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Roma. Il Consiglio di Stato boccia il centro termale a Coaquaddus

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Il centro termale a Coaquaddus, nella costa di Sant'Antioco, non si può fare. Il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso dell'imprenditore iglesiente Ninetto Deriu contro Regione e Comune per il no alla costruzione del centro perché in conflitto con le norme urbanistiche. Nei giorni scorsi la Prima Sezione si è pronunciata sul caso sollevato dalla Gead, la società immobiliare di Deriu, stabilendo che il ricorso debba essere «in parte respinto e in parte non ricevibile».
L'imprenditore aveva prima chiesto la concessione mineraria per poter cercare l'acqua nel terreno di sua proprietà. Dopo averla trovata, con caratteristiche eccellenti certificate anche dal Ministero della Salute, Deriu ha presentato un progetto per la costruzione di un vero e proprio impianto turistico, che avrebbe anche un certo impatto occupazionale (120 posti fissi), per tutto l'anno.
Secondo l'imprenditore si doveva passare da un'intesa con Regione e Comune per modificare l'area da agricola a turistica. Poi arrivò invece il parere di inammissibilità. Deriu fece ricorso, adesso è arrivata la sentenza, che respinge il ricorso dell'imprenditore. «Prendiamo atto di quanto deciso dal Consiglio di Stato e ne saremo estremamente rispettosi », è il commento del sindaco di Sant'Antioco Ignazio Locci.
Ma Deriu non è disposto: «Ho speso un milione e duecentomila euro in studi e trivellazioni per cercare l'acqua termale - dice - la Regione ha avuto un atteggiamento molto contraddittorio: da un lato mi dà la concessione mineraria, dall'altro mi impedisce di sfruttarla con un impianto ad hoc. Io sono deciso ad andare avanti: a breve si dovrebbe mettere mano al Ppr, tenendo conto dell'impatto occupazionale dei singoli progetti. Confido in una nuova impostazione, perché questo è un progetto valido che oltre ad essere redditizio, darebbe molto al territorio in termini di posti di lavoro»..

Antonella Pani - Unione Sarda

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