È stato un lungo pomeriggio, quello trascorso ieri a Carbonia, da Fulvio Moirano, direttore generale della AST, acronimo che sta per “Azienda per la Tutela della Salute”, l’asl unica che ha assunto funzioni e poteri delle otto del passato. Ore trascorse dapprima a confrontarsi con i sindaci del territorio, tutti, chi più chi meno, sul piede di guerra nei confronti delle ipotesi contenute nella riforma che la prossima settimana dovrebbe – il congiuntivo è sempre più opportuno, visto il clima che regna nella maggioranza – approdare all’esame del consiglio regionale, dopo il sì espresso dalla commissione Sanità. Dipoi il manager di stanza a Sassari si è spostato a Villa Sulcis, alla Festa della Sinistra organizzata da Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista, per un dibattito sulla riforma sanitaria, durante il quale ha raccolto ancora perplessità e disappunto. A dire il vero, tuttavia, Moirano è apparso tutt’altro che in difficoltà. L’uomo, com’è noto, è piuttosto “corazzato”: proviene, oltre che dall’esperienza, tra le altre, al vertice dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, da anni in cui ha condotto il percorso di rientro da deficit sanitario della regione Piemonte, a quanto si sa con mano ferma e idee chiare, alle quali mostra di credere, nel momento in cui le espone, senza soverchi dubbi. C’è pure da dire – ed egli non ha mancato di rimarcarlo davanti al pubblico del parco al centro della città – che il dg dell’AST non è il responsabile della conformazione della rete ospedaliera regionale, competenza in capo alla giunta e al consiglio regionale e che dunque tante delle critiche espresse sono state indirizzate alle orecchie sbagliate. E tuttavia, com’è ovvio, non è che Moirano disapprovi, anzi: a occhio e croce, il cammino verso gli obiettivi della riforma, se fosse per lui, sarebbe più rapido. Ma tra manager e politico c’è una differenza fondamentale: il manager ha un contratto con l’istituzione politica, il rappresentante dei cittadini risponde ai cittadini all’appuntamento delle urne.
Infatti, davanti ai rappresentanti delle istituzioni locali del Sulcis Iglesiente il direttore generale ha ascoltato a lungo il fischio dei proiettili sparati dai sindaci: accuse di tagli indiscriminati, di mancato potenziamento dei servizi essenziali, di disinteresse per i bisogni effettivi della popolazione, di non dare corpo al progetto delle Case della Salute. Al momento di replicare, Moirano ha sparato i suoi: i doppioni al Sulcis non servono, le strutture non potranno prescindere da un dato bacino di utenza – in riferimento alla Medicina Nucleare, destinata ad essere archiviata – e le Case della Salute si potenzieranno solo se l’apporto dei medici di famiglia sarà concreto e non una presenza sulla carta. Insomma, a chi ha chiesto la moratoria nella procedura di approvazione del riordino della rete ospedaliera, la risposta è stata: si prega di rivolgersi a chi si accinge ad approvarla.
Giunto al confronto di Villa Sulcis, Moirano ha preso parola dopo l’intervento di Bruno Palmas, esponente di Articolo 1 - MDP e cardiologo a Villacidro in una struttura territoriale. Lo specialista ha messo dapprima in dubbio l’utilità dell’istituzione dell’azienda sanitaria unica, strumento considerato incapace di rispondere alle aspirazione ed esigenze di un territorio così ricco di differenze come quello della Sardegna; ha di seguito criticato il percorso di riforma della sanità regionale, partito dagli ospedali e non dal vero “assente” della sanità sarda: la medicina di base e del territorio; si è chiesto il perché di una suddivisione, definita «antistorica», del territorio regionale in tre macroaree – Nord, Centro e Sud – sulla cui base si riorganizzeranno i dipartimenti di Prevenzione e di Salute Mentale e Dipendenze; ha avanzato il problema dell’appropriatezza delle prescrizioni di prestazioni specialistiche e di esami diagnostici, fonte di sprechi non trascurabili e, pertanto, chiave di volta per un intervento decisivo sulle liste d’attesa.
Moirano, dopo aver annunciato in un’intervista ad un giornale on line che l’Emodinamica sarà riportata al livello operativo H24 appena si reperiranno i cardiologi da impiegarvi, ha cominciato – che cos’altro attendersi da un manager? – dai numeri, spiegando che lo sforamento sul budget regionale della spesa sanitaria della Sardegna del 2016, se la Sardegna fosse stato una regione a statuto ordinario, avrebbe condotto al commissariamento della politica sanitaria, come già è accaduto altrove: la percentuale, in quel caso, è del 5 %, a fronte del 10 % della Sardegna. Il 2017 dovrebbe portare un risparmio di 30 milioni ma la strada, come si capisce, è lunga. Chiamato in causa sulle problematiche delle prestazioni erogate nella sanità territoriale – quelle, per capirsi, prestate in poliambulatori quali l’ex INAM e i presidi sanitari di Giba e Sant’Antioco – Moirano, nel descrivere a che livello sia arrivata la differenziazione fra diverse ex ASL , ha raccontato che, in talune specialistiche, la durata della visita può variare da cinque minuti a un’ora, e nessuno potrebbe non domandarsi quale diagnosi potrebbe essere effettuata nel tempo di 300 secondi. Sulla questione dell’accentramento, ha difeso la scelta di differenziare il territorio regionale in otto Aree Socio Sanitarie Locali: sarebbe interessante – non avendo assistito all’intero dibattito – sapere, tuttavia, quando i direttori delle ASSL saranno in grado, e in quale misura, di assumere decisioni autonome tali, come ha detto il direttore generale, da assecondare con migliore efficacia le aspirazioni e le occorrenze degli utenti. Sul rilievo avanzato da Palmas, ma anche dal recente dibattito del consiglio comunale di Carbonia, relativo al percorso organizzativo-legislativo, che ha visto il riordino della rete ospedaliera precedere il potenziamento della medicina di base e territoriale, Moirano è stato netto: le risorse per l’opportuno avvio di una nuova stagione di sanità extra-ospedaliera, capace di raggiungere le esigenze non vicine ai nosocomi, sono negli ospedali. Vale a dire: solo mettendo mano al sistema degli ospedali, sarà possibile reperire risorse che andranno a tutto vantaggio della qualità dei servizi sanitari, e basta con le difese d’ufficio dei reparti vuoti o che presentano tassi d’occupazione dei posti letto quanto meno imbarazzanti. A tal proposito, Moirano ha citato la questione dei pazienti cronici, per i quali ha delineato percorsi differenziati rispetto a quelli occasionali. A cominciare dalla dipendenza da Centro Unico di Prenotazione, croce e delizia di chi da anni deve sempre e comunque accedere alle stesse prestazioni sanitarie. Costruire il maggior numero possibile di strade d’accesso alla soddisfazione della domanda di salute significherebbe costruire una sanità che, di fronte a un paziente come quello cronico, che è rappresentabile come una figura solida ricca di facce e spigoli, si presenta come una sostanza che non lascia spazi e avvolge le sue domande di assistenza. Che questo sia possibile con il progetto in vista d’approvazione, è tutto da vedere. Intanto, almeno per quanto riguarda l’amministrazione comunale di Carbonia, l’intento è di tirare dritto nel percorso intrapreso: martedì, giorno in cui la legge di riordino della rete ospedaliera dovrebbe cominciare l’iter di approvazione, il consiglio comunale è convocato a Cagliari, in via Roma, sotto il palazzo che ospita l’assemblea autonomista, con l’intento di interrompere il percorso legislativo e favorire l’avvio di una nuova discussione.
Giovanni Di Pasquale