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Mon, Aug

Il Limbo

Poesie | Novelle | Romanzi
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Bel mattino di maggio. Giovane madre di un bimbo di cinque mesi. La mattina è assolata e, come d'abitudine, prima delle faccende dentro casa, rassetta fuori, annaffia e cura il piccolo giardino. Affaccendata in queste mansioni, un pensiero le passa per la mente. Nonostante l'insolita calura, viene scossa da un brivido.
Un rammarico.
La sera prima, pur sapendo della strana influenza del nonno materno, decide di non andare a trovarlo…c’è tempo! Inoltre è stanca. Il bambino si è appena addormentato, il marito fuori può finalmente finire il libro. Legge Stagioni Diverse di King. Le estati ben descritte del Maine. La bellezza è la spensieratezza contrapposte a un contenuto di morte e solitudine. Tuttavia King descrive divinamente e lei non vede l'ora di immergersi nella lettura.
Ora, il freddo e uno strano presentimento. E’ inquieta e con senso di colpa pensa che sarebbe dovuta andare, in fondo non si è mai certi di quanto tempo ci sia. Si ripromette di andare dal nonno in mattinata. Tranquillizzato il senso di colpa, l'inquietudine le rimane. Poco dopo sente bussare alla porta. Le dicono che il nonno sta male, che forse potrebbe morire. "IL" presentimento.
Nonno è già morto.
Ella ricorda confusamente ciò che avviene in seguito. Non ha ricordo di come sia arrivata al capezzale dell’uomo. È ancora steso nel suo letto. Pare dormire ed è ancora caldo quando lo bacia sulla fronte chiamandolo come fa da sempre.
Ben presto però, tutti i rituali della nuova condizione di "vita" dell’uomo concretizzano il suo stato. Tutto è solenne. Ammutolita in un angolo della camera che ha lustrato innumerevoli volte, guarda ostinatamente il pavimento e in particolare una cementina che nella foga, ha macchiato con l'anticalcare. Il nonno in quella occasione, col suo spirito da toscanaccio, le disse che “avrebbe fatto prima a scioglierlo tutto il pavimento così non si sarebbe più sporcato”. Pensando alla sua voce, guardando il pavimento, implora il dio che il nonno ha amato e con rabbia gli dice di farlo rivivere. Ma dio è sordo alla supplica terrena. Dio non sente lei e nel frattempo il nonno comincia a macchiarsi nella sua pelle lentigginosa da puro rosso. Tutto avviene rapidamente e, dal letto condiviso con la nonna, ora giace nella bara e stringe un rosario nero fra mani amate e ormai inservibili. Il pianto la sorprende. Ella ha compreso ormai che il corpo è un guscio vuoto. Lui non è più lì.
I giorni seguenti, il vuoto, l’assenza, il senso di colpa, sono compagni fedeli. Il bimbo la distoglie di quando in quando, tuttavia l’afflizione riprende lesta il suo spazio. Spesso, in passato, lei ha avuto modo di sperimentare visioni di un altro mondo che ha catalogato come “parallelo”, di “fantasia” oppure giocosamente come il “limbo”. Non può parlarne alla sua nonna “magica” di ciò che intenderebbe fare. La sua recente vedovanza, la chiama fuori causa. Mentre questi pensieri le ronzano per la mente, occupata a lavare i panni del bambino, sente tamburellare sul tavolo della cucina. Il nonno sedeva sulla sedia di sghimbescio. Una gamba in angolo retto con la sedia, l’altra in acuto e fuori dalla seduta. Le braccia sul tavolo. La mano sinistra aperta e poggiata di palma sul piano e la sinistra dal mignolo all’indice picchietta con continuità e ritmo sopra il legno esattamente come ha sempre fatto tutte le volte che è venuto a trovare la giovane famiglia di nipoti e pronipote. Dal bagno dove lei si trova, vede solo in parte la cara figura. Le lacrime scorrono e si affretta per raggiungere la sua cucina, il nonno. Il pianto improvviso del bambino, la riporta alla realtà. Si trova in mezzo alla stanza, mani bagnate a osservare la sedia scostata e vuota. Si unisce al pianto rumoroso del figlio perché comprende che s’è trattato di una sua fantasia resa concreta dal bisogno di abbracciare chi non è più e forse occupa il suo spazio nel Limbo.
La sua crisi di rabbia e dolore si placa nell’abbraccio con quel pronipote chiamato Biondo e decide che è tempo di lasciare che la vita, anche nella morte, compia il naturale corso.
Rimettendo la sedia nella posizione abituale, smette di chiedersi perché la stessa si trovi in quel modo particolare ma, un brivido e l’emozione la percorrono quando sul tavolo lucido scorge le ditate e delle piccole righette fatte da unghie dal mignolo all’indice.
Claudia Serra