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Carbonia. A Bacu Abis Teatro arriva la commedia dell’arte. No alla discriminazione e all’omologazione

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Il terzo pomeriggio di Bacu Abis Teatro 2018, organizzato dalla compagnia la Cernita con il contributo di regione e comune, apre una finestra sulla più antica tradizione del teatro nazionale: quella della commedia dell’arte, con i suoi personaggi che, lungo i secoli XVI, XVII e XVIII, furono un fulcro della scena europea e rappresentarono, almeno fino alla riforma goldoniana, il teatro comico italiano. Sabato infatti, dopo la nuova puntata del laboratorio “Circo Picasso”, tenuto dallo scenografo e costumista Marco Nateri, sul palcoscenico del Cineteatro della frazione, andrà in scena, alle ore 18, “Vanaglorie dello Capitan Barbagianni e furberie di Cuccurucù”, produzione di Anam Teatro, di e con Daniele Pettinau, che cura anche la regia, e Federico Patteri. Il “topos” del soldato vanaglorioso e sognatore e del suo servitore saracastico e disincantato è uno dei classici della commedia dell’arte.Capitan Spaventa 1 Affonda le sue radici nel “Miles gloriosus” plautino e ha il suo vertice nelle “Bravure del Capitan Spavento”, raccolta di dialoghi messi per iscritto dall’attore Francesco Andreini per memorizzare le improvvisazioni che venivano messe in scena a cavallo fra il Cinque e il Seicento dalla sua Compagnia dei Gelosi: «Io – così si presentava il personaggio nel volume di quel grande attore – sono il Capitano Spavento da Valle Inferna, soprannominato il Diabolico, Principe dell’ordine equestre, Termigisto cioè grandissimo bravatore, grandissimo feritore e grandissimo uccisore, domatore e dominator dell’universo, figlio del Terremoto e della Saetta, parente della Morte, e amico strettissimo del gran Diavolo dell’Inferno». Una maschera con i caratteri del Capitano fece apparizione sulle tavole già nella prima metà del XVI secolo, per cui alcuni studiosi ritengono rappresentasse i capitani di ventura che a quel tempo godevano di gran fortuna in un’Italia dilaniata dalla guerra.

Quello del Capitan Barbagianni e di Cuccurucù è, così viene presentato, «un viaggio ai confini del tempo e del teatro all’improvviso, quando i carri sgangherati e malconci giravano per tutta l’Europa, di corte in corte, portando l’arte italiana della commedia nei teatri di palazzo e nelle piazze delle città. Da qui nasce il termine di Commedia dell’arte, ovvero l’arte, il mestiere dell’attore. Utilizzando gli strumenti di "bottega" appresi da Fabio Mangolini, maestro e professionista internazionale di questo meraviglioso patrimonio artistico, giocheremo dei tipici “lazzi” o “siparietti”, propri di questa forma di spettacolo, senza regole nè pudori convenzionali... e che il popolo si diverta! Le maschere italiane, strumento indispensabile alla sublimazione alchemica di questo processo creativo, saranno le vere protagoniste e apriranno la porta a questi fantastici scenari governati dalla fantasia e dalle umanissime pulsioni animalesche».

Sabato scorso, intanto, dopo il “Circo Picasso”, inziato come sempre alle ore 16, è stata presentata l’ultima produzione della Cernita Teatro: “Scintilla ha perso il gruppo”, liberamente ispirato al “Gabbiano Livingstone” di Richard Bach. Un lavoro fondato sulla paura del “diverso” e dell’“estraneo”, così peculiare della contemporaneità. Nella costruzione scenica di Monica Porcedda – unica attrice – e Daniele Pettinau, anche regista, un uovo di Phoeniconaias minor, volgarmente detto fenicottero minore, finisce accidentalmente nello stagno di Molentargius, abitato ormai da lungo tempo da una popolosa colonia di Phoenicopterus roseus, il fenicottero rosa che, dopo aver transitato in Sardegna lungo le sue migrazioni, ha trovato nelle acque stagnanti dell’isola un ambito ottimale per la stanzialità e la nidificazione. L’arrivo dello “straniero” suscita reazioni negative. Ma il tempo aiuterà la vittima della discriminazione a trovare la sua dimensione individuale: l’unica che possa consentire all’individuo di difendere la propria identità, contro l’omologazione imposta da una cultura e una società straniante e conformista.
Giovanni Di Pasquale

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