorni dal 3 al 5 novembre, al teatro Electra, di Iglesias, si è tenuto il Festival Nazionale di Cinematografia “Villa di Chiesa”, organizzato dal Cineclub Iglesias e giunto quest’anno alla sua 47? edizione.
La giuria, composta da Franco Manis e da Erminio Zanetta, ha premiato i cortometraggi di genere documentaristico e di fiction, assegnando gli “Alfonsini d’argento”, riconoscimenti che tengono conto dell’impianto narrativo, delle interpretazioni e del comparto tecnico.
Il primo premio è stato ottenuto da “Il Breve di Villa di Chiesa”, documentario diretto da Enzo Ghessa, che prende spunto da una rievocazione in costume del Medio Evo iglesiente per fornire una descrizione accurata delle pene raccolte nel codice di leggi. Un viaggio nella storia che è anche un atto d’amore verso la città di Iglesias, verso i suoi luoghi caratteristici e verso le sue tradizioni.
Il tema dello stalking e della violenza di genere è stato al centro di “Amore amaro”, il cortometraggio diretto da Giuseppe Leto che ha ottenuto il secondo premio, mentre il terzo posto è stato assegnato a “Il futuro incerto”, un corto di Giorgio Sabbatini, realizzato con uno stile sperimentale, nel quale la musica e le immagini di pace e serenità si alternano con quelle di guerre e disastri ambientali.
Il regista Giuseppe Leto, ha presentato anche un altro suo lavoro, un brevissimo corto intitolato “Gli invisibili”, nel quale racconta la vita quotidiana dei senzatetto, opera che ha ricevuto una menzione speciale della giuria. Hanno ottenuto una menzione anche “Il tempo lungo il fiume”, di Vivian Tullio, “Take care”, di Andrea Natale e “Noi come prima”, un docu-film di Giorgio Ricci, che porta sullo schermo la battaglia di tante donne contro il cancro.
La presidenza del Cineclub Iglesias ha assegnato due premi speciali a “Monumento-Memento”, di Rolf Mandolesi, che denuncia con ironia la situazione in Alto Adige, con i contrasti tra la popolazione tirolese e quella italiana, e “L’amore… Tutta un’altra cosa”, di Ignazio Vacca, una delle opere più innovative, che racconta la violenza sulle donne con uno stile sospeso e surreale, nel quale la denuncia e l’impegno civile incontrano il cinema fantastico.
Jacopo Casula
Iglesias. 47° Festival “Villa di Chiesa”. Cineclub, il cinema racconta il sociale
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