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Gli esterofili del Psdaz che si vendono a Salvini studino la storia della Sardegna ( di Angelo Mascia)

Cultura
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L’esterofilia cui sono affetti molti studiosi della Sardegna antica si manifesta quando questi asseriscono che i Fenici avrebbero costruito stanziamenti stabili nell’Isola e avrebbero addirittura fondato città. La Fenicia geografica corrispondeva all’attuale Libano, una fascia costiera molto stretta, chiusa da due catene montuose separate dalla valle della Beka’a. Non è mai stata una nazione, uno stato, un’entità territoriale con una capitale, con un re o con un capo. Il termine “fenicio” è greco, i Fenici si chiamavano Tiri se erano originari di Tiro, Gibliti se erano di Biblo, Sidoni se erano di Sidone. Erano cittadini di una città-stato, a differenza di ciò che avveniva ad esempio per gli Israeliti o gli Egiziani.
sardi feniciNel IX secolo a.C. la Civiltà nuragica era al suo apice, come avrebbero potuto poche centinaia di mercanti aver ragione dei Sardi, che possedevano grandi capacità politiche, militari ed economiche? Al contrario, col volgere dell’VIII secolo a.C., furono le città fenicie a essere private dell’indipendenza politica e commerciale. L’occupazione dei loro territori per opera degli Assiri causò un consistente movimento di popolazione, una parte della quale arrivò in Sardegna sulla scia delle attività commerciali già avviate. Il movimento migratorio fenicio si caratterizzò per l’acquisizione di piccoli territori costieri, su isolette nei pressi della costa o su promontori, che consentivano la possibilità di accedere sia alle vie di penetrazione verso le zone minerarie che all’immediato retroterra dove avvenivano i contatti con le popolazioni locali, sempre in maniera pacifica, secondo l’ottica della comune convenienza. Non è verosimile che i Fenici abbiano fondato le città di Nora, Bithia, Sulky, Tharros e Bosa ed è assurdo ritenere che i navigatori e i mercanti nuragici non utilizzassero i comodi approdi di Karalis. I Sardi avevano grandi conoscenze militari, commerciali e organizzative e, infatti, la maggior parte delle strutture portuali erano costruite sui resti di antichi porti nuragici, nelle immediate vicinanze delle zone minerarie del Sulcis e di quelle agricole della Nurra e del Campidano. Alcuni porti si trovavano presso le saline e il sale era allora una risorsa di scambio accettata e ricercata per la capacità di conservazione della carne e del pesce. I nuraghi costieri erano edificati nelle colline più alte, con vista sul mare e con chiara funzione di controllo del territorio e dell’orizzonte, qualora le vedette avessero avvertito pericoli, avrebbero dato l’allarme alle popolazioni limitrofe per organizzare la difesa. Gli insediamenti nell’area cagliaritana risalgono al Neolitico e all’Eneolitico, come risulta dai ritrovamenti di Sant’Elia, di San Bartolomeo e di Monte Claro…
Poiché nessuno mette in dubbio che i nuraghi siano stati costruiti dai Sardi nuragici e non dai Fenici, è chiaro che anche a Nora, Bithia, Sulky, Tharros e Bosa, come nel resto della Sardegna, esistevano altrettanti stanziamenti nuragici già prima dell’arrivo dei Fenici.
La colonizzazione fenicia della Sardegna è quindi una colossale bufala storica. I Fenici sbarcarono in Sardegna dall’VIII a.C. col permesso dei Nuragici interessati a commerciare con loro. Il loro arrivo fu assolutamente pacifico perché, se fossero sbarcati con intenti bellicosi, i Sardi li avrebbero respinti agevolmente. Erano invece i benvenuti, perché portavano merci e nuove tecnologie. Da allora i mercanti fenici gestirono nei porti sardi empori commerciali che non avevano nessun carattere militare. Si trattava di stazioni mercantili consentite, autorizzate e controllate, per le quali i Fenici pagavano ai Sardi tasse e dazi a titolo di licenza commerciale e di affitto per i terreni occupati. La ragione della presenza dei Fenici in Sardegna è dovuta prevalentemente al commercio dell’argento e di altri metalli. Era l’argento che permetteva ai mercanti fenici di inserirsi con facilità nei giri di commercio nel bacino del Mediterraneo.

(Angelo Mascia, l’isola dalle vene d’argento).

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