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Sulcis. Finti pescatori per mettere le mani sui fondi del Ministero della Difesa

Stampa Regionale
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Scandalo investe il Sulcis: chi è danneggiato dalla presenza delle basi militari percepisce un assegno da 15 mila euro. Finti pescatori per mettere le mani sui fondi del Ministero della Difesa. Molte barche ormeggiate ma pochi pescatori che vivono del frutto del proprio lavoro. Nell’area di Capo Teulada sono tanti che, sulla carta, sono diventati pescatori. Il perché non va ricercato nella crisi o in una sopita passione che si è risvegliata dirompente portando decine di persone all’antica e rischiosa professione, il perché va ricercato nei lauti indennizzi che il Ministero della Difesa devolve a tutti coloro che, a seguito della presenza di una base militare, quella di Capo Teulada nello specifico, non possono lavorare. Quindici mila euro anno che dovrebbero servire per sostenere le famiglie dei pescatori in difficoltà e che invece finiscono nelle tasche di persone che, chi vive nella zona, non ha praticamente mai visto una sola volta. La storia è stata raccontata da Nicola Pinna sulle pagine de La Stampa. “Sto contando le barche ormeggiate - racconta al giornalista Michele Cassisa - anche oggi sono tutte ferme: solo noi siamo andati a pescare. Gli altri in mare non ci vanno mai: basta osservare le condizioni delle barche per capirlo”. E stando a quanto accertato dallo stesso cronista sul molo non vi sono neppure pescatori impegnati nel sistemare o riparare le reti. Ma allora le imbarcazioni che si trovano “parcheggiate” da tempo a chi appartengono? “Non sappiamo di chi siano - commenta Daniele Marica, comandante dello Squalo 2 -. Per la maggior parte appartengono a persone che hanno trasferito la residenza qui per accedere agli indennizzi. E’ la verità, è inutile negarlo. Nei registri dei pescatori ancora attivi compaiono anche donne e ultranovantenni”. Gli indennizzi fanno gola a tante persone, sia ai disoccupati - sempre più numerosi nella zona, colpita da una crisi irreversibile - che ai soliti furbi che, grazie al Ministero che non verifica evidentemente a chi vanno gli indennizzi, possono incassare assegni per un ammontare compreso tra i 12 e i 15 mila euro all’anno. Aumenta il numero dei "pescatori" residenti “La cifra cambia a seconda delle giornate di ‘sgombero’, cioè sulla base dei giorni effettivi di esercitazione - spiega il generale Domenico Pintus, comandante militare della Sardegna -. Questo indennizzo (nel 2015 ha raggiunto gli 8 milioni di euro) viene riconosciuto a tutte le marinerie che operano nei pressi delle basi, ma il 72 per cento va agli operatori che risiedono nel Sulcis”. E il numero dei pescatori cresce anno dopo anno: 82 in più nel 2014, altri 100 nel 2015. A Sant’Anna Arresi e Teulada le richieste di residenza aumentano, e ciò accade soltanto per via degli indennizzi che possono essere richiesti con una semplice autocertificazione. Negli equipaggi anche ultranovantenni e casalinghe. La procura di Cagliari ha avviato già da tempo dei controlli nella speranza di “pescare” i tanti furbetti e non pochi, fino ad oggi, sono finiti nella rete degli inquirenti. “Dagli accertamenti fatti finora emerge che tra gli imbarcati c’erano anche casalinghe e anziani - spiega il tenente colonnello Ivan Giorno -. Poi sono saltati fuori anche pescatori veri che hanno inserito nell’equipaggio tutta la famiglia e finti pescatori che in mare non ci sono mai andati”. Tra i casi più vergognosi quelli di persone che intascavano indennizzi e, contemporaneamente la disoccupazione. Molti di questi personaggi, che danneggiano la collettività, sono stati agevolati da vigili urbani compiacenti accusati di non aver mai verificato che i pescherecci “indennizzati” fossero davvero ormeggiati nei porticcioli della zona.

Redazione Tiscali 25 gennaio 2017

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