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Regionali. Nel collegio del Sulcis Iglesiente la dura selezione darwiniana dei 96 candidati (di Giovanni Di Pasquale)

Politica Regionale
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Nel collegio del Sulcis Iglesiente si presentano, francamente troppi, novantasei candidati per quattro o, forse, tre posti in consiglio regionale. Ventiquattro le liste a sostegno dei sette aspiranti alla presidenza a Villa Devoto, pure questi decisamente in eccesso, visto che, tra le altre cose, l’elezione del presidente della regione avviene con sistema maggioritario a turno unico: l’unica possibilità che i perdenti tornino in ballo è quella della cosiddetta “anatra zoppa”, laddove nessuno dei candidati ottenga un voto in più del 25 per cento, per cui non scatterebbe il premio di maggioranza. 01 27 19 elezioni regionali2019Uno su ventriquattro dei concorrenti ai posti nell’assemblea di Via Roma, nella migliore delle ipotesi, o su trentadue, nella peggiore, sarà baciato dal successo, una dura selezione che non sarebbe dispiaciuta a sir Charles Darwin.

A scorrere le liste – undici per il centrodestra, otto per il centrosinistra, una per ciascuno degli altri cinque pretendenti all’alto soglio – i nomi a dir poco sconosciuti non son pochi e non potrebbe essere altrimenti. In un panorama regionale (e non solo) in cui la partecipazione politica e al voto va riducendosi al lumicino, come ha, pur nella sua specificità, mostrato drammaticamente l’elezione suppletiva nel collegio maggioritario della Camera di Cagliari, sarebbe strabiliante il contrario. Le liste però continuano a proliferare, nell’illusione che più nomi si porgano al vaglio degli elettori, più voti sia possibile portare alla coalizione o al partito: un fenomeno già analizzato alle comunali, con il desolante risultato dei candidati a zero, uno, due voti e così via.

Di converso, la mancanza di militanti da mettere in pista per una seria corsa alle preferenze – alle regionali, a differenze delle politiche, sono previste, per fortuna – ha fatto sì che si sia data la caccia al sindaco o all’ex primo cittadino da candidare e diverse liste, anche al primo tentativo, sono ben ricche di questa sorta di “usato sicuro”.

Cominceremo l’analisi delle diverse formazioni del locale collegio partendo dal centrodestra dell’ex assessore ai Trasporti della giunta Cappellacci, il leader sardista Christian Solinas che è stato eletto senatore l’anno passato in virtù dell’accordo con la Lega di Matteo Salvini, il quale l’ha successivamente imposto come candidato alla presidenza. Partiremo dunque da lui, perché a più d’uno, tra i quali chi scrive, pare il più accreditato al successo finale: per la forza della sua coalizione e per il vento che spira alle spalle del vascello del centrodestra a trazione leghista. Il fatto che la Lega, pur priva di militanti di una certa visibilità in Sardegna, abbia deciso di presentarsi con il proprio simbolo, significa che, sondaggi alla mano, ritiene di poter concorrere da par suo alla primazia.

La lista del PSdAz, per altro, è una delle più forti e si candida all’ottenimento del quorum. Spiccano i nomi di Paolo Dessì, sindaco di Sant’Anna Arresi dal 2000 al 2015, gran collettore di preferenze nel suo paese e nel Basso Sulcis, traghettate da un partito all’altro nelle campagne elettorali per le regionali, attualmente consigliere in carica; c’è Fabio Usai, uno specialista nella raccolta di voti personali al di là delle liste in cui si è presentato alla comunali di Carbonia, arrivando a sfiorare il migliaio nel 2016, pronto adesso a sfoderare la sua forza anche fuori dalle mura della sua città in virtù di un lavoro certosino svolto negli ultimi anni in vista dell’appuntamento del 24 febbraio; c’è poi Marinella Grosso, ex assessore provinciale e consigliere comunale di minoranza a Portoscuso; infine, chiude il quartetto Maria Grazia Macis.

I Riformatori Sardi puntano in particolare su uno degli uomini più in vista del partito, l’ex consigliere regionale ed ex segretario della Camera del Lavoro Peppino La Rosa: ci aveva provato anche la volta scorsa, vanamente, questa volta con un successo di Solinas le possibilità aumenterebbero; Gianni Melis è l’altro nome noto, sia per la sua attività in ambito culturale con il festival Narcao Blues, una delle più longeve e prestigiose, e non solo in ambito regionale, sia per essere stato sindaco del suo paese nonché consigliere provinciale; outsider di un certo peso è Patrizia Mattioni, iglesiente, già direttore del Consorzio di Bonifica del Cixerri; il quarto nome è quello di Alessandra Murru, assessore a Musei.

Gigi Rubiu, ex fedelissimo di Giorgio Oppi e consigliere regionale in carica eletto nelle file dell’UDC, ha lasciato da tempo questa compagine per approdare sotto le insegne di estrema destra dei Fratelli d’Italia. È certamente il candidato più importante nella lista anche se, nel frangente, dovrà dimostrare di saper trasportare nel partito di Giorgia Meloni l’ingente consenso – quasi 4 mila voti – ottenuto altrove, ancorché nel centrodestra, nel 2014. Lo accompagnano nell’avventura Veronica Impera, assessore a Santadi; Massimo Melis, ex assessore e consigliere comunale di Sant’Antioco; Orietta Mura, assessore di Portoscuso.

L’UDC sarà ancora una volta orfana del “grande capo” Giorgio Oppi, di nuovo in lizza a Cagliari. La lista centrista punta però non poco sul voto iglesiente, con le candidature dell’ex primo cittadino Ginetto Perseu e dell’attuale assessore alle Politiche Sociali Angela Scarpa: non stupirà il lettore apprendere che quest’ultima fa parte di un esecutivo a guida PD, essendo ben noto il sistema “a geometria variabile” da lunga pezza sperimentato felicemente dall’inossidabile “Giorgio”. A coprire altre aree del territorio, ecco Learco Fois, sindaco anni fa in quel di Giba e oggi consigliere d’opposizione e il medico Patrizia Congiu che nella sua Carloforte è stata assessore.

La Lega alla fine, come detto, ha deciso di affrontare la sfida con una lista propria: segno, si accennava, di una fiducia nel risultato probabilmente corroborata da segnali concreti. Un volto conosciuto, quanto meno dai cacciatori, è quello di Monica Atzori, titolare di un’armeria a Carbonia, che nel suo profilo Facebook sfoggia un selfie con il Capitano; un particolare che l’accomuna all’iglesiente Michele Ennas, ingegnere della sicurezza; completano la lista leghista l’avvocato cagliaritano Marina Francesca Bardanzellu, originaria di Ozieri e Adriano Scanu.

Forza Italia, partito un tempo “dominus” incontrastato dell’area di centrodestra, deve oggi recuperare parecchio terreno per ottenere un quorum nella sfida del mese venturo. Punta in particolare sul battagliero consigliere comunale di opposizione a Iglesias Luigi Biggio, un politico di indubbia esperienza nella scena locale ad onta dei suoi quarantun’anni. Lo affiancano Claudia Cannas, laureata in economia che lavora nell’azienda di famiglia, Maurizio Cucchiara, di Carbonia, consulente delle imprese e degli enti locali e, per finire, Anna Mariani.

Sardegna Civica è un movimento che, a proposito di quanto si scriveva sopra, poggia tante delle sue non poche speranze sull’impatto sulle comunità locali delle figure dei sindaci, non per altro ha fra le sue figure di spicco il primo cittadino di Castelsardo Franco Cuccureddu. Nel collegio della Sardegna sudoccidentale capeggia la lista il numero uno dell’amministrazione comunale di Portoscuso Giorgio Alimonda e la chiude Gianfranco Trullu, avvocato e sindaco di Perdaxius, assai noto per la sua attività professionale in tutto il territorio. Ci sono inoltre la giornalista dell’Unione Sarda e Videolina Ilenia Mura, corrispondente da Iglesias e la commerciante di Carbonia Valentina Cattari.

Fortza Paris fu, un tempo, il frutto di una scissione “a destra” del PSd’Az guidata da Efisio Serrenti che, nel 1999, consentì a Mariolino Floris di trovare i numeri e varare la prima delle tre giunte di una legislatura a dir poco burrascosa. Oggi si ritrova con gli antichi compagni di viaggio, ormai collocati decisamente sulla “rive droite”. I nomi della lista per il Sulcis Iglesiente sono quelli di Elisa Diana, Roberto Fara, Sabrina Tacconi, Attilio Ventura.

L’UDS – acronimo di “Unione Dei Sardi” – creata nel 2004 da Mariolino Floris, ripropone Sandro Masciarelli, già assessore provinciale e comunale in giunte di vario colore, a caccia di un risultato che gli è più volte sfuggito. Chiamati ad aiutare il raggiungimento del risultato Daniela Fois, Mario Pes e Vanessa Pili.

Nando Pellegrini, a capo della giunta comunale di Fluminimaggiore fino all’anno scorso, capeggia la lista di Energie per l’Italia, movimento della destra moderata fondato da Stefano Parisi, ex dg di Confindustria, manager di imprese quali Fastweb, direttore generale a Milano del sindaco Gabriele Albertini. I restanti tre posti sono coperti da Stefania Secci, Mauro Dessì e Marina Nioi.

Si palesa decisamente agguerrita Sardegna 20Venti, creatura del consigliere regionale eletto con Forza Italia Stefano Tunis che, per avere il via libera all’operazione ha dovuto non poco penare, vista l’opposizione di alcuni maggiorenti sardi del partito azzurro, consci che la nuova sigla potrebbe finire per pescare in un medesimo e non più abbondante bacino elettorale. L’interessato non se n’è curato più di tanto e, ottenuto il placet dalle alte sfere di FI, presenta un suo cugino, il vicesindaco a Narcao Andrea Tunis, figlio di Gianfranco, democristiano e centrista di lunghissimo corso e fortuna. Corrono al suo fianco due sindaci: Antonio Vigo, di Calasetta e Laura Cappelli, di Buggerru. A chiudere Chicca Marongiu, imprenditrice del turismo di Sant’Antioco.

Nel pronostico, Solinas dovrà vedersela in primo luogo con quello che è ormai stabilmente, almeno alle politiche, il primo partito della Sardegna. Si sottolinea l’inciso, in quanto è ormai consolidato da diversi risultati il fatto che alle regionali il M5S non riesca a confermare i numeri in campo nazionale: “a contrario” si deve specificare che il partito fondato da Beppe Grillo si presenta per la prima volta alle regionali sarde, disertate cinque anni fa per decisione del Fondatore a causa dei contrasti nati in seno ai militanti. Il Movimento 5 Stelle, “more solito”, non fa coalizioni – loro le chiamano “ammucchiate”, a parte ovviamente quella gialloverde – e, dunque, il candidato alla presidenza Francesco Desogus, funzionario dell’area metropolitana di Cagliari si appoggia, nel nostro territorio, su soli quattro candidati, tutti di Carbonia, votati sulla piattaforma Rousseau. Il pediatra Paolo Zandara, compagno incidentalmente dell’assessore comunale alle Politiche Sociali Loredana La Barbera; Carla Mario, assessore della giunta Massidda dimessasi per motivi mai chiariti ma certo differenti da quelli «personali» delle dichiarazioni ufficiali; Nicolò Murgioni, studente universitario; Carla Cannas, prima dei non eletti alle elezioni comunali. Il Movimento si presenta all’appuntamento spaccato: non è sfuggito il fatto che ieri, al gazebo installato nei pressi del mercato, i candidati presenti fossero solo Zandara e Murgioni. La sfida tra i due tronconi, palesatasi da tempo, sia in occasione delle dimissioni della Mario, sia per le posizioni critiche nei confronti della conduzione del M5S a Carbonia e in municipio espresse dalla Cannas sui social, sarà sulla messe di preferenze: è probabile, infatti, che la formazione pentastellata riesca ad ottenere un quorum, che potrebbero diventare due in caso di vittoria.

Il risultato delle suppletive di Cagliari, accantonato il rovinoso “quindici virgola” dell’affluenza, ha ridato entusiasmo alle truppe impegnate nella difficile rimonta di Massimo Zedda, sindaco di Cagliari e leader della coalizione di centrosinistra. Il quale ce la sta mettendo tutta per smarcarsi dai suoi eventuali predecessori, ancorché non pochi di essi si ripresentino al vaglio dell’elettorato. Idiosincrasie a parte, la figura di Zedda era probabilmente fra le ultime spendibili da un centrosinistra esangue, capace in Sardegna di collezionare, nelle ultime tornate elettorali, sconfitte tra cui alcune perfino storiche, come per esempio lo spodestamento di Giuseppe Casti a Carbonia, da parte di Paola Massidda e del M5S.

Casti però, a poco meno di tre anni dalla scoppola, prova a prendersi la rivincita sul destino cinico e baro che l’ha marchiato come primo sindaco in carica a consegnare agli avversari un consolidato dominio di sinistra e centrosinistra, per giunta ai detestatissimi grillini. La sua appare davvero la sfida della vita e non delle più agevoli: nella lista del Partito Democratico, infatti, l’eventuale – quanto mai eventuale, a meno di una vittoria di Zedda – quorum gli è conteso nientemeno che dal capogruppo in consiglio regionale Pietro Cocco, che aspira al terzo mandato. Cinque anni fa si lasciò dietro Pietro Morittu, compagno di corrente – quella di Antonello Cabras – di Casti: ma tanta acqua è passata sotto i ponti del PD, da quel febbraio 2014, gli equilibri, probabilmente, sono ormai stati spezzati. In lista con i due big, Ilaria Ottavia Pisu, assessore all’Ambiente di Domusnovas e Simonetta Ulargiu, operatrice sociosanitaria nonché già componente della commissione Pari Opportunità della provincia di Cagliari.

Se dal PD Zedda si aspetta il grosso del consenso per la risalita della china, ci sono, come detto, altre sette liste a concorrere a un successo che avrebbe del clamoroso, a cominciare da Liberi e Uguali, capeggiata da Luca Pizzuto, consigliere uscente, uno degli esponenti politici più esperti nonostante la giovane età. Con lui, Alberto Pani, avvocato iglesiente, il vicesindaco di Masainas Ilaria Portas, capo di Gabinetto dell’assessorato regionale della Pubblica istruzione e Daniela Pusceddu, studentessa fluminese di Economia.

"Campo Progressista Sardegna  con Massimo Zedda"  schiera  due rappresentanti delle istituzioni locali: Enrica Mereu, assessore della giunta Corrias a Fluminimaggiore e Simone Pinna, consigliere comunale di Iglesias. Completa l’elenco l’antiochense Riccardo Diana, coordinatore di CP nel Sulcis Iglesiente e Simona Deidda, attivista per i diritti umani.

La presenza di liste di sinistra non indirizzate su formazioni specificamente presenti in ambito più vasto, con candidati provenienti dalla cosiddetta “società civile”, è uno dei punti su cui poggiano le aspirazioni del centrosinistra: Noi, La Sardegna con Massimo Zedda candida Roberta Cannas, Maurizio Melis, Giovanni Martino Puddu e Paola Parigi; Sardegna In Comune con Massimo Zedda Diego Loi, Sandy Carboni, Carla Cancedda, Alessandro Cangioli; i Cristiano-Popolari e Socialisti Silvana Curti, Silvio Faedda, Enrico Schirru, Marianna Tiddia; Progetto Comunista, Joel Carboni, Lucia Corona, Patrizia Emanuela Pinna, Rinaldo Seu; Futuro Comune Marina Fanari, il medico endoscopista dell’ospedale Sirai Mauro Liggi, figlio dell’ex assessore comunale PD e vicesindaco di Carbonia Maria Marongiu, Alessandro Murgia e Valeria Muroni. Un gran numero di concorrenti di cui è davvero difficile valutare preventivamente il possibile apporto alla causa.

Il Partito dei Sardi, in vista dell’appuntamento del 24 prossimo, ha fatto un grande battage, accuratamente preparato dal suo leader Paolo Maninchedda. Progressivamente staccatosi dall’area di governo della regione, organizzate “primarie” da cui è emerso trionfatore ancorché competitor pressoché solitario, determinato a non accodarsi a nessuno dei due cartelli – a quello di centrodestra l’ingresso pare fosse inibito preventivamente – l’ex assessore della giunta Pigliaru ha calato un asso sul tavolo elettorale del Sulcis Iglesiente: Fabio Enne, lasciata la segreteria della Cisl territoriale, dopo anni in cui le indiscrezioni che lo volevano candidato in varie tornate sono state puntualmente smentite, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, e che ostacolo. Con lui Carlo Maramarco, che del PdS è coordinatore a Cagliari, Mariella Piredda, già assessore a Sant’Antioco e Alessia Marongiu.

Una delle sfide più intriganti, a capo di Sardi Liberi, è quella di Mauro Pili. Assai presente sui social e sugli organi di informazione ad onta del fatto che da tempo, a seguito dell’uscita da Forza Italia e della fondazione del movimento indipendentista Unidos, non sieda più in alcuna assemblea elettiva, l’ex presidente della regione ed ex sindaco di Iglesias ha saputo raccogliere le forze per tentare, con ardua salita, la vetta del seggio per sé e, chissà, altri compagni di strada. Gli apporti giungono anche da Progres e da spezzoni sardisti non entusiasti per la svolta “verde” di Solinas. Nel Sulcis Iglesiente gli è fedele anche questa volta Luciano La Mantia, conduttore di una plurilustre fortunatissima trasmissione di musica e informazione soprattutto politica, almeno da quando il popolare Luciano ha deciso di affiancare la sua attività di speaker e imprenditore a quella di militante spesso candidato. Questa sua ennesima discesa in campo, dopo le altre che non hanno sortito l’esito sperato, mostra un indubbio coerente coraggio ma il risultato è tutt’altro che facile. La lista in cui trova posto comprende l’iglesiente Rita Melis, combattente di primissimo piano nelle battaglie per la sanità locale, l’avvocato Paolo Aureli, impegnato per l’obiettivo della zona franca e, per finire, Silvia Ibba, laureata nelle Scienze della Comunicazione.

A proposito di previsioni, sfidando il rischio di figurare alla stregua del pirandelliano Rosario Chiarchiaro, non ci si sottrarrà dal prevedere una certa qual fortuna ad Andrea Murgia, candidato alla presidenza della giunta regionale per Autodeterminatzione, lista derivante da un cartello di ispirazione sovranista-indipendentista composta da RossoMori, Irs, Sardigna Natzione, Liberu, Sardegna Possibile, Gentes e Radicales Sardos. Intelligente la scelta del rassemblement o, per meglio dire, s’assotziu: preso atto che la legge elettorale è rimasta la stessa che impedì all’alleanza guidata dalla scrittrice e attrice Michela Murgia l’ingresso in consiglio, Murgia e compagnia ha ben deciso di entrare sul rettangolo di gioco con una sola squadra: il 5% basterà a non essere nuovamente estromessi, laddove non bastò poco meno del 7. Nel collegio dell’ex provincia di Carbonia Iglesias, si porgono al voto Maria Grazia Peis, presidente della coop Carbonia Futura, la commerciante Viola Secci, proveniente da esperienze nella sinistra radicale, l’infermiere gonnesino Renato Tocco, coordinatore di sala operatoria in un clinica privata e promotore delle bellezze naturalistiche del territorio e Francesco Uccheddu, militante di lungo corso di Irs.

Per finire, la lista della sinistra inflessibile e solitaria, guidata dal giornalista e scrittore Vindice Lecis, ultimo arrivato nell’elenco della pletorica schiera di presidenti “in pectore”. A capo del cartello di Sinistra Sarda, sostenuto dall’apporto di Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, guida una lista in cui si leggono in nomi di Barbara Angius, Stefano Fonnesu, Daniela Fonnesu e Alessandro Serra.

Giovanni Di Pasquale

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