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Carbonia. Non finiscono le tensioni nel M5S: si dimette in polemica con giunta e Movimento il consigliere comunale Sabrina Soru

Politica Locale
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Ogni giorno ha la sua pena, per il M5S. Oggi c’è quella delle dimissioni di Sabrina Soru, consigliere comunale, non già per essere stata nominata assessore bensì per irrimediabili contrasti fra le sue posizioni e quelle della giunta e della maggioranza del gruppo consiliare riguardo alla realizzazione del programma: al suo posto entrerà in consiglio Marco Craig. È l’ennesima riprova che nel Movimento la disgregazione interna sta correndo ad ampi passi verso una crisi insanabile. Il contenuto della lettera che Soru ha consegnato stamattina all’ufficio comunale protocollo non lascia spazio a dubbi: «Come da me palesato in passato e particolarmente nelle ultime settimane – vi si legge – prendo atto delle divergenze di pensiero, ormai insanabili, in merito ad un progetto politico che, per quanto mi riguarda, partiva da presupposti estremamente differenti da quelli effettivamente emersi in seguito. Trovandomi perciò in un clima privo di quella serenità e fiducia, necessari per continuare a lavorare seriamente e con coscienza critica, e soprattutto nel pieno rispetto di quei cittadini che mi hanno onorato della delega ad essere da me rappresentati in questa consiliatura, rassegno con estremo rammarico le dimissioni dall’incarico di consigliere». Un’uscita polemica, insomma, che fa il trio con quelle degli ex assessori Riccardo Cireddu ed Emanuela Rubiu. A questo punto resta da capire in quale modo sia possibile ricomporre le divisioni che stanno lacerando il partito di maggioranza. Nelle vicende sopra ricordate e anche in quella di cui trattasi, v’è infatti un particolare che sfugge a chi non sia a lume del dibattito interno al M5S: su quali punti del “progetto” di governo si sarebbe verificato il presunto “tradimento”. Non resta che fare qualche ipotesi. Da una parte ci si potrebbe trovare di fronte a un atteggiamento di rigida rivendicazione degli impegni messi nero su bianco sul programma presentato alle elezioni: come se la concretizzazione di un programma potesse prescindere dai margini di manovra che la quantificazione delle risorse finanziarie disponibili disegna successivamente all’assunzione delle responsabilità di governo. Ed è noto quali e quante difficoltà la giunta guidata da Paola Massidda e, di conseguenza, il gruppo consiliare si siano trovati ad affrontare una volta preso fra le mani il volante della “macchina” amministrativa. Dall’altra, è chiaro che, quali che siano le differenti ragioni in campo, sembra mancare una capacità di mediare fra opinioni diverse. Per uscire dalle secche di una crisi che rischia di mandare a monte la prima esperienza di governo “non di sinistra” nella storia della città, insomma, si renderebbe necessaria la presenza di soggetti in grado, per ruolo e per autorevolezza, di ricomporre le divisioni e ritrovare la strada degli intenti comuni. Questo però è uno dei principali problemi dell’organizzazione interna di un Movimento, che rifiuta strumenti che assomiglino anche vagamente a quelli della cosiddetta “vecchia politica dei partiti”. Eppure, prima o poi, proprio da quella esperienza – non certo da quella dei partiti contemporanei: i fatti della passata consiliatura lo hanno raccontato ampiamente – bisognerà ripartire per scongiurare il rischio di ridurre ad episodio di cronaca una vittoria elettorale che tutti hanno definito “storica”. O di rendere effettivamente “storico” un fallimento che comincia a profilarsi ad un orizzonte non troppo lontano.

Giovanni Di Pasquale

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