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Carbonia. Con un concerto al Centrale, il pianista Matteo Scano ha presentato il suo cd in trio

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“Swagman In West Lake” è un bel lavoro. Lo abbiamo ascoltato qualche mese fa e ne abbiamo tratto una impressione decisamente positiva. Il cd del trio formato dal pianista di Carbonia e leader Matteo Scano, il contrabbassista Lanfranco Olivieri e il batterista Pierpaolo Frailis, cagliaritani, in realtà quartetto, vista la presenza pressoché costante dei saxofoni tenore e soprano dell’umbro Filippo Bianchini, ha la sua unità stilistica ed espressiva nell’assenza, così scrive il saxofonista Emanuele Cisi nelle note di copertina, di «alcun tipo di “show-off” [“esibizionismo”, n.d.r.], così tipico di tanto jazz contemporaneo, in cui il livello tecnico altissimo spesso soffoca ogni afflato poetico ed espressivo». La tecnica, manco a dirlo, c’è ma è esibita con relax per tutto lo scorrere dei brani, otto pezzi di varia struttura, firmati “fifty fifty” da Scano e da Olivieri.

Swagman in west lake 2Con positiva curiosità ci siamo dunque avvicinati al concerto della band, andato in scena domenica al Teatro Centrale, traendo considerazioni definitive sull’apprezzabile qualità dell’ensemble. Perché nel disco si parli di trio in luogo di quartetto è presto detto. Il nucleo da cui nasce questa esperienza è, infatti, quello del trio jazz classico piano-basso-batteria: «Il progetto prende forma nel 2016 – scrivono Scano, Olivieri e Frailis – sul palco di una noto jazz club di Hangzhou, in Cina. Il lavoro diviso tra esibizioni e prove quasi quotidiane, ha consolidato tre approcci musicali differenti, confluiti in uno solo». Il “West Lake”, di cui nel titolo e nella raffigurazione della copertina del disco, è lo Xi Hu, il Lago d’Occidente, che è una delle attrazioni turistiche della regione posta sulla costa prospiciente il Mar Cinese Orientale, oltre che ricompreso nel “World Heritage List” dell’UNESCO: un panorama sospeso in un atmosfera senza tempo che contrasta con quello della vicina città, una metropoli di sei milioni e mezzo circa di abitanti: «“Swagman In West Lake” – aggiungono Matteo, Lanfranco e Pierpaolo – è il racconto di un vagabondo che, nei pressi del lago, scandisce le sue giornate tra sogni e realtà, tra nostalgici ricordi e la frenesia del quotidiano. Ma è anche il punto di partenza per nuovi approdi musicali». L’aggiungersi del valido apporto di Bianchini non ha fatto che aggiungere un ulteriore carta da giocare nell’ambito dell’esposizione dei temi e degli spazi solistici: il saxofonista per altro vive a Bruxelles, così come Scano, che vi svolge anche attività di insegnante.

L’esibizione sul palco del teatro cittadino è servita a presentare “Swagman In The West Lake”, di cui sono stati eseguiti tutti i brani. In generale la musica proposta dal quartetto è parsa caratterizzarsi, come il miglior jazza italiano, per la sapida vena melodica, anche se i temi hanno spaziato dalla ballad alle atmosfere quasi “scandinave”, passando per i latin e il blues da jam session. Le esecuzioni hanno sempre mostrato una certa compattezza, favorita da una sezione ritmica impeccabile anche nelle situazioni meno agevoli. Tutti ferratissimi i solisti, con exploit che sono andati in crescendo nel corso del concerto, ma senza mai perdere il controllo sui contenuti espressivi della performance. In scaletta ha trovato posto anche una nuova composizione di Scano, “La dance des feuilles d’automne”, che ha esaltato la vena delicata e intimista dell’autore. Alla fine convinti e meritati applausi al gruppo, che ha chiuso la performance con un bis, il tune premio Oscar 1963 di Henry Mancini “Days Of Wine And Roses”, eseguito anch’esso con bella verve da un quartetto al quale non si può che augurare lunga vita.
Giovanni Di Pasquale

 

 

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