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Milano. Sacchetti frutta a pagamento, parla Catia Bastioli, la produttrice assediata: «Brevetto nostro»

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L’amministratrice delegata Novamont: «Vantaggi personali e favori politici? No, è una tecnologia unica al mondo». L'intervista di Fabio Savelli per il corriere della Sera.it

produttrice buste bio Sezioni«Forse avremmo dovuto investire altrove. Per trasformare impianti vecchi in gioielli nella produzione di granuli da amido di mais e oli naturali. Avremmo dovuto evitare di metterci 500 milioni, spendere risorse in ricerca per brevettare una tecnologia senza eguali. Avremmo dovuto evitare di assumere personale qui, nel nostro Paese». Catia Bastioli, amministratrice delegata del gruppo Novamont, è furibonda. La polemica del costo scaricato su chi fa la spesa per i sacchetti contenitori di frutta e verdura la trova sconcertata. Novamont realizza il cosiddetto Mater-Bi, la materia prima con la quale i produttori, circa 150 aziende in tutta Italia, realizzano sacchetti biodegradabili ultraleggeri.

L’accusa che le muovono è che la scelta introdotta dal governo di far pagare i sacchetti sia un regalo a lei che è a monte della filiera della bioplastica.


«La ritengo una tesi oltraggiosa. Vergognosa. Che si possa connotare politicamente la volontà del governo di recepire una direttiva comunitaria denota a che punto siamo arrivati. Fare carne da macello, per finalità prettamente elettorali, di un brevetto nostro e di una tecnologia patrimonio per il Paese a livello mondiale, offende il lavoro di questi ultimi venti anni».

Lei però ricopre la carica di presidente di Terna. Una nomina al vertice di una società a controllo pubblico arrivata quando al governo c’era Matteo Renzi. Non può nascondere la vicinanza all’ex premier.

«Ho accettato quella nomina dopo grandi perplessità. Me l’hanno chiesto più volte. Ero scettica. Col senno di poi sono orgogliosa di quello che abbiamo costruito. Ho compreso la necessità di una contaminazione tra energia, chimica, agricoltura. È la rivoluzione dell’economia circolare».

Ammetterà che questa misura la avvantaggia.

«Questo è un settore che sta crescendo. Ha cominciato la Francia a permettere l’uso degli shopper biodegradabili nel 2011. Perché sono riciclabili nella raccolta dell’umido. I nostri materiali sono in grado di creare un compost con l’organico in grado di concimare i terreni. Senza disperderlo nelle discariche, con un costo ambientale altissimo. Di smaltimento e di produzione di anidride carbonica»

Fonte Corriere della sera.it

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