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Carbonia. Dopo il parere del dirigente sui rimborsi per le spese di viaggio agli assessori, il M5S replica: «Molto rumore per niente»

Politica Locale
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Shakespearianamente, il Movimento 5 Stelle liquida la vicenda dei rimborsi per le spese di viaggio agli assessori non residenti a Carbonia con un “molto rumore per nulla”. Niente a che vedere, tuttavia, con la commedia del Bardo: il “molto rumore” è quello della minoranza che ha sollevato il caso, il niente, a detta del partito di maggioranza in consiglio comunale, sarebbe il risultato ottenuto.
Un concetto espresso in un comunicato pubblicato su Facebook, intitolato, per l’appunto, come la celebre pièce: «Il comune di Carbonia – scrive il M5S di Carbonia, citando il parere espresso in materia dal dirigente del comune Giorgio Desogus, sollecitato dai consiglieri di minoranza (esclusa Daniela Garau) – “si atterrà alla interpretazione fornita dalla Corte dei Conti nei pareri citati”. Questo è ciò che scrive a caratteri cubitali il dirigente del I Servizio e che chiude definitivamente questa querelle avente oggetto degli “interventi giurisprudenziali aventi carattere innovativo” nel nostro ordinamento. Dopo 16 anni, nei quali la legge è stata interpretata per tutti allo stesso modo, la Corte dei Conti ci fornisce da qualche mese un’interpretazione più restrittiva dei rimborsi. Benissimo! Da qui in avanti nel nostro Comune si applicheranno le nuove regole. Oggi decadono così tutte le accuse infondate su cittadini che in buona fede si sono attenuti ad una legge che è stata sempre uguale per tutti».
Per gli accusatori della minoranza, quelli che nell’ultima seduta del consiglio comunale si sono scatenati in un feroce atto d’accusa, non mancano parole pesanti: «Rimangono – prosegue il M5S – il fango e la calunnia usate come arma politica per intimidire la maggioranza. Rimangono le accuse regalate con facilità, i sorrisini e le frasi a metà da completare a piacere con astio e/o cattiveria. Rimangono tanti commenti giustizialisti sui social network usati sempre più per odiare altri esseri umani. Rimangono tre assessori che dovranno procedere spediti senza più voltarsi, dimenticando ciò che hanno subito. A noi cittadini rimane l’amarezza di constatare quanto possa essere leggero usare le parole come pietre. Chi della politica non ha fatto una professione, ma un servizio civico verso la propria comunità in difficoltà, merita rispetto».

Giovanni Di Pasquale

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