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20
Sat, Jul

Io certamente non mi definisco romantica.

Poesie | Novelle | Romanzi
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Io certamente non mi definisco romantica. Ci pensavo i giorni scorsi. Ci ho pensato talmente tanto da vedere nelle lettere che compongono la parola, l’assenza del concetto. Per chiarire meglio, ogni parola è “istituita” arbitrariamente per agganciarla al concetto. Perlomeno è così che penso io alle parole. Tornando al non-significato della parola ROMANTICA, ho cercato, visto che io l’ho svuotata di senso, un senso che mi restituisse un concetto valido e da me condivisibile.
Niente!
Solo luoghi comuni, smancevoli, stucchevoli, troppo rosa per me e io odio il rosa. Comunque ho trovato:
1. “Durante le fasi iniziali di un rapporto romantico, viene posto generalmente un maggior accento sulle emozioni”
2. “L'amore romantico nelle sue prime fasi è spesso caratterizzato da una certa insicurezza ed ansia emotiva”
3. “Quando due persone sono sotto l’influenza della più violenta, più folle, più illusoria e più transitoria delle passioni, sono tenute a giurare che continueranno a rimanere in quello stato di eccitazione anormale ed estenuante, finché morte non li separi”. -George Bernard Shaw-
Allora ho ripassato l’abecedario della romanticona attraverso i film più noti e amati del filone, non inteso in doppio senso…parliamo di romanticismo! Dunque, per quanto riguarda i miei generi, horror e thriller, sono abbastanza ferrata ma, per le commedie romantiche oltre Dirty Dancing e Pretty Woman, non vado. Ora sicuramente le romanticine cuoricine diranno con sbattimento di ciglia: - e Ghost!? Notting Hill? Io però trovo più emblematici i titoli sopracitati. Così, in cerca di spiegazione e solo per questo, ho rivisto per la dodicimilionesima volta, Pretty Woman.
Dunque, per gli amanti delle “sinossi” che, grazie alla Murgia in queste settimane hanno avuto modo di documentarsi sul concetto della parola, dicevo, ci stanno due bellissimi attori che impersonano, uno il miliardario…manco a dirlo è un uomo…e una prostituta, femmina s’intende perché il contrario avrebbe sconvolto troppo. Lui è Edward Lewis e lei è Vivian Ward. Si incontrano maldestramente perché lui, dalla carrozzina in poi, è stato trasportato e, alla guida di una macchina di lusso, si incasina. Si ferma guarda caso vicino alla prostituta più bella del mondo che, guarda caso, si intende di motori e chissà perché, chissà per come, lo porta nell’albergo più lussuoso della città. Ovviamente da galantuomo le chiede: quant’è? Con tutte le E aperte e lei fa l’onesta e gli applica la tariffa dei tassisti e non quello delle battone. Lui si intenerisce e la invita a entrare, sperando di poter fare altrettanto più tardi. Interno 1: hall dell’albergo scicchettoso. Personale e ospiti inorridiscono perché la donna sfoggia tutto il campionario della sguaiataggine marchettara. Camera super figa “all’attico perché è il non plus ultra”, e qui la cafonaggine del signor Lewis raggiunge l’apice.
Per farla breve, Vivian deve prestarsi a essere la sua finta ragazza perché Edward deve concludere un “grosso” affare e gli serve una mano da una donna. Evidentemente non era ancora in voga il “self-made man”. Lei si presta e come darle torto!? Durante la commedia rosa, che dura esattamente 2h, 5 minuti, due ore di preliminari e cinque minuti per raggiungere l’amplesso, ci sono delle chicche…non con doppio senso…che hanno decretato il successone di questa produzione. Per la prima uscita, il Lewis, spende “una cifra spudorata” rendendo la Ward uno schianto. L’incontro al bar dell’albergo e lui inizialmente non riconosce la prostituta addobbata. Lei si gira, strabella, dicendo: – sei in ritardo. Lui di rimando: - e tu sei bellissima! Lei:- non sei in ritardo. Tutti i letterati di tutte le epoche e di tutte le terre emerse avrebbero voluto trasmettere la stessa ricchezza di pathos racchiuso in queste tre battute. Ma la scena che concettualmente è per me più significativa per la restituzione di senso alla parola “romanticismo” è quella con Lewis da solo in una sala ristorante malinconicamente buia, con le sedie sopra i tavoli, qualche cameriere stanco o tramortito che ascolta i “plin” e “plan” del formidabile pianista Edward. E’ assorto, pensa che deve restituire alla strada la sua bella cenerentola, quand’eccola apparire con indosso l’accappatoio dell’albergo, nel senso che l’indumento è grande quanto lo stabile, ma è l’espediente che deve trasmettere la fragilità della donna e anche la sua “coccolosità” e, il pianista-miliardario-fascinoso, non resta infatti insensibile. Molto sensualmente la svolge e scopre che sotto l’innocente spugna bianca, la donna indossa la sexissima lingerie che lui ha acquistato per lei. Così, con un gesto, si sbarazza dei camerieri stanchi o tramortiti e, mentre lei gorgheggia per l’entusiasmo, lui, la tromba sul piano.
Si, posso dirmi soddisfatta. Ora ricordo cosa è il romanticismo e posso dire di essere anche riuscita a esternare quanto mi interessi.
Certo, se arrivasse Johnny Castle e mi togliesse dall’angolo dicendo che nessuno mi ci può mettere, forse potrei ricredermi e un mambo me lo farei pure io, ma questo è un altro film!
Claudia Serra