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Cagliari. Commento del movimento Sardegna chiama Sardegna. Regione in grave ritardo sull’Agenzia per l’energia. Disattesa la legge sulle aree idonee.

Politica Regionale
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La Legge regionale n. 20 del 2024 stabiliva chiaramente che entro il 5 aprile 2025 la Giunta regionale avrebbe dovuto presentare il disegno di legge per l’istituzione dell’Agenzia regionale dell’energia. 

La Legge regionale n. 20 del 2024 stabiliva chiaramente che entro il 5 aprile 2025 la Giunta regionale avrebbe dovuto presentare il disegno di legge per l’istituzione dell’Agenzia regionale dell’energia. Una scadenza netta, fissata all’art. 3, comma 16. Il commento del movimento Sardegna chiama Sardegna:
«Siamo a inizio luglio e nessun passo ufficiale è stato compiuto. Sarebbero dovuti essere 4 mesi, sono diventati già 7 mesi. Una delle parti più importanti della legge è rimasta inattuata e la responsabilità del ritardo è esclusivamente politica. L’impugnazione di alcuni articoli della legge da parte del Governo Meloni non può infatti diventare un alibi: l’istituzione dell’Agenzia non è stata impugnata e la Regione dispone di competenze, strutture e risorse per agire subito. La Giunta presenti il disegno di legge istitutivo dell’Agenzia entro il mese di luglio e, a seguito di un importante processo di ascolto e coinvolgimento delle rappresentanze istituzionali e dei comitati, lo approvi entro l’anno. Ogni giorno che passa è un regalo a chi vuole speculare sulla transizione energetica. Serve dare alla Regione Autonoma della Sardegna un ruolo centrale nella produzione e gestione dell’energia per garantire benefici diretti a famiglie e imprese attraverso l’istituzione di un organismo pubblico che trattenga i vantaggi economici e ambientali sul territorio, promuova le comunità energetiche e coordini le politiche regionali. Un obiettivo da raggiungere rafforzando le strutture esistenti e creando un ente dedicato, sul modello delle multiutility già presenti in altre regioni italiane. Il ritardo sull’avvio di questo percorso è grave anche sul piano democratico, dato che la legge nasce in risposta a un’inedita spinta popolare che rivendicava più controllo pubblico e una gestione democratica della transizione energetica. Sempre rispettando la mobilitazione popolare, il Consiglio regionale dovrebbe calendarizzare la discussione della legge Pratobello e aprire un articolato scontro politico-istituzionale tra Regione Autonoma della Sardegna e Governo italiano, nell’ottica di un superamento della cornice normativa centralista disposta dal Governo Draghi, per la tutela delle prerogative statutarie e la ricontrattazione dei poteri coinvolti nella transizione energetica».

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