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Mon, Jun

Nuxis. Su ballu meurreddinu storia un bellissimo ballo ritrovato (Claudia Serra)

Poesie | Novelle | Romanzi
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La lunga estate dei gruppi di tradizione popolare può dirsi ufficialmente cominciata e allora, parliamo un pochino di noi. Nasciamo nel 2002 in seno all’associazione culturale LAAN. Fondatori di questo sodalizio sono i signori e le signore, Antonio Simonini, Nicola Baingiu, Giovanni Serra, Rosanna Deidda, Adriano Fadda. Io sono la segretaria della associazione e, dopo pochi mesi, chiedo e ottengo di formare all’interno della stessa il primo nucleo di direttivo di quello che poi diventerà il Gruppo Folk Sant’Elia. Di quel direttivo originario, resto solo io. I primi anni sono caratterizzati da piccole ricerche e molta ingenuità, tuttavia avevamo le idee ben chiare; volevamo che Nuxis potesse riscoprire le peculiarità dell’abbigliamento tradizionale. La svolta decisiva del gruppo la dobbiamo senz’altro alla presenza del vicepresidente storico: Cristian Floris. Nel settembre del 2004, durante una processione ad Acquacadda e dopo alcuni incontri per saggiare le sue impressioni su noi, gli propongo di entrare nel gruppo del suo paese e provare a dare la spinta decisiva grazie alla sua notevole esperienza. Dopo qualche tentennamento, decide di “fare un salto nel vuoto” e, grazie anche alla collaborazione e il sostegno di don Silvano che ci concesse il seminterrato dell’allora asilo di Nuxis, intraprendiamo una ricerca seria sia dal punto di vista del vestiario che della coreutica.
La prima esibizione con abiti variegati per tipologia e totalmente a carico dei soci, nel 2005. Erano anni in cui ancora si usavano gli abiti “divisa” e noi facciamo la scelta coraggiosa di differenziarci indossando la ricchezza della diversità. Scelta che viene aspramente criticata, ma che poi entra a tal punto che, dopo pochi anni, tale cambiamento viene, non solo apprezzato, ma anche seguito. Tornando alla prima esibizione, questa avviene il 20 maggio del 2005 nel cortile/campo polivalente dell’asilo e per gentile concessione del nostro carissimo don Silvano. Quella esibizione serviva ai ballerini e alle ballerine, per rompere il ghiaccio, giacché di lì a una settimana ci saremo esibiti per la festa di sant’Isidoro a Villacidro.
Nel 2006, grazie all’aiuto di persone a conoscenza del ballo autoctono, su ballu de Nuxis, impariamo i passi e decidiamo di portarlo nelle piazze della nostra isola, smettendo di eseguire quelli che, se pur più movimentati del nostro “ballu seriu”, non ci appartenevano punto. Il ballo riscuote un discreto interesse. Galvanizzati dal successo delle nostre ricerche, cerchiamo di approfondire e migliorare sia negli abiti che nel ballo. Con l’ingresso nel gruppo di Caterina Bellini nel 2008, cerchiamo di ripescare un ballo che rischia di perdersi nelle pieghe del tempo. Tale ballo “riportato in auge da don Antonino Sorgia con la partecipazione per la musica del nonno di V. B. e veniva definito come “Su ballu de Santadi”. Riportato in vita dal gruppo Sant’Agata di Santadi forse nel 1973 o 74 quasi subito dopo la sua formazione a opera di don Sorgia. I passi del ballo li insegnarono alcuni anziani del paese. Tre persone, tre modi differenti di eseguirlo. Signor O. A. faceva i fugas (questa è la versione che il Gruppo Folk Sant’Elia ha scelto di adottare). Signor M. di Terresoli, no”. Dello stesso ballo esistono due versioni entrambe veritiere. Brani della musica eseguita dallo stesso don Sorgia e registrati in una musicassetta, vengono recuperati grazie alla disponibilità del fratello del sacerdote; Dino Sorgia. La qualità audio e la frammentarietà del reperto ne fanno disperare il recupero. Tuttavia la bravura del maestro Bruno Camedda, rende possibile l’inimmaginabile. Così, finita la ricerca e con in mano una musica, cominciamo a provare il ballo e scopriamo che lo stesso veniva ballato in tutto il sulcis. Dell’iglesiente non riusciamo a reperire testimonianze degne di nota. Constatiamo L’urgenza di definire il ballo con un nome. Come chiamare un ballo in maniera arbitraria? Il ballo si balla, non lo si chiama… Ma è ciò che viene chiesto per la sua esecuzione in pubblico e, allora, visto che non appartiene a Nuxis, ma a tutto il sulcis, decidiamo di chiamarlo come noi veniamo chiamati: Meurreddinus…su ballu meurreddinu. Ci sembra un buon compromesso. A chi ci suggerisce di registrare la “nostra” opera, rispondiamo di non volerci appropriare di qualcosa che è di tutti noi sulcitani, ci sembra più onesto. Finalmente nel 2010, portiamo “Su Ballu Meurreddinu”, nelle piazze e in seguito in trasmissioni memorabili come: Anninnora e Sardegna Canta. Il ballo è apprezzato. Grazie anche al sostegno di Emanuele Garau, decidiamo di portare in giro per la Sardegna i balli da noi rispolverati e strappati a un tempo che voleva relegarli nell’oblio. Dal 2010 a oggi, in molti hanno appreso da noi i passi, segno che facemmo una scelta azzeccata, anche se, a onor del vero, certe esecuzioni con “su sanciu a sa campidanesa” non sono proprie de “Su Meurreddinu”, ma di interpretazioni del tutto personali. Riporto di seguito le parole di un caro amico, Cristiano Cani, che nelle diverse uscite, anche abbastanza lontane dal nostro Nuxis, ci ha seguito filmando in tv e nelle feste di piazza, le nostre prime performances. “Io invece considero su ballu meurreddinu un bellissimo ballo molto interessante dal punto di vista coreutico e piacevole da vedere e ballare. Bisogna ricordare che questo ballo non era perso, ma quasi dimenticato (a Santadi tutti lo conoscevano e lo sapevano ballare), veniva considerato troppo lento, quasi noioso per poterlo portare su un palco da parte di un gruppo folk… E’ un ballo comune a tutto il sulcis- iglesiente caratterizzato da austerità e compostezza e da un movimento del corpo morbido, di accompagnamento al passo. Riportato in auge grazie al gruppo folk sant’Elia Nuxis e agli studi di Bruno Camedda per la parte musicale, attraverso l’uso di fonti attendibili e di una ricerca accurata”. Come dicevo all’inizio, la stagione è iniziata e sarà una buona occasione per mostrare la bellezza dei nostri balli.
A tutto il nostro gruppo, a medas annus cun saludi

Claudia Serra