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Carbonia. La rassegna teatrale Cedac si apre con “Poker”, lavoro del pluripremiato autore britannico Patrick Marber

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Parte domani domenica, 13 gennaio, alle ore 20.45, al Teatro Centrale, la stagione di prosa e balletto firmata dal Cedac e finanziata dall’amministrazione comunale. Il primo degli appuntamenti, per il cartellone del teatro, è “Poker”, nuova traduzione a cura di Carlo Sciaccaluga di “The dealer’s choice” – letteralmente: “La scelta del mazziere” – primo testo da palcoscenico del britannico Patrick Marber, autore di fortune teatrali, televisive e radiofoniche. Poker in scena al Duse Ad affollare il palcoscenico, un cast di attori vieppiù collaudati nelle più differenti situazioni: Alberto Giusta, Enzo Paci, Federico Vanni, Fabio Fiori, Daniele Madeddu e Massimo Brizi, diretti da Antonio Zavatterti, uno dei più interessanti registi della scena italiana contemporanea. Le scene e costumi sono di Laura Benzi.

Della sua carriera come “stand-up comedian”, Patrick Marber ha detto: «Era la mia attrazione gravitazionale verso la solitudine», ed effettivamente “il comico che parla al pubblico da solo in piedi” è certo una delle più solitarie fra le arti performative. E tuttavia, la sua vera e propria svolta è stata in direzione della meno solitaria delle forme di spettacolo, quella di “writer” per radio e televisione, per cui ha potuto lavorare per programmi pluripremiati capaci di feroci e scabrose parodie dei più popolari generi televisivi.

È presumibile che l’«attrazione gravitazionale verso la solitudine» fosse troppo forte e Marber abbia presto abbandonato le ricche prebende dei mass media per dedicarsi alla drammaturgia, trovando un sostenitore convinto in Richard Eyre, direttore del National Theatre e, nell’esclusivo Cottesloe Auditorium, uno spazio ideale per sperimentare. Ha per di più avuto la possibilità di dirigere tutte le sue rappresentazioni e di effettuare un controllo impossibile nelle produzioni televisive, evitando perciò di smarrire ciò che egli chiama «il piacere della collaborazione durante le prove».

Sebbene Marber abbia – per ora – messo da parte il lavoro per la tivù e la “stand-up comedy”, queste esperienze hanno continuato a immettere linfa nei suoi lavori e ancorché i soggetti delle sue drammaturgie appaiano distanti da un senso “comico”, l’impassibile sguardo che egli è capace di gettare sui suoi stralunati personaggi ne fa dei caratteri definibili “comici”: e proprio perché spesso si trovano in situazioni senza via d’uscita, i personaggi si lasciano andare a spietate ed esilaranti battute degne della miglior “stand-up comedy”. In altre parole, quella di Marber non è una “situation comedy”, bensì un intreccio umoristico e tagliente. Ciò non significa che non intenda scrivere situazioni prettamente comiche.

“The dealer’s choice”, è stato il suo primo lavoro andato in scena e il primo di tre lavori non in insieme di commedie ambientate nella Londra contemporanea. I primi due atti di questo intreccio ben strutturato si muovono fra la cucina e la sala da pranzo di un ristorante italiano, mentre l'atto finale si sposta al piano seminterrato per una partita di poker a tarda notte. Il cast è tutto maschile, si percepiscono legami tra uomini: è il modo in cui battute, insulti e partecipanti al gioco, almeno la gran parte di essi, sostituiscono in un comune e diretto riconoscimento della partecipazione emotiva fra colleghi di lavoro, tra padre e figlio, tra capo e lavoratori. Anche se, nel corso della commedia, è oggetto di una discussione continua, il denaro ha un valore simbolico per la gran parte di tutti i giocatori, con la possibile eccezione del giocatore professionista: così, per tutti gli altri giocatori di poker, le carte non sono solo altro che una fuga dalla realtà.

Giovanni Di Pasquale

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