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Carbonia. “Dioniso & Figlie - Premiata Vineria”, a “Notti a Monte Sirai” Caterina Murino alle prese con Euripide

Spettacolo
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Terzo appuntamento di un cartellone diventato fittissimo a causa del maltempo della scorsa settimana, “Dioniso & Figlie - Premiata Vineria” va in scena questa sera, dalle ore 21.30, per la rassegna di teatro e musica “Notti a Monte Sirai”, testo e “mise en espace” dell’attore e regista Orlando Forioso tratti dalle “Baccanti” di Euripide e pensata per l’intero spazio – parco e anfiteatro – dell’altura che ospita le vestigia fenicio-puniche. A impersonare Dioniso, il dio del vino e del teatro, sarà Caterina Murino, mentre a vestire i panni degli altri personaggi saranno lo stesso Forioso (Cadmo), Simeone Latini (Tiresia/Messaggero), Cristina Maccioni (Agave) e Andrea Tedde (Penteo), cui si aggiungerà la compagnia TeatrEuropa di Corsica.

Euripide compone, assieme a Eschilo e Sofocle, la triade classica della tragedia greco-antica dell’Atene del V secolo. Il più giovane dei tre ne è anche l’innovatore: introduce l’analisi psicologica spezzando la rigida aura mitica che circonfonde eroi e semidei, amplia lo spazio degli intrecci avvicinando la tragicommedia, mette in scena discussioni in materia di politica, religione, filosofia, anche in virtù della formazione avuta presso il sofista Protagora. Soprattutto, valorizza e impegna nella trama figure femminili che diventano modelli per la produzione teatrale fino ai giorni nostri: basti pensare, su tutte, a quella di Medea. A questo aspetto potrebbe non essere estranea la scelta di Forioso di affidare – capovolgendo il paradigma del teatro antico – il ruolo di Dioniso-Bacco, personaggio tra l’altro ricco di ambiguità, a un’attrice. Euripide è insomma un riformatore coraggioso, capace di interpretare con acuta sensibilità i grandi cambiamenti della società ateniese contemporanea, in cui cominciavano ad udirsi gli scricchiolii della crisi che porterà alla dissoluzione del regime democratico successivo alla disfatta nella guerra del Peloponneso. Le sue innovazioni non sempre piacquero al pubblico del suo tempo: Aristofane, da buon conservatore, lo sottopose a una spietata critica beffeggiandolo in alcune sue commedie, in particolare nelle “Rane”.

“Backhai” è l’ultima delle sue tragedie, andata in scena postuma nel 403, essendo egli deceduto tre anni prima. Vi si narra la terribile vendetta di Dioniso contro la città di Tebe e il suo re Penteo, che non ne vogliono riconoscere la natura semidivina di figlio di Zeus e Semele: allo scopo ha scatenato la follia delle donne della città trasformandole in una ciurma di sfrenate adepte del dio, Baccanti per l’appunto. L’insistenza di Penteo anche di fronte agli atti di violenza cui si abbandona l’indiavolata schiera ne segnerà il tragico destino e aprirà la strada al trionfo del dio sugli increduli.

“Le Baccanti” è uno dei testi più amati dai registi contemporanei per l’ambiguità dei significati: v’è chi v i vede una sorta di tarda resipiscenza dell’autore, in genere lontano da una concezione tradizionale nel rapporto con la divinità, di fronte alla religione, al potere del dio e del fato sugli uomini e chi invece vi scorge la profonda critica nei confronti di quella tradizione, varco socchiuso verso un fanatismo che riduce l’essere umano ad automa senza coscienza. Una lettura, la seconda, che rende quest’opera di venticinque secoli fa davvero attuale.

 

Giovanni Di Pasquale

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