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Carbonia. “Scintilla ha perso il gruppo” domani a Bacu Abis Teatro 2018. Grande successo per Tiziano Ferrari e “Piccolo Asmodeo”

Spettacolo
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Secondo dei quattro appuntamenti di Bacu Abis Teatro 2018, seconda edizione della “creatura” della compagnia La Cernita, quello di domani prevede un ricco programma, sempre negli spazi del Teatro della frazione. Si comincia alle 16, con il Circo Picasso, laboratorio tenuto dallo scenografo e costumista Marco Nateri percorso articolato in quattro incontri tra arte e movimento alla riscoperta del cubismo e in particolare dell'arte di Pablo Picasso: il laboratorio si chiuderà con un esito finale. A seguire, alle 18, lo spettacolo “Scintilla ha perso il gruppo”, ultima produzione della Cernita Teatro. Liberamente tratta da “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach, la pièce di Monica Porcedda e Daniele Pettinau, con Monica Porcedda, si avvale delle scene di Luminita Loredana Surduc e Luciano Sulas, mentre il disegno luci è di Giampiero Guttuso e la regia di Daniele Pettinau: «Nello stagno di Molentargius – così viene presentato il lavoro – nasce Scintilla, un fenicottero un po' strano. La sua diversità è sulla bocca di tutti: dei parenti, dei vicini di casa, dei compagni di scuola: “È una fenicotterina un po'... un po'... bruttina! Un po'... un po'... nerina! O forse, non è nemmeno un fenicottero!”. Ma se Scintilla non è un fenicottero allora che cos'è? La trama di questa storia è costruita tenendo conto delle paure con cui ogni bambino deve confrontarsi, la gelosia, la vergogna di essere deriso, il sentirsi piccolo e inadeguato. La storia di Scintilla aiuterà bambini a capire che anche momenti difficili della crescita sono importanti per diventare grandi». Una riflessione sulla paura del diverso, insomma, che invita a cambiare punto di vista e vedere le cose da un'altra prospettiva: non casualmente si è deciso di fare coincidere il debutto con la Giornata della Memoria.
Tiziano Ferrari Piccolo AsmodeoL’avvio di Bacu Abis Teatro è stato davvero entusiasmante, con ala rappresentazione due settimane fa di “Piccolo Asmodeo”, produzione dei piacentini di Teatro Gioco Vita, adattamento di Nicola Lusuardi e Fabrizio Montecchi del racconto “Lilla Asmodeus” di Ulf Stark: sul palcoscenico un solo attore e “manovratore-animatore”, l’eccezionale Tiziano Ferrari. Un opera di teatro d’ombra fatto interamente – a parte le sagome realizzate da Nicoletta Garioni e Federica Ferrari – con materiali di recupero, utilizzati con genialità per proiettare su un lenzuolo ambienti e paesaggi, su cui Ferrari ha fatto sapientemente muovere le ombre dei suoi personaggi, ai quali da solo ha dato voce, mettendo in mostra uno strumento assai duttile e “mimetico”. Lo svolgersi della storia l’accendersi e lo spegnersi delle luci di proiezione, la bravura dell’interprete hanno sedotto i più giovani spettatori e, non di meno, i più adulti accompagnatori: una magia semplice e antica che non ha perso niente del suo fascino, neppure agli occhi ormai smaliziati dagli schermi di computer, tablet e smartphone dei nostri giovani e giovanissimi. La storia narrata da Ferrari è una rivisitazione della leggenda di “Doktor Faust”, un tema nato nella cultura popolare germanica in cui un uomo attratto dal potere della conoscenza e dal desideri mondani scende a patti con il demonio vendendo la propria anima. Una leggenda basata su dati storici, che ha ispirato letterati e musicisti: fra i primi si citeranno Christopher Marlowe, Thomas Mann e Ivan Turgenev ma, soprattutto, Wolfgang Goethe, cha diede la massima fama alle figure di Faust, Margherita e Mefistofele; fra i secondi, Gounod e Berlioz, Boito e Busoni, Prokof’ev e Stravinskij. Nel “Piccolo Amodeo” si è in presenza di un diavoletto poco o per nulla incline alle malizie della sua famiglia: il suo papà, il grande Satana, a un certo punto decide di spedirlo nel mondo degli uomini, nel quale dovrà riuscire a far vendere l’anima ad almeno una persona. Il giovane Mefistofele non ha proprio la stoffa, per corrompere gli esseri umani e finisce in mezzo a mille peripezie e pasticci, finché non incontra Cristina. La bambina è triste perché il suo fratellino è malato: Asmodeo le propone lo scambio fra la salute del piccolo parente e l’anima e lei accetta. Così il malato guarisce ma Cristina è costretta a seguire Asmodeo nel mondo sotterraneo: si salverà perché è escluso dalla dannazione chi vende la sua anima per il bene altrui. Così la bambina può lasciare le tenebre: Asmodeo la seguirà, felice di aver trovato finalmente una sensibilità affine alla sua. Applausi entusiasti hanno coronato un’esibizione davvero di grande livello, che dimostrato una volta di più che il teatro ragazzi non è il parente povero della famiglia teatrale e che, anzi, sarebbe ora di un parlare di teatro tout court. Alla fine della rappresentazione, Ferrari (nella foto) ha fatto avvicinare grandi e piccini affinché vedessero da vicino le sagome e ne comprendessero la meccanica: il mistero, svelato, non ha perso nulla del suo fascino senza tempo.

Giovanni Di Pasquale

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