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04
Fri, Dec

MEMORIE

RACCONTI E POESIE ì
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Dopo tantissimo tempo, colazione con mia sorella. Ci siamo raccontate le vite attuali e piano siamo andate a ritroso. 11 00 ricordiI nostri ricordi sono differenti. La mia vita è fissata in particolari. Le mie memorie legate a emozioni sensoriali. I suoi ricordi iniziano con la scuola, i miei, molto prima. Sono la maggiore di quattro, tre sorelle e un fratello. Custodisco attimi della nostra fratellanza e sorellanza. Di ciascuno di loro ho particolari unici e affettuosi. Raccontandoci, rifletto sulla mia infanzia. Figlia unica fino a cinque anni. La mia bella e giovane mamma aveva il pallino dell'ordine e della pulizia e io, sembravo una bomboniera di valore dentro il mobile buono della sala da pranzo. Non ricordo di aver mai indossato abitini giornalieri. Semmai sopra l'abbigliamento buono, solevo portare un grembiulino per evitare di sgualcire o imbrattare, gli indumenti. Chiuso l'ultimo dei bottoncini, arrivava la raccomandazione di non sporcare il grembiale. Nel gioco, osservavo questo avviso, limitando le mie escursioni e libertà fantastiche che già allora popolavano la mia mente. Invidiavo i vicini e le vicine di casa che ruzzolavano, sguazzavano nella fanghiglia e si sbucciavano le ginocchia cadendo. Cercavo di restare in ordine e pulita. Tenevo al giudizio positivo dei miei e per questo, evitavo di scompormi. Dovevo distinguermi e primeggiare, anche nei giocattoli. Degli zii mi regalarono una splendida bambola. Mi somigliava. Era speciale. Cantava e camminava. Sulla schiena aveva un vano, per le pile e per i dischi in vinile. Piccoli dischi con voce gracchiante e orrorifica che intonavano girotondo e marcondiro. Cantava e camminava insieme. La adoravo e la adoro anche oggi che giace in soffitta. Non le ho mai dato un nome perché in fondo, non era proprio mia. Sedeva in una altalena nella camera da letto dei miei e avevo il compito di tenerla in ordine, pettinarla, baciarla quando uscivamo e, esporla per le foto in posa. Non ci ho mai realmente giocato perché, avrei potuto sciuparla e non avere il ricordo di quel mirabolante regalo. Ho tante foto con la Bambola e nessuna avventura, ma tutte le bambine che poterono vederla, mi invidiavano. Stessa sorte toccò al bel cavallo a dondolo in peluche con orecchie d'asino, acquistato alla Upim. Ogni sabato, giornata dedicata alle pulizie, dovevo strigliare a dovere e cotonare coda, criniera e zoccoli. Era un gioco prezioso e tale doveva restare. Tale restò... In un angolo di soffitta. Forse Bambola e Cavallo, hanno mantenuto buoni rapporti da allora a oggi, anche se nessuno usa loro le cure di un tempo.
Per rendermi particolare, con l'età per le due ruote, in anni in cui spopolavano le bici Graziella, papà mi portò con se a scegliere la mia. Ero fiera della scelta, una Graziella rosa, colore che oggi odio ma che allora, evidentemente, mi intrigava. Tornando a casa, ci si chiese se lo stesso velocipede venisse prodotto con nomi differenti e magari col nome Claudia. Tanto si fece che, mi ritrovai con la bici rossa fiammante e nel telaio, in una cornice argento, CLAUDIA appariva in tutto il suo fulgido splendore. Le domeniche dell'austerity, tra i miei genitori, facevo le vasche per un lungo tratto della statale ma, tornati a casa e armata di panno daino, lustravo la bici che finiva dietro la porta della camera dei miei accanto all'armadio in palissandro nero. Quella bici, non sta più in nessun luogo o soffitta, mio fratello...nonostante la scritta CLAUDIA...godette di quelle due ruote, molto più di me. Arrugginita e sfiancata, finì come i giochi dovrebbero, usurata e non più utilizzabile.
Ci pensavo mentre tornavo a casa dal lavoro e ammirando uno splendido cielo. Forse la mia è stata una infanzia ingessata, tuttavia mi ha permesso di sviluppare molte riflessioni e mondi immaginari assolutamente fantastici e, spolverando col panno daino il tramonto, mi accingo a riporre nella stanza buona una magnifica giornata

Claudia Serra