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Carbonia. Cedac, Andrea Giordana nelle “Ultime lune” porta in scena il capolavoro di Furio Bordon

Spettacolo
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Torna il teatro e la grande prosa, nell’ambito del cartellone allestito dal Cedac, con il patrocinio dell’amministrazione comunale, per il Teatro Centrale. Domani, a partire dalle ore 20.45, andrà in scena “Le ultime lune”, capolavoro di Furio Bordon, uno degli autori italiani degli ultimi decenni più apprezzati dal pubblico e dalla stampa specializzata, sia in patria che oltralpe. Sul palcoscenico, nel ruolo del protagonista Andrea Giordana, cui il pubblico di Carbonia ha più volte accordato ampi consensi, affiancato dal figlio Luchino, applaudito qualche anno fa in un “Bell’Antonio” in compagnia del genitore e del di lui partner di cento avventure teatrali Giancarlo Zanetti, e da Galatea Ranzi, apprezzatissima e pluripremiata interprete di teatro, cinema e tivù.

LE ULTIME LUNEIl lavoro di Bordon, premiato nel 1993 con il Premio IDI per la migliore novità dell’anno, è celebre anche per un caso biografico: fu infatti messa in scena la prima volta da Giulio Bosetti con la partecipazione di Marcello Mastroianni, il quale, ammalatosi irrimediabilmente, non poté portare a termine la tournée e fu sostituito da Gianrico Tedeschi, e proprio in questa versione fu applaudita dal pubblico di Carbonia.

Il tema al centro della vicenda è centrale nella società contemporanea, assai più di quanto non lo fosse quando fu scritta la pièce: affronta infatti la problematica della condizione dei vecchi in una società consumistica che tende a emarginare chi non fa più parte del ciclo produttivo o semplicemente vive secondo altri ritmi, meno frenetici, con un respiro diverso. Un’opera, dunque, di straordinaria modernità sul dramma della terza età nella civiltà dell’immagine, tra il miraggio dell’eterna giovinezza e la negazione della morte: un anziano professore decide di trasferirsi in una casa di riposo per trascorrere il tempo che gli resta in solitudine, in compagnia dei suoi ricordi, per non essere di peso al figlio, con il quale ha un rapporto difficile segnato da incomprensioni e silenzi. Nella mente dell’uomo continua inoltre, ininterrotto, un dialogo con la moglie defunta: la donna continua infatti a vivere nell’animo del protagonista, costantemente evocata negli istanti lieti e amari, testimone invisibile dell’inesorabile scorrere del tempo e presenza inafferrabile, ma rassicurante nell’ora del tramonto.

«La vecchiaia – scrive nelle note di regia Daniele Salvo – è un privilegio. Una pietra preziosa. È un momento della vita di un uomo in cui tutte le linee convergono verso un punto sospeso sul filo dell’orizzonte. Coincide con la condizione del poeta. Essere poeti oggi dà scandalo... Il poeta dà fastidio. È troppo ingenuo, troppo fragile, troppo vero. Il poeta canta con la sua voce sempre più flebile ride tra i denti, ma mi accorgo che piange. È solo un uomo, o forse un vecchio. Ma il suo pianto conduce al futuro».
Giovanni Di Pasquale

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