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Carbonia. Fabio Usai (PdS): «M5S al capolinea. Una nuova coalizione fondata su primarie autentiche e partecipate per una nuova classe dirigente cittadina»

Politica Locale
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 Se fossimo ai tempi della tivù in bianco e nero, Fabio Usai farebbe il verso alla coppia Volpi-Calindri, protagonisti di una celebre “reclame” – allora si chiamavano così, gli spot pubblicitari – di un famoso amaro di corteccia di china: «Düra minga, non dura, non può durare», recitava la coppia di grandi attori del teatro nazionale. Quel che “non può durare”, secondo il capogruppo del Partito del Sardi, è il governo a Cinque Stelle della città. «È questione di mesi: sono al capolinea, nella prossima primavera si torna a votare. Questi non ce le fanno». E siccome, a suo dire, siamo al count down, bisogna anche cominciare a pensare al futuro: «Fin d’ora è necessario pensare a costruire una coalizione che riprenda in mano il governo dei problemi della città: e non potrà essere la fotocopia di quella che è stata sconfitta al ballottaggio un anno fa. Noi ci saremo ma solo in caso di primarie autentiche e partecipate».

Perché prevedere una fine anticipata di questo consiglio comunale? La maggioranza, in fondo, al di là di qualche episodio marginale, finora ha fatto approvare tutti i provvedimenti portati in consiglio.
Ha detto bene: finora. Ma l’atmosfera è cambiata. Io tutti i giorni parlo con tante persone e posso dire che la sopportazione, di fronte al nulla di questo sindaco, di questa giunta e di questo Movimenti 5 Stelle è finita. Cresce fra la gente la consapevolezza che questi amministratori sono inadeguati al ruolo cui sono stati chiamati. Io, come capogruppo, ho fatto più d’un’apertura alla maggioranza, per una possibile collaborazione. Ma ho solo avuto porte in faccia: i nostri emendamenti sono stati respinti in maniera sprezzante. Adesso, di spazio, non ce n’è più.


In fondo è passato solo un anno dalle elezioni. Per quale motivo una giunta dovrebbe già adesso essere chiamata a rispondere della sua azione, a un solo quinto del suo mandato?
Certo, è passato solo un anno ma in questi mesi si è potuta valutare l’incapacità del personale politico del M5S. Hanno promesso la partecipazione dei cittadini e la loro sede è chiusa. Del confronto diretto con i cittadini, delle forme di democrazia diretta che hanno sbandierato come novità della politica, una volta che fossero arrivati al potere, non si è visto niente. Si è vista invece l’incapacità di gestire il dibattito interno, l’assenza di regole per gestire il dissenso, la mancanza di controllo dei massimi livelli del Movimento nei momenti di tensione. Il presidente del consiglio comunale è salito giustamente sul banco degli accusati, per le sue frasi irrispettose e volgari ma pure il sindaco si è lasciata andare ad accuse scomposte e poco consone al ruolo di primo cittadino. Questo è un sintomo chiaro di sproporzione fra le qualità proprie e compiti da svolgere.


Va bene, secondo lei i cittadini starebbero maturando un desiderio di elezioni anticipate, al fine di liberarsi di questo governo cittadino.

Ma per arrivare a tanto i desideri non bastano: se il sindaco non viene sfiduciato, se la maggioranza tiene arriveremo, seppure con altri scossoni, al 2021. Per ora non si riesce ad immaginare un finale anticipato. Anche le tensioni interne, a livello di numeri della maggioranza non sembrano configurare la crisi a breve termine che lei prefigura.  Dopo le dimissioni dell’assessore ai Lavori Pubblici Cireddu, il sindaco Massidda disse che, se non avesse lasciato, l’avrebbe allontanato lei. Dopo le dimissioni dell’assessore alla Pubblica Istruzione Carla Mario, la più votata alle elezioni comunali, si è parlato di “motivi personali” e poi la stessa ha firmato il documento polemico nei confronti del presidente del consiglio comunale e dello stesso sindaco.

Vogliamo parlare delle dimissioni dell’assessore alla Cultura Rubiu?

Una vicenda che ha messo a nudo l’incapacità del sindaco di tenere le redini della giunta, dilaniata da contrasti fra assessori. E poi c’è il consiglio comunale. Appena il capogruppo Cossu ha detto che il gruppo era coeso, dopo il consiglio andato a vuoto per l’incapacità del M5S di garantire il numero legale, si è assistito alla firma di due consiglieri comunali alla mozione dell’opposizione finalizzata alle dimissioni del presidente del consiglio, alle dimissioni polemiche di un consigliere comunale, alla firma di un consigliere sotto un documento che spacca il M5S. Infine, le dimissioni del consigliere Sabrina Soru, molto polemica nei confronti di chi guida il vascello grillino. Insomma, tante rassicurazioni presto smentite dai fatti. Ma non è tutto. Ad occhio e croce la vicenda del post su Fb che ha suscitato tante polemiche e la protesta di alcune donne durante l’ultima seduta del consiglio comunale, si potrebbe concludere con le dimissioni dell’interessato. Dopodiché, il caso sarebbe chiuso.

Che cos’altro potrebbe esserci sulla strada del governo cittadino di tanto grave da portare a una chiusura traumatica di questa esperienza?


Niente di cui sia a conoscenza. Però vedo all’orizzonte che la spaccatura interna al M5S, formalizzata dal documento formato da alcuni militanti, potrebbe creare nuovi problemi. Non ho elementi che potrei esplicitare con chiarezza, però ritengo che potrebbe verificarsi, proprio nell’ambito di questa polemica, l’addio di un altro assessore. Un episodio che potrebbe accelerare l’affondamento della giunta Massidda.
Facciamo che le sue doti divinatorie abbiano successo. Qual è la configurazione del quadro politico in vista di possibili elezioni anticipate?
Un quadro diverso da quello del 2016.

Cioè? Il PdS non sarà più dentro la coalizione che ha partecipato alle ultime comunali?

Il Partito dei Sardi non fa parte del centrosinistra. Si è alleato alle regionali e alle comunali di Carbonia con il PD e gli altri partiti della sinistra ma solo sulla base di un accordo programmatico. Il 2016 ha presentato un quadro di possibili alleanze che ci hanno portato ad appoggiare la candidatura del sindaco uscente. Non si può ovviamente pensare, tuttavia, che quel che è successo l’anno scorso sia acqua fresca. Un nuovo appuntamento elettorale richiede una nuova strategia e un nuovo personale politico. Dopo l’esperienze dei principianti grillini sarà necessario tornare alla competenza.

Sia più chiaro. Il PdS sarà o non sarà nella stessa coalizione del 2016?

Punto primo: la coalizione va allargata. È necessario aprirsi a tutta la città, favorire la nascita di nuove liste civiche: quelle che stanno avendo grande successo in tutto il paese. Io intanto sgombro subito il campo da possibili illazioni: non sarò più candidato alle comunali, né tantomeno a sindaco. Però lavorerò per creare una coalizione vincente, la più ampia possibile, con l’obiettivo di fare uscire il meglio che ancora c’è in città e che non ha trovato modo di esprimersi in ambito politico. Punto secondo: il problema, che è sempre il più spinoso, di chi rappresenterà la coalizione e sarà candidato a sindaco, non potrà risolversi che con le primarie. Ma non con le primarie del PD.

Immagino che il Partito Democratico abbia intenzione di fare valere la sua primazia, all’interno della coalizione.

Noi partiamo da un punto di vista: non ci sono rendite di posizione. Tutti si mettano in gioco e il più forte sia di sprone alla coalizione. Ma io non penso alla fase finale delle primarie: penso a quella della preparazione. Solo se saremo capaci di riportare le persone dentro il dibattito sulle cose da fare per rendere migliore la città, da cui poi si selezioneranno le persone che hanno le idee migliori e le migliori competenze, le primarie avranno un senso. In ogni caso posso dire che, da quel che sento, ci sono tanti cittadini che vogliono partecipare alla scelta dei candidati. Tanti si limitano a votare sulla scheda elettorale, e tanti però chiedono di dire la propria su chi sarà riportato sulla stessa scheda. A questo popolo attivo e motivato dobbiamo dare la possibilità di esprimersi. Il passato prossimo o remoto va archiviato una volta per tutte.

Giovanni Di Pasquale

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