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06
Fri, Dec

“Io canto”

Poesie | Novelle | Romanzi
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Canto perché riesco a vomitare emozioni che altrimenti mi soffocherebbero. Canto perché è più facile “dire” senza che altri sappiano ciò che “dico”. Più è forte il gozzo che mi soffoca e più è impellente la necessità. Oggi è un giorno di quelli. Non mi sento bene, un banale infreddamento, qualche giorno a casa, divano, copertina e io sono fuori uso. cantaI pensieri prendono il sopravento e in loro balia mi trovo a guardarmi indietro e dentro. Ricordo una ragazzina di terza media, dentro una stanzetta buia, un mangianastri e una cassetta duplicata, canto con De André “la guerra di Piero”. Mando indietro, ricanto, mando indietro, ricanto…all’infinito, fino a vuotare di significato le parole, fino al raschietto in gola, fino ad assorbire per intero il senso tragico del testo. Canto improvvisando un duetto con mio fratello, “Poster” di Baglioni. Una rima per ciascuno, tra il riso e le stonature e, ancora oggi, chiunque dei due la becchi per radio o tv, ce lo comunichiamo e, seppur distanti, io intono la mia parte e sono assolutamente certa che lui intoni la sua. Le ninne nanna dei mie due figli sono state diverse, “un giorno credi” di Bennato è stata quella del primo figlio e “Campi Flegrei” quella del secondo. La loro infanzia si è sviluppata tra AC/DC, Guns ‘n Roses, e se scadevo nella dolcezza c’erano gli Aerosmith. Accusata di essere troppo alternativa, dedicavo spazio ai Litfiba e Liga, prima maniera, quando avevano da dire e sapevano dirlo bene. Il concerto del I° maggio era attesissimo da me e i miei bambini. Tutti e tre cantavamo quelle canzoni. Col tempo, crescendo, il concerto l’ho seguito canticchiando in solitaria, fino a che ne è valsa la pena. In quegli anni, coi figli in crescita, nei momenti di solitudine, in una stanza abbastanza riservata della vecchia casa, connessione Internet e You Tube mi hanno permesso di “sgolarmi” a pieni polmoni. Le canzoni di “Canzonissima”, “Studio uno”, mi riportavano ai magnifici sabato sera italiani, al Primo Canale Rai, all’eleganza e il garbo dei cantanti e delle cantanti di quel tempo, Mina, Patty Pravo, Mia Martini, Caterina Caselli, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Cocciante ecc… Ne imbroccavo poche, non erano il mio genere, tuttavia il ricordo, la nostalgia, il mio incedere certo nella malinconia, mi crogiolavo in un mondo ormai inesistente e lontano. Oggi ho cantato un pochino tutti loro, in uno stentatissimo inglese ho stroppiato Nightwish, Guns, Metallica… infine decido di cantare indistintamente, più o meno…mi rifiuto anche solo di sentire le varie Pausini, Emma, Baby K e tutte le garrule cantantine italiane…niente di personale, ma proprio non mi prendono, figuriamoci cantarle! Dicevo che decido di cantare ciò che la selezione karaoke You Tube infila. Una canzone, le emozioni suscitate, mi strozza la gola e all’improvviso il ricordo è così vivido e lucido che sono nuovamente in una delle tante estati indietro, il sole è caldo, il frinire delle cicale è forte, io canticchio una banalissima canzone dell’arlecchino “Rockmantico” Alberto Camerini, Morgana e il Re. D’un tratto, da qualche parte nella mia mente…“filla mia, leggixedda est custa “cancioni”. Tot’unu funta is cancionis de aprimu”, quello era l’incipit per una lunghissima chiacchierata che portava in altri mondi. La mia dolce nonna Lindiri e le sue storie. Il mio cantare maldestro di emozioni e ricordi, ha subito un arresto per il nodo difficile da sciogliere e per le lacrime incipienti. I miei anni scorrono, anche musicalmente e, come in un film, molti dei miei ricordi hanno colonne sonore con la grande capacità di catapultarmi nel passato abolendo distanze spazio temporali, lasciando la sgradevole sensazione del non-ritorno.
Buona giornata anime inquiete!
Claudia Serra