Comincia con “Quasi Grazia”, pièce tratta da un testo di Marcello Fois e già rodata dal successo di pubblico e di critica, la stagione teatrale del 2018 firmata dal Cedac e finanziata dall’amministrazione comunale: l’appuntamento è per domenica, 7 gennaio, alle 20.45, nel Teatro Centrale.
Ispirato alla figura e all'opera di Grazia Deledda, interpretata dalla scrittrice Michela Murgia, accanto a Lia Careddu (la madre) e a Marco Brinzi, Valentino Mannias e Giaime Mannias – per la regia di Veronica Cruciani – il lavoro rievoca momenti cruciali della vita del Premio Nobel, donna moderna e emancipata, sullo sfondo della Sardegna – e dell'Europa – tra Ottocento e Novecento. Un viaggio tra le righe per un dialogo a distanza tra due figure di spicco della cultura isolana, in cui le cronache del quotidiano, partenze e addii s'intrecciano a segni e simboli di una civiltà arcaica in un allestimento affascinante e onirico. Un donna intraprendente, Grazia Deledda, e quasi temeraria nello sfidare le convenzioni dell'epoca per seguire la propria inclinazione, determinata, dotata di talento e ricca di ispirazione, autodidatta per necessità ma decisa a perfezionarsi affinando progressivamente i propri strumenti espressivi.
«La sfida di “Quasi Grazia” – così la presentazione – è restituirne la figura, senza retorica, come quella di una scrittrice “vivente”, che agisce, pensa, soffre, commenta, in un gioco delle parti in cui un'altra scrittrice, sarda e contemporanea, restituisce l'amarezza delle critiche, dell'incomprensione, della forse invidiosa svalutazione e insieme la certezza di non potere essere altro che se stessa». “Quasi Grazia” nasce proprio con l'esigenza di riportare l'attenzione su un'autrice che – come ricorda Marcello Fois – «non è nemmeno compresa nel canone ministeriale, pur essendo a tutt’oggi l’unica donna italiana ad avere ricevuto l’ambito premio Nobel. Decidere di parlare della Deledda è un atto che può avere del temerario. Specialmente per uno scrittore, specialmente per uno scrittore nuorese. L’ipotesi poi di parlarne portandola in scena rasenta la follia se è vero che il teatro è un medium impietoso e rituale».
Una “sfida” che ha coinvolto e affascinato Michela Murgia: «Quando Marcello Fois ha immaginato questo testo su Deledda e mi ha chiesto di interpretarlo, il potenziale rivoluzionario della sua figura mi ha convinta ad accettare senza riserve. È infatti evidente che Deledda per realizzare sé stessa abbia pagato, oltre ai sacrifici personali, anche un altissimo prezzo sociale: enorme su di lei la diffidenza radicale del mondo letterario italiano, capace perfino di ignorarne il Nobel, e un giudizio sulla sua vita privata che ha portato persino i grandi nomi della letteratura italiana a storcere il naso davanti al suo matrimonio paritario e sodale, così simile alle coppie di potere dello star business contemporaneo, ma del tutto insolito nella bigotta Italia degli anni ’30. La sua storia di determinazione personale è un paradigma non solo per le donne di tutti i tempi, ma per chiunque voglia realizzare un sogno partendo da una condizione di minorizzazione sociale».
Giovanni Di Pasquale