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Una analisi del voto di domenica 24 febbraio nel collegio di Carbonia-Iglesias.

Politica Regionale
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Dopo una campagna elettorale povera di contenuti, fortemente caratterizzata nelle ultime due settimane dalla protesta degli allevatori e dalla presenza del leader della Lega Matteo Salvini in Sardegna che ha fatto tappa a Carbonia e in Iglesias, domenica 24 febbraio è votato si per le le elezioni regionali. Chi scrive, utilizzando i dati ancora parziali disponibili sul sito della Regione Sardegna, prova ad analizzare l’esito del voto nel collegio di Carbonia-Iglesias, che corrisponde al territorio della ex provincia del Sulcis.

L’affluenza e il risultato dei candidati presidente: il trionfo di Christian Solinas.

Il primo dato da tenere in considerazione è quello dell’affluenza ai seggi: 51,32%. Dunque in aumento di circa 3 punti rispetto alle regionali di 5 anni fa. Tuttavia vi è da segnalare il calo notevole di Sant’Antioco (quasi 11% in meno) e quello molto più contenuto nei comuni San Giovanni Suergiu, Gonnesa, Tratalias e Santadi, abbondantemente compensato dall’aumento in tutti gli altri comuni tra i quali sono da segnalare il +11% di Portoscuso e il + 5,6 % di Iglesias. L’aumento dell’affluenza è comune in tutta l’isola e potrebbe essere spiegato grazie alla presenza durante l’ultima settimana di campagna elettorale di Matteo Salvini, leader carismatico, che verosimilmente è riuscito a mobilitare una parte considerevole degli elettori che non erano intenzionati ad andare a votare.

Il primo dato evidente è quello della vittoria netta di Christian Solinas candidato della coalizione di centro-destra che ha ottenuto il 49,11% dei consensi contro il 30,6% di Massimo Zedda distanziandolo di ben 10.827 voti. Il voto disgiunto, speranza del centrosinistra per ottenere un buon risultato, sembra non aver avuto effetti limitati nel nostro collegio. I dati ancora provvisori (manca ancora una sezione del comune di Giba) indicano Solinas viene superato dalle liste che lo sostenevano di circa un centinaio di voti mentre Zedda ottiene poco meno di 2.600 voti in più rispetto alla sua coalizione.

Solinas ha vinto in tutti i comuni, tranne Carloforte che ha sorriso a Massimo Zedda, con un margine con un margine molto ampio, di poco più alto rispetto al dato regionale (47,78). Il risultato non è omogeneo: si passa da un distacco abissale nei piccoli comuni del Basso Sulcis, zona tradizionalmente fedele al centrodestra, superiore ai 40 punti di scarto medio (è quasi incredibile il 72 a 12 di Narcao), più contenuto nei centri che possono essere considerati di medie dimensioni (superiore al 25% a S. Giovanni Suergiu e a Domus Novas), più ridotto ma sempre notevole a Iglesias e Sant’Antioco (circa 15%), inferiore al 5% negli ormai ex fortini rossi di Carbonia e Gonnesa.

Arriva terzo con il 10,73 % dei consensi il candidato del movimento 5 Stelle Francesco Desogus, praticamente allineato al dato regionale (11,19%). Chi consegue un risultato migliore rispetto al dato regionale è l’ex presidente della regione Mauro Pili che ottiene il 5.15% ma che perde circa 2 voti su 3 rispetto a 5 anni fa quando si era presentato con 4 liste che sostenevano la sua candidatura ottenendo un ottimo 12%.

Poco più del 2% per Paolo Manichedda che curiosamente viene superato dal risultato della sua lista che passa dai 480 voti di 5 anni fa, allora alleata del centrosinistra, ai 1219 attuali, soprattutto grazie alle 900 preferenze ottenute dall’ex sindacalista della CISL Fabio Enne. Gli indipendentisti di Autodeterminatzione che canidavano Andrea Murgia alla presidenza ottengono l’unico risultato degno di nota a Villaperuccio (18,51% e il 23,5% alla lista collegata) e restano inchiodati al 1.93% nel collegio; ancora meno prende Vindice Leccis (0,4%) appoggiato dalla sola lista della Sinistra Sarda.

I risultati delle liste: chi scende e chi sale.

Se il distacco tra Solinas e Zedda è notevole ancora più grande è la distanza tra le liste collegate ai due contendenti principali. Nel complesso le listre del centrodestra sfiorano il 53% dei consensi mentre quelle di centrosinistra si fermano a poco più del 28%.

Negli ambienti della sinistra sulcitana la speranza di una buona prestazione, non si parlava di vittoria ma quantomeno di contenere la sconfitta in limiti accettabili, era riposta nella tenuta del Partito Democratico in forte crisi di consensi iniziata con la disastrosa prestazione delle elezioni politiche dell’anno scorso e preceduta dalla rovinosa sconfitta nelle elezioni comunali di Carbonia del 2016. I numeri raccontano una vera e propria disfatta: i 10802 voti conseguiti nel 2014 si sono ridotti agli attuali 6398, con una perdita secca di oltre 4400 voti. Crollano dunque anche le preferenze di Pietro Cocco che in cerca del terzo mandato ottiene circa 800 voti in meno rispetto a 5 anni fa mentre è discreto il risultato dell’ex sindaco di Carbonia Giuseppe Casti (oltre 1700 preferenze di cui 1100 in città). Nonostante questa emorragia di voti il Partito Democratico con il 11.8% si conferma di un soffio primo partito nel Sulcis Iglesiente.

Chi nell’ambito del centrosinistra ottiene un ottimo risultato è la lista Liberi e Uguali: guidata da Luca Pizzuto, con circa 2700 preferenza individuali ben 1000 in più di quelle ottenute 5 anni fa con Sinistra Ecologia e Liberà, arriva al 6,9%. È interessante notare come LEU sia diventata la prima lista del centrosinistra in tutti i comuni Basso Sulcis e dell’Arcipelago anche grazie alla buona performance del vicesindaco di Masainas Ilaria Portas che ottiene 1300 preferenze. Discreto anche il risultato di Campo Progessista, trainata dagli oltre 1.200 voti dell’iglesiente Simone Pinna che conferma il risultato ottenuto con 5 anni fa quando era candidato con SEL, sia di “Noi la Sardegna con Massimo Zedda” che sfiorano entrambe il 4%. Marginali il risultato delle altre 4 liste della coalizione di centrosinistra che raccolgono complessivamente l’ 1,6%.

Nello schieramento di Centrodestra, che si presentava con 11 liste, si delinea un certo equilibrio nel collegio. Arriva primo il Partito Sardo d’Azione con l’11,2% superando di poche decine di voti la Lega di Salvini. A questo ottimo risultato del PSdAz hanno contribuito sia il fatto che fosse il partito del candidato presidente sia la presenza in lista di elementi esperti e con un profondo radicamento sul territorio. Fondamentale la performance del consigliere comunale di Carbonia Fabio Usai che raccoglie circa 3300 preferenze e risulta essere di gran lunga il più votato in tutto il collegio. Importanti anche le oltre 1600 preferenze del consigliere uscente Paolo Dessì (eletto nelle fila Forza Italia) e le 815 di Marinella Grosso ex assessore nella giunta provinciale di Tore Cherchi con un passato nel Partito Democratico.

Notevole anche il balzo in avanti della lista Fratelli d’Italia che dal 2,44% del 2014 arriva al 7,37% beneficiando dell’apporto delle oltre 2600 preferenze di Gigi Rubiu approdato dall’UDC alla fine della scorsa consigliatura. Chi perde terreno è proprio l’UDC orfano dell’appena citato Rubiu che passa dal 12% al 4,6% ma che tuttavia si può consolare con i risultati buoni risultati ottenuti a Iglesias dell’ex sindaco Luigi Perseu e dell’assessora in carica Angela Scarpa. Va ancora peggio a Forza Italia che dal 15.7% crolla al 3.27%. È probabile che buona parte dei voti degli azzurri siano stati assorbiti dalla lista civica Sardegna 2020 con il vicesindaco di Narcao Andrea Tunis che colleziona oltre 2300 preferenze seguito dalle 700 di Maria Cristina Marongiu che risulta essere la più votata in assoluto a Sant’Antioco. Si fermano attorno al 3% i Riformatori Sardi e Sardegna Civica. Attorno l’1,5% l’apporto delle tre liste restanti.

Discorso a parte deve essere fatto per la Lega che con l’11,18% ottenuto nel nostro collegio nel centrodestra è seconda solo al PsdAz per poche decine di voti. Senza ombra di dubbio il leader Matteo Salvini è riuscito a far convergere buona parte del voto che può essere definito di opinione verso il simbolo del suo partito con gli elettori che hanno espresso pochissime preferenze individuali per candidati che erano pressoché sconosciuti ai più. Come esempio valga il caso dell’unico seggio del comune di Villaperuccio: su 57 schede con il simbolo della Lega barrato erano appena 9 quelle che esprimevano una preferenza per un candidato. Alla fine dei conteggi il più votato nella lista risulta Michele Ennas con 876 preferenze.

Discorso simile a quello della Lega, con opportune differenze, si può fare per la lista del Movimento 5 Stelle che viene dato da tutti i commentatori in caduta libera. In effetti il risultato sembra essere piuttosto deludente visto che dal 42% ottenuto solo un anno fa alle elezioni politiche ha ottenuto appena il 9.8%. Evidentemente per il movimento fondato da Beppe Grillo si pone un problema di radicamento nel territorio: dei quattro candidati solo Paolo Zandara è riuscito a superare le soglia delle 1000 preferenze, a questo bisogna aggiungere il fatto che oltre la metà delle preferenze individuali ottenute dai candidati (2308 complessivamente) espresse in tutto il territorio si sono concentrate a Carbonia governata dal 2016. In ogni caso se si tiene in considerazione il fatto che i candidati, tutti neofiti della politica, si sono trovati a competere su una scala territoriale ampia e che sono stati praticamente abbandonati dai leaders nazionali il risultato in fondo non è così negativo.

Gli eletti e le storture della legge elettorale. Il voto alle donne.

Al momento, ricordiamo che ancora non sono disponibili dati ufficiali definitivi, secondo i calcoli effettuati dagli staff dei candidati sarebbero eletti soltanto Fabio Usai (PsdAZ) e Michele Ennas (Lega) mentre ancora balla il seggio che dovrebbe spettare a Gigi Rubiu che potrebbe andare al collegio di Oristano. Sembra certo che il Sulcis perderà un rappresentante eletto direttamente nel territorio al quale potrebbero sopperire in qualche modo gli iglesienti eletti nel collegio di Cagliari Giorgio Oppi (entrato per la prima volta in consiglio regionale nel 1979) e Carla Cuccu del Movimento5Stelle.

Questo esito è dovuto ad alla “sfortunata” combinazione di due fattori: il sistema elettorale adottato in Sardegna e il numero di voti ottenuto dalle singole liste. Infatti il sistema elettorale in vigore garantisce, a certe condizioni, il premio di maggioranza al candidato presidente che arriva primo ma distribuisce i seggi con il metodo proporzionale puro. A questo bisogna aggiungere che gli 8 collegi in cui è suddiviso il territorio sardo, corrispondenti alle vecchie provincie, hanno una ampiezza (ossia la dimensione riferita numero di elettori) molto variabile. Esiste un collegio molto grande che è quello di Cagliari dal quale almeno in partenza dovrebbero “uscire” 22 consiglieri su 58 (2 seggi sono riservati ai 2 candidati presidenti più votati), e altri piccoli come il nostro (appena 4 su 58) o addirittura molto piccoli come quelli del Medio Campidano e dell’Ogliastra. Questo tipo di suddivisione penalizza i collegi più piccoli che nel calcolo dei quozienti interi e dei resti più alti perdono seggi a vantaggio dei collegi più grandi in maniera quasi fisiologica, specialmente quando dalle urne nei collegi minori non emergono partiti capaci di superare il 15% a livello locale, una soglia che solitamente garantisce un “resto alto”. Come abbiamo visto è proprio ciò che è accaduto nel nostro collegio ed in effetti Usai ed Ennas (e Rubiu se eletto) passeranno grazie a questo meccanismo.

Chi scrive ritiene opportuno che la nuova assemblea regionale corregga al più presto queste storture in modo da garantire per ogni territorio la rappresentanza prevista in partenza. Inoltre per evitare ulteriori problemi in futuro sarebbe opportuno semplificare la scheda eliminando i simboli dei partiti stampati alla destra del nome del candidato presidente. Infatti quei simboli, oltre ad occupare tanto spazio, erano una ripetizione inutile che ha mandato in confusione molti elettori e di conseguenza i presidenti di seggio hanno avuto notevoli difficoltà nell’interpretare il voto.

Infine un commento sul risultato delle donne. Per la prima volta, oltre ad essere obbligatoria la presenza di almeno il 50% dei candidati donna in lista, era prevista la doppia preferenza di genere cioè la possibilità per ogni elettore di poter votare un uomo e una donna purché facessero parte della stessa lista. Lo scopo era quello di favorire la partecipazione delle donne e di aumentare il numero di elette nella massima assemblea regionale. Sembra che questo escamotage non abbia funzionato: è pur vero che secondo alcuni conteggi non ufficiali le donne elette dovrebbero essere 8 dunque in aumento rispetto alle 4 della tornata precedente ma continuano a rimanere in numero piuttosto basso. Nel Sulcis l’unica donna ad aver superato la quota delle mille preferenze personali è la già citata Ilaria Portas (1300) candidata con la lista di LEU dove sembra aver funzionato il tandem con Luca Pizzuto. Seguono in questa graduatoria, molto distanti sotto i 900 voti: Angela Scarpa ( Udc – 897), Ilaria Pisu (PD - 865), Marinella Grosso (PsdAz - 815), Maria Cristina Marongiu (Sardegna 2020 – 698). Decisamente più indietro tutte le altre 40 candidate nel collegio. Sembra dunque che nel Sulcis l’attività politica a livelli superiori debba rimanere una prerogativa esclusivamente maschile.

Un risultato a sorpresa o esito scontato?

L’unico sondaggio disponibile prima del voto dava Massimo Zedda indietro di 5 punti rispetto Solinas mentre gli exit polls diffusi subito dopo la a chiusura delle urne annunciavano un possibile testa a testa tra i candidati dei due schieramenti principali. Come abbiamo visto il risultato è stato totalmente diverso e si è confermata la tendenza iniziata nel 1994, anno in cui andava a definirsi il sistema politico bipolare in Italia, che vuole l’alternanza tra destra e sinistra al governo della Regione. L’ampio margine di distacco tra Solinas e Zedda e l’exploit della Lega hanno destato molta sorpresa negli elettori che per spiegare il risultato del voto hanno utilizzato, soprattutto durante la settimana scorsa, due formule diverse ed estremamente brevi e lapidarie. Sui social network, soprattutto nelle bacheche dei simpatizzanti della sinistra, in estrema sintesi si leggeva che “i sardi non hanno memoria” (in riferimento alle esternazioni degli anni passati di alcuni esponenti della Lega), mentre nei bar o negli ambulatori si sentivano spesso persone commentare <<la gente si è rotta le scatole” (utilizzando un eufemismo) che sembrava quasi una sorta di giustificazione per l’esito del voto.

Analizzando più a fondo la situazione un risultato simile era prevedibile sia a livello regionale sia a livello territoriale. Tralasciando aspetti più generali, come ad esempio il “vento di destra” che soffia sull’intero paese rafforzato dalla presenza del leader della Lega Salvini con le forze di sinistra in generale fortemente screditate agli occhi degli elettori, guardando allo specifico della nostra Terra, oltre al fatto che molti giovani continuano ad emigrare, probabilmente anche la protesta dei pastori ha influenzato, sebbene sia difficile dire quanto, il voto. Ma in realtà è tutto il mondo delle campagne ad essere in sofferenza: quasi tutte le aziende del settore agricolo oltre alle avversità climatiche devono spesso affrontare problemi burocratici con le varie agenzie regionali che si traducono in ritardi nel pagamento di premi ed indennizzi. Se infine aggiungiamo che nell’era dei social network il “governo dei professori” ha avuto forti difficoltà a comunicare anche i buoni risultati ottenuti in numerosi ambiti (ad esempio il progetto Iscola o il REIS) addirittura arrivando al punto di essere percepito, in certi momenti, ostile da tanti sindaci, il risultato non è così clamoroso e probabilmente ha ragione chi afferma che la <<gente si è rotta le scatole>>.

Per comprendere a fondo il risultato del voto nel nostro territorio prima di tutto bisogna tenere in considerazione la forza oggettiva delle liste del centrodestra: già 5 anni fa pur essendo inferiori di numero superarono di 2300 voti quelle di sinistra nonostante la sconfitta di Ugo Cappellacci. Inoltre Christian Solinas, nonostante sia stato messo in ombra dal leader della Lega Salvini, ha preparato nei minimi dettagli queste elezioni come del resto tutto il centrodestra: abbiamo già spiegato come nella lista del PsdAz vi fossero candidati con un lunghissima esperienza in politica, ma lo stesso vale per le altre liste del centrodestra che potevano vantare la presenza di numerosi amministratori locali (sindaci, ex sindaci e assessori) che invece erano presenti in misura minore nelle liste di centrosinistra. A quanto appena spiegato bisogna aggiungere le numerose questioni locali che hanno lasciato scontenti gli elettori. Tra le tante, solo per citarne alcune e senza addentrarci nei dettagli, segnaliamo la crisi iniziata più di 10 anni fa nel polo industriale di Portovesme con il riavvio dello stabilimento Syder Alloys che ogni giorno che passa diventa sempre più una chimera; la dolorosa quanto necessaria riforma sociosanitaria (i numeri previsti dal DM 70 non “perdonano” e la situazione trovata in partenza dalla giunta di centrosinistra era tutt’altro che rosea) i cui effetti tardano ad essere percepiti mentre non passa settimana dove non si registrino disguidi o carenze per gli utenti di questo settore estremamente delicato; la riforma degli enti locali del 2016 che ha abolito le ex nuove provincie (quasi un ossimoro) e ha creato l’enorme provincia del Sud Sardegna, ancora retta da un commissario e dunque priva di guida politica, mancante della “testa” naturale che dovrebbe essere Cagliari che invece con il suo hinterland è diventata città metropolitana e comincia ad ottenere finanziamenti mentre molte strade del Sulcis versano in uno stato simile all’abbandono.

Naturalmente quelle appena elencate sono questioni estremamente complesse che richiedono ore di approfondimenti per essere comprese affondo. Sicuramente chi conosce queste problematica da dentro sa fornire giustificazioni, più o meno plausibili, per spiegare la mancanza di soluzioni. Tuttavia i comuni cittadini del Sulcis-Iglesiente giustamente pretendono risultati concreti che purtroppo non sono arrivati.

Stando così le cose sembra essere ancora più veritiero l’assunto <<la gente si è rotta le scatole>> rispetto a <<i sardi non hanno memoria>>. Dunque era inevitabile che i sardi, e i sulcitani in particolar modo, voltassero le spalle alla sinistra che governava la regione e ancora governa ampie fette di territorio. Di conseguenza, per la prima volta, le forze eredi del glorioso PCI, che fino a pochi anni fa riscuotevano un notevole consenso in zona, non avranno nemmeno un rappresentante sulcitano alla massima assemblea sarda. Sicuramente questo fatto sarà argomento di dibattito in seno ai dirigenti delle forze di sinistra che non possono consolarsi con il fatto di essere arrivate nettamente davanti al M5S soprattutto grazie a Massimo Zedda che è riuscito ad evitare il disastro totale che si prospettava prima della sua candidatura.

In chiusura i migliori auguri di buon lavoro ai nuovi rappresentanti del Sulcis Iglesiente con la speranza che riescano ad interpretare al meglio le istanze del nostro territorio.

a cura di Roberto Pinna

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