Pescatori sul piede di guerra per lo stop forzato alle attività di pesca nello specchio di mare fra Pula e Costa Rei, nel sud Sardegna, a causa delle esercitazioni militari. Da oggi e per 10 giorni iniziano le esercitazioni a fuoco a Capo Teulada, con l'interdizione dell' area di mare tra Porto Pino a Punta Niedda, mentre sono state annullate le attività previste per oggi sulla costa orientale tra Punta de Sa Cala e Capo San Lorenzo.
Federcoopesca, Agci e Armatori sardi lanciano un appello alla Regione Sardegna affinché "condivida le argomentazioni dei pescatori sardi, già allo stremo per la crisi esistente, compresi i ritardi degli indennizzi e delle restrizioni già in atto, sostenendo con forza le ragioni del comparto: non deve essere l'inizio di una nuova era di soprusi. Come associazioni di categoria pesca, ci mobiliteremo per capire se ci sarà la possibilità di opporsi legalmente ad eventuali repliche di questo brutto film e - annunciano - per indennizzare le marinerie del sud Sardegna per i danni subiti da questi 15 giorni di incomprensibile e ingiustificata limitazione del diritto al lavoro per i pescatori.
"Le prime vittime dei 'giochi di guerra' sono i pescatori sardi - attaccano - Come sempre a farne le spese sono le imprese, lasciate sole al loro destino da chi dovrebbe invece tutelarle. Dopo le restrizioni militari imposte in tutto il mare sardo alle imprese di pesca e senza neppure poter contare sugli indennizzi, ora arriva la mazzata decisa dallo Stato. Uno schiaffo al sud Sardegna che può far male a tutta l'Isola - sostengono - Non c'è stato alcun avviso preventivo: ed è ancora più grave che si cerchi di addossare ai pescatori la colpa di esserne venuti a conoscenza ad esercitazioni già in atto solo per non avere visto le ordinanze affisse nelle Capitanerie di Porto". Martedì 16 maggio, le associazioni anti militariste e pacifiste Liberu, Comitato Gettiamo le basi, Comitato Su Giassu, Tavola sarda della pace, Sardigna libera, Sardigna Natzione Indipendentzia e Confederazione sindacale sarda terranno un sit-in sotto la sede del Consiglio regionale, in via Roma a Cagliari, a partire dalle 10.30. Una mobilitazione che si affianca alla rivolta dei pescatori: tutti chiedono alla politica un intervento immediato e attaccano la Giunta Pigliaru perchè, denunciano, "subisce ancora una volta arroganza e prepotenza da parte delle autorità militari senza protestare né chiarire quale sia il proprio ruolo e la propria responsabilità di fronte a questi abusi". "L'esercitazione militare denominata "Mare Aperto 2017" rappresenta un salto di qualità in negativo nella storia delle esercitazioni in Sardegna - spiegano i pacifisti in una nota congiunta - Nonostante la smisurata dimensione di demanio e servitù militare già a disposizione, questa esercitazione, che si protrarrà fino al 20 maggio, arriva anche a sconfinare in territorio civile per ampi tratti di mare, precludendo il traffico a pescherecci, imbarcazioni commerciali e turistiche proprio alle porte della stagione estiva, da Costa Rei fino a Santa Margherita, oltre al già ampio tratto del poligono di Teulada. Tutto ciò avviene nel silenzio delle istituzioni politiche regionali, mentre il porto di Cagliari da giorni appare sotto assedio da parte di decine di unità delle Marine militari di diversi Paesi della Nato". "Di fronte a simili soprusi, che scavalcano ogni protocollo di legge e umiliano pubblicamente una classe politica regionale cieca e supina, riteniamo opportuno - chiariscono le associazioni - richiamare ognuno alle proprie responsabilità".
ANSA