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Wed, Dec

Racconto di Claudia Serra. Pranzo in solitaria.

Poesie | Novelle | Romanzi
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12:30. Pranzo in solitaria. Scelgo il tavolo vicino alla vetrata. C’è tanta luce, mi piace e mi permette di non pensare al fatto che sono una delle poche donne che frequentano questo bel posto. Accanto a me un signore di circa 65 anni. Solitamente è taciturno. Da circa un anno frequento questo ristorante. Ha sempre lo stesso posto e capita sovente di pranzare vicini. Non mi ha mai rivolto la parola. Oggi è loquace e anche invadente e son costretta a essere scortese perché capisca che non gradisco né la chiacchiera e tantomeno la “marpionaggine”. Il pranzo è ottimo come sempre. Gusto le pietanze con la compagnia del telefono tra lavoro e affetti. porchettaUn chiassoso cliente entra e, casco alla mano, prende posto nel tavolo con le panche sulla mia destra. E’ di corporatura robusta, alto e barbuto. Piuttosto confidenziale con le cameriere e “sbuffoneggia” per l’acquisto di una moto. Poco dopo arrivano i colleghi e inizia una discussione vociata. Uno dei nuovi arrivati, commentando il ricco menù, afferma di temere che, a lungo andare, i pranzetti gli costeranno dei rotoli nei fianchi e una bella pancetta. Il tracotante e ridanciano barbuto, a voce molto alta, afferma di sapere che “le donne amano gli uomini con la pancetta”, “dai retta a me, a loro gli piace la panza”. Magari l’uomo non sa che ad alcune donne colpisce molto di più un cervello che un rotolo di giallastra adipe. Ma è tanto sicuro di ciò che afferma, evidentemente si è documentato, che amplia il discorso affermando: “anche all’uomo piace la ciccia” e giù una risata grassa…manco a dirlo… “io per esempio, c’ho un’amica che ha la settima di reggipetto e si lamenta…minc…a mimi mi praxint aici” e scappa la risata godereccia con annesso coro del gruppo. Con questa amabile conversazione, termino il mio buonissimo pranzo. Apprestandomi ad andare via, consapevole della mia taglia, onde evitar commenti, nell’indossare il mio giubbottino mi son contorta da seduta per non dare troppo nell’occhio. Potendo avrei optato per uno strisciamento sopra il pavimento, rigorosamente prona, per uscire indenne. Con questi tristissimi pensieri ho lasciato la sala, pensando a come è ancora triste la condizione di donna.
Il barbuto uomo con un volume troppo alto di voce per essere casuale, ha propinato teorie sul gusto maschile a due passi da una donna, prima infastidita e intimidita poi, dalle sue affermazioni maschiliste. Io adoro essere donna, tranne in queste occasioni. Ciò mi fa arrabbiare. Lo stereotipo è sempre in agguato e le catene catocristiane mi hanno legato per bene in una condizione di sottomissione che mi fa incazzare. Virtualmente, ma anche realmente, un cazzotto glielo avrei dato volentieri. Comunque, il tizio è quel genere d’uomo che tette e pancia sono altamente erotiche, il cervello è d’ingombro. Un gingillo di gran lunga inferiore alla portata della sua moto. Buona vita omone di buona “porchetta”

claudia serraClaudia Serra