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Carbonia. Cedac 2019, fra pregevoli proposte di teatro e danza si consolida lo spazio per gli ensemble locali

Spettacolo
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I numeri della rassegna approntata dal Cedac con il contributo dell’amministrazione comunale per il 2019 parlano di dieci titoli complessivi, di cui due di danza e otto di teatro; di questi, tre sono allestimenti di ensemble attivi sulla scena locale, che già da qualche anno si mostra assai vitale e vogliosa di confrontarsi con le produzioni provenienti da compagnie professionali e attori di vaglia nazionale.

Teatro CentraleIl primo spettacolo è previsto per il 13 gennaio, l’ultimo il 13 aprile: aprirà “Poker”, testo del drammaturgo inglese Patrick Marber, nome di punta di una delle scene più importanti del pianeta, autore di fortunati “plot” fra i quali “Closer”, che ha avuto anche la gloria del grande schermo. Il testo che andrà in scena a Carbonia, a cura della compagnia Genk diretta da Antonio Zavatteri, è stato il suo primo successo e risale al 1995. In Italia ha già avuto una rappresentazione con il titolo originale tradotto in italiano, “La scelta del mazziere”: la versione che andrà in scena al Centrale, alla sua seconda stagione in tournée, vedrà su palco Alberto Giusta, Enzo Paci, Federico Vanni, Fabio Fiori, Daniele Madeddu e Massimo Brizi, volti noti del piccolo e grande schermo oltreché del palcoscenico. Il poker, gioco di carte il più ricco di metafore, simbologie e allegorie, è il terreno di un intreccio esistenziale nel quale le vite dei singoli protagonisti – il proprietario e i lavoratori di un ristorante che ogni domenica notte si riuniscono per una lunga partita – si mescolano a sentimenti e aspirazioni personali. Una curiosità: Marber è stato nel pool di sceneggiatori del film “50 sfumature di grigio”.

Il 16 febbraio torna, dopo il fortunatissimo “Bell’Antonio” di qualche anno fa con il suo partner di tante produzioni Giancarlo Zanetti, Andrea Giordana, con un testo che il pubblico locale ha già avuto la fortuna di vedere interpretato da un grande del teatro italiano, quel Gianrico Tedeschi che dovette sostituire Marcello Mastroianni nel ruolo per via del male che lo strappò qualche tempo dopo all’affetto del pubblico planetario. Si parla, ça va sans dire, delle “Ultime lune”, capolavoro di Furio Bordon, diretto da Daniele Salvo, sul palcoscenico, oltre al protagonista, Galatea Ranzi e Luchino Giordana. È il racconto del viaggio interiore di un anziano alla soglia dell’ingresso all’ospizio, del dialogo immaginario con la moglie defunta, del difficile rapporto con il figlio, del mistero della vita che finisce: temi eterni e, oggi, di fronte all’esistenza degli uomini che si prolunga oltre ogni immaginazione, sempre più stringenti.

Sempre per quanto concerne la prosa, il 9 marzo è in cartellone il primo degli spettacoli di una compagnia del territorio, Quinte Emotive, che ha la sua base ad Iglesias. Porta in scena un “classicissimo” del Novecento e del teatro pirandelliano, “Il berretto a sonagli”: la direzione è di Paolo Angioni, i ruoli sono assegnati a Cristina Pillola, Giusy Fogu, Gisella Biggio, Leonardo Pani, Efisio Deiola, Manuela Perria e Andrea Zucca. La vicenda dello scrivano Ciampa e della presunta relazione fra la sua bella e assai più giovane moglie e il datore di lavoro, che la consorte tradita decide di sbattere in faccia al mondo e che le si volge clamorosamente contro, continua ad essere una delle più fortunate fra quelle narrate dal drammaturgo agrigentino, forse perché ancora vicina a un senso del comico al quale in seguito sarà preferita l’acuta introspezione psicologica.

Il 16 marzo Batanea Teatro, altra compagine locale, porta in scena invece un testo originale. Si tratta di “I’m Hamlet”, scritto, diretto e interpretato da Andrea Tedde, che si accompagnerà sulla scena con Marta Proietti Orzella e Carlo Antonio Angioni. È la storia di un attore in procinto di dare corpo al personaggio del principe di Danimarca e che, a seguito di un evento traumatico, entra nel tunnel del coma: prende piede, nell’incoscienza, un processo di identificazione da cui sarà difficile venire fuori al momento del risveglio. Un lavoro che porta in primo piano i temi e i problemi dei percorsi di immedesimazione dell’attore con il personaggio.

Farà seguito, il 22 dello stesso mese, “Else”, liberamente tratto da “La signorina Else” di Arthur Schnitzler, lavoro di Nunzia Antonino, impegnata pure nella recitazione in compagnia di Carlo Bruni. È la rievocazione di un’adolescenza spenta dal cinismo di adulti che non indugiano a svendere la purezza della gioventù, corrotti dai propri fallimenti e dal denaro. L’autrice e protagonista ha un’autentica predilezione per il racconto di vicende di figure femminili che affrontano la sofferenza e il pregiudizio con coraggio e dignità: “Lenor”, il suo lavoro sulla figura della rivoluzionaria della Napoli di fine Settecento Eleonora Fonseca Pimentel, raccolse ampi consensi di critica e pubblico e fu applaudita anche a Carbonia nel 2014.

Ascanio Celestini è senz’ombra di dubbio e ormai da tempo uno dei massimi interpreti del teatro civile italiano, nonché affascinante affabulatore, ironico, struggente, poetico. “Pueblo” è il secondo “episodio” di un polittico iniziato con “Laika”, storia di una famiglia improbabile e strampalata impiantata in una perferia urbana qualsiasi. L’occhio di Celestini si allarga adesso al quartiere e ai suoi personaggi, drop out, immigrati, rom, vecchi e nuovi poveri che non riescono a perdere la speranza e non smettono di cercare un raggio di sole. L’appuntamento, manco a dirlo fra i più attesi, è per il 30 marzo.

“Le verità di Bakersfield”, lavoro ispirato da un fatto di cronaca opera del prestigioso drammaturgo e regista californiano Stephen Sachs, tra le altre cose co-direttore artistico del Fountain Theatre, una delle massime istituzioni culturali di Los Angeles, verrà portato in scena il 5 aprile da Marina Massironi e Roberto Citran. Poche parole per presentare due volti assai noti del palcoscenico, della tv e del cinema: lei, famosa per la lunga e proficua collaborazione con Aldo, Giovanni & Giacomo, ha lavorato in teatro con nomi della portata di Cristina Comencini, Dario Fo, Daniele Luchetti; lui, un curriculum smisurato, è prediletto dai registi per la sua versatilità e adattamento ai ruoli più disparati. Diretti da Veronica Cruciani, impersonano un esperto d’arte di livello mondiale sulle tracce di un’opera d’arte da asta plurimilionaria e una barista “momentaneamente” senza occupazione che vive in una roulotte, nella quale potrebbe trovarsi una tela di Jackson Pollock. Un’incontro da cui scaturiranno sorprendenti ribaltamenti di prospettiva fra ruoli e posizioni sociali così distanti.

La stagione teatrale terminerà il 13 aprile con la proposta della compagnia antiochense Il Calderone: “Tre sull’altalena” di Luigi Lunari, con la regia di Dario Siddi e la partecipazione di Assunta Piras, Carla Calabrò, Francesco Corgiolu e Loredana Marzeddu. L’ordito vede tre personaggi assai differenti tra loro che si trovano a trascorrere una notte nel medesimo appartamento abitato da strani fenomeni quasi prossimi a una dimensione ultraterrena. Fra black humour, battute al vetriolo e elucubrazioni sul destino dell’uomo, a sciogliere la trama sarà un colpo di scena.

Venendo infine all’arte tersicorea, il primo dei due appuntamenti è previsto per 20 gennaio. Il Daniele Cipriani Entertainment proporrà agli appassionati un “Galà di Danza” caratterizzato dalle coreografie di Amedeo Amodio e Mauro Bigonzetti, punte di diamante del panorama nazionale contemporaneo. Un florilegio di assolo, “pas de deux” e corali da “Carmen”, “Il lago dei cigni”, “Lo Schiaccianoci”, “Prelude à l’après-midi d’un faune”, “Coppelia”, “Mediterranea”.

Poco più di un mese dopo, il 21 febbraio, sarà la volta di “Comix - La fantasia al potere”, creazione di Emiliano Pellisari per NoGravity Dance Company, con le coreografie della “enfant du pays” Mariana Porceddu, da Calasetta. Si parla nel frangente di “nouveax cirque”: invenzioni grafiche e acrobazie, teatro e danza, musica e illusionismo, attingendo tanto al mondo dei fumetti – la “linea” di Cavandoli – e dell’arte muraria degli anni Ottanta – le icone grafiche di Keith Haring – quanto al mondo ancestrale di Chagall e al surrealismo di Magritte, fra accenti classici e variazioni jazz.

Giovanni Di Pasquale

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