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Carbonia. “Carbonia Film Festival”, con László Nemes una rassegna da Oscar

Spettacolo
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Con l’anteprima di mercoledì, prende avvio l’edizione 2017 di “Carbonia Film Festival”. Edizione importante, per l’appuntamento organizzato dal Centro Servizi Culturali - Fabbrica del Cinema della Società Umanitaria, con il patrocinio della regione e del comune e il contributo della Fondazione di Sardegna e della società Euralcoop. Da quest’anno, infatti, il festival avrà cadenza annuale: «Lo scorso ottobre – ha spiegato il direttore artistico Francesco Giai Via, durante la presentazione del programma – ci eravamo lasciati con la promessa che ci saremmo rivisti presto, forse prima dell’edizione 2018 del festival. Nato come “Mediterraneo Film Festival”, evolutosi lo scorso anno in “Carbonia Film Festival”, il nostro evento ha avuto storicamente natura biennale. Dall’inizio di questo nuovo percorso siamo stati però pienamente consapevoli del grandissimo potenziale del nostro progetto e del territorio che lo ospita. A partire da questi elementi abbiamo dunque ritenuto fondamentale far vivere il progetto Carbonia Film Festival su base annuale ed è così nato “How to Film the World”».

Il 2017 è tra l’altro un anno importante per il Centro Servizi Culturali dell’Umanitaria: «Tutto ciò che siamo – ha ricordato il presidente del CSC Paolo Serra – ha le sue radici nel passato, e per noi del Centro Servizi Culturali Carbonia della Società Umanitaria questo passato è iniziato 50 anni fa. Il 1967 segna l'avvio dell'attività del Centro, allora ospitato ad Iglesias, che, per scelta governativa, venne affidato in gestione ad un ente di comprovata esperienza nel settore della formazione permanente, similarmente a quanto avveniva con la rete degli altri Centri Servizi Culturali in Sardegna. I CSC erano luoghi di animazione territoriale, fautori di crescita del fattore sociale e umano, a cui venivano attribuite competenze generali per quanto riguarda la promozione del servizio di pubblica lettura, la collaborazione con gli enti locali nell'attività di programmazione culturale, l'incentivazione e il sostegno all'associazionismo». Sabrina Sabiu, assessore alla Cultura della città che ospita il festival, si è espressa elogiando l’operato degli organizzatori e il lavoro del Centro Servizi Culturali: «Sono orgogliosa come componente dell’amministrazione comunale di Carbonia di aver contribuito alla realizzazione di una manifestazione di così grande pregio. Credo che la presenza della Fabbrica del Cinema sia un esempio di buone pratiche di riconversione delle aree minerarie dismesse».

Il programma si compone, oltre che di proiezioni cinematografiche, di incontri con gli studenti delle scuole superiori e di masterclass con alcuni dei registi presenti in città in occasione della proiezione delle loro opere, tra i quali l’ungherese László Nemes, il cui esordio nel lungometraggio “Saul fia” (“Il figlio di Saul”) è stato premiato nel 2015 con l’Oscar, il Golden Globe, il Grand Prix Speciale a Cannes e, l’anno successivo, il David di Donatello, il quale, per raggiungere Carbonia, lascerà la lavorazione del suo prossimo attesissimo film “Sunset”. Alle masterclass parteciperà un gruppo, selezionato dal “Carbonia Film Festival”, di giovani under 30 tra studiosi di cinema, studenti delle università italiane, critici, film maker e operatori culturali che saranno ospiti dell'organizzazione della manifestazione, partecipando gratuitamente con un ruolo da protagonisti a tutte le attività.

Le prime proiezioni e i primi incontri con i registi avranno luogo tuttavia a Cagliari, a sottolineare lo stretto legame di “Carbonia Film Festival” con la città che ospita, sempre a cura della Società Umanitaria, della cineteca Sarda. Un doppio appuntamento, il 12 ottobre, dedicato al cinema italiano. In primo piano il tema delle migrazioni con gli ultimi due lavori di Daniele Gaglianone (in collaborazione con Alfie Nze). Cineasta da sempre attento ai grandi temi della contemporaneità, Gaglianone presenterà i suoi due ultimi lavori, due corti che rimettono in discussione il punto di vista su un tema come quello dei migranti, ribaltando con la sua consolidata sensibilità luoghi comuni e facili semplificazioni. “Granma” e “Joy” saranno proiettati nei locali della Cineteca Sarda a partire dalle ore 18. Il rapporto fra documentario e fiction è parte del DNA del festival: in prima regionale, alle 21.30, sullo schermo del Cinema Odissea, sarà infatti la volta della prima regionale di film “Il cratere”, esordio alla finzione (ma estremamente contaminata con i processi propri del documentario) di Silvia Luzi e Luca Bellino, recentemente presentato con grande successo a Venezia nell’ambito della Settimana della Critica.

Il 13 si approda finalmente a Carbonia, fra la Fabbrica del Cinema e il Teatro Centrale. Al centro di ciascuna delle tre giornate un regista, protagonista di una masterclass e di una proiezione serale. Tre autori diversissimi per provenienza e stile, tre registi fra i più interessanti del cinema contemporaneo che accompagneranno studenti e pubblico dentro i loro film e dentro i loro processi creativi. Con Mahdi Fleifel, regista palestinese che vive fra la Danimarca e Berlino e che ha affrontato con humour e poesia il tortuoso percorso del popolo palestinese, si esplorerà il rapporto fra autobiografia e grandi eventi della storia. “A World Not Ours” e “Xenos” saranno presentati, come tutti gli altri, al Centrale a partire dalle 21.

Il giorno dopo l’attesissimo incontro con László Nemes: un’occasione unica per confrontarsi con un regista che già dalla sua opera prima, quella in programma nel cartellone del festival, si è imposto come autore imprescindibile del cinema contemporaneo.

Terzo regista internazionale, domenica, l’americano Ben Russell, che con il suo cinema a cavallo fra etnografia e sperimentazione anima da oltre un decennio la scena internazionale dei festival e degli spazi dedicati all’arte contemporanea (vedasi la sua partecipazione a “Documenta” ad Atene). A Carbonia sarà presentato il suo nuovo lungometraggio “Good Luck”, dedicato al lavoro in miniera: nessuna cornice sarebbe potuta essere migliore di Carbonia per questa anteprima nazionale.

Spazio anche per la musica, in particolare con due appuntamenti: quello di sabato, alle ore 23, al GSG Concept Store, in Via Nuoro, con il Jolly Mare DJ Set, progetto discografico di Fabrizio Martina, artista che si sta guadagnando un posto di tutto rispetto nella scena elettronica internazionale rielaborando il gusto italiano in chiave disco e bolgie, per la prima volta in Sardegna dopo le partecipazioni a festival internazionali d'eccellenza come il “Sonar” di Barcellona e l'inglese “Parklife” sulla leggendaria isola di Wight; il reading-concerto “Tra-mudas Tra-ballu Tra-ditu”, domenica al Teatro Centrale alle ore 21, musica di Gavino Murgia, come sempre profumata di jazz, Sardegna e aromi mediterranei, accompagnato da due elementi di spicco della scena jazzistica nazionale, il chitarrista Roberto Cecchetto e il batterista Cristiano Calcagnile, testi di Marcello Fois letti da Valentino Mannias. Venerdì, sabato e domenica, inoltre, dalle 19.30, i dj set di Meine Fox, Marina On Mars e Braxa animeranno gli “Aperitivi Sonori” ripettivamente al Suzie Q, al Neb Cafè e al Convivino. L’apertura ufficiale della rassegna sarà invece dedicata all’arte, con “Non credo ai miei occhi”, mostra di opere di Tonino Casula, artista dalla lunga vicenda che si è mosso fra l’uso di materiali inconsueti, dal plexiglass alle plastiche, computer art e, ultimamente, video art con produzioni in 2D 3D: il vernissage è previsto per mercoledì, alle ore 18, nei locali della Fabbrica del Cinema, nell’area della Grande Miniera di Serbariu.
Giovanni Di Pasquale

Di seguito le schede dei registi e dei film, gentilmente forniti dall’ufficio stampa del Carbonia Film Festival.

CARBONIA FILM FESTIVAL A CAGLIARI
COME FILMARE L’ITALIA?
Giovedì 12 ottobre
ore 18.00 Cineteca Sarda (Cagliari)
“Granma” di Daniele Gaglianone e Alfie Nze
“Joy” di Daniele Gaglianone
A seguire incontro con Daniele Gaglianone e Alfie Nze

ore 21.30 Cinema Odissea (Cagliari)
“Il cratere” di Silvia Luzi e Luca Bellino

Daniele Gaglianone
Nato ad Ancona nel 1966, si è laureato in Storia e Critica del Cinema presso l’Università di Torino. Del 2000 è l’esordio nel lungometraggio con I nostri anni, selezionato alla Quinzaine del festival di Cannes 2001. Nel 2004 il suo secondo lungometraggio “Nemmeno il destino” partecipa nella sezione Giornate degli Autori al Festival del cinema di Venezia, così come “Ruggine” nel 2011 e “La mia classe” nel 2013. Nel 2009 vince il David di Donatello come miglior documentario italiano con “Rata nece biti - La guerra non ci sarà”. Nel 2009 con “Pietro”, partecipa al Festival di Locarno 2010. Nel 2014 realizza il documentario “Qui”, presentato al 32° Torino Film Festival, sulla lotta in Val di Susa contro la linea alta velocità Torino Lione. Nel 2016 gira a Lagos, in Nigeria, “Granma”, cortometraggio realizzato insieme al regista nigeriano Alfie Nze, presentato a Locarno.

Alfie Nze
Di origine nigeriana, è naturalizzato italiano. Autore, attore, direttore di teatro e regista. Ha lavorato in teatro (a Milano dal 1999 al 2005 presso il Teatro del ‘900), televisione e al cinema con registi come Squizzato, Reali, Martinelli, Azzola e molti altri. Ha fatto il suo debutto principale come regista con lo spettacolo “Verdilizzante” al Teatro Arsenale di Milano nel 2010 che si trasforma poi nel suo primo mediometraggio, vincitore di vari premi, “Il diavolo arriva a Koko” nel 2015. Ha presentato molti spettacoli sia in Italia che in Nigeria. “Granma”, co-diretto con Daniele Gaglianone, è il suo secondo film.

Luca Bellino - Silvia Luzi
Luca Bellino (1978) e Silvia Luzi (1976) hanno realizzato i documentari “La minaccia” (2008) e “Dell’arte della guerra” (2012). Come registi hanno ricevuto molti riconoscimenti internazionali e nomination. Insieme hanno fondato la casa di produzione Tfilm. Il Cratere è il loro primo lungometraggio.

LE PROIEZIONI
“Granma” – Daniele Gaglianone, Alfie Nze (Italia, 2017, 35’)
Jonathan è un giovane cantante hip-hop di Lagos che un giorno, mentre è intento a registrare una nuova canzone nello studio di registrazione, riceve una telefonata. Il cugino Momo che aveva tentato la traversata verso l’Europa è morto in mare. Jonathan non ha scelta. Deve accompagnare sua nonna a portare la notizia alla sorella, la nonna di Momo, che vive in un villaggio nel cuore del sud-est della Nigeria... Il viaggio sarà occasione di confronto e crescita per i due.

“Joy” - Daniele Gaglianone (Italia, 2017, 15’)
Joy è una giovane di seconda generazione appassionata di danza. Chiamata da un’amica a svolgere un'attività presso l’Ex Moi (un complesso di palazzine occupato da persone rifugiate e migranti) si trova a fare i conti con la propria identità, le proprie radici africane, e le aspettative di cui sente di doversi far carico dopo l’incontro con questi ragazzi di origine sub-sahariana. Il racconto indaga le emozioni di una ragazza il cui colore della pelle rischia di interferire con la percezione che il mondo ha di lei e che lei ha del mondo circostante.

“Il cratere” - Silvia Luzi, Luca Bellino (Italia, 2017, 93’)
In una terra di vinti, tra spazi indistinti e rumore costante, un padre sfida il destino e la sua sorte. L'arma è sua figlia Sharon, i suoi tredici anni, la sua indolenza, le sue corde vocali. È un sogno pignolo e a portata di mano, un miraggio che è insieme tormento e ribellione. Una favola al contrario che è archetipo e allucinazione.

HOW TO FILM THE WORLD – MAHDI FLEIFEL
venerdì 13 ottobre
Masterclass con il regista: ore 16.00 Fabbrica del Cinema
“A world not ours” - ore 21.00 Cine-Teatro Centrale
“Xenos” - ore 22.30 Cine-Teatro Centrale
A seguire incontro con il regista

Mahdi Fleifel
È un regista danese di origini palestinesi diplomatosi nel 2009 alla UKNational Film & TV School. Nel 2010 ha fondato la casa di produzione londinese Nakba Filmworks con il suo produttore irlandese Patrick Campbell. Il suo film d'esordio, “A World Not Ours” (2012), è stato presentato all'International Film Festival di Toronto e ha vinto più di 30 premi, tra i quali il Peace Film Prize e il Panorama Audience Award alla Berlinale del 2013, e il gran premio della giuria ai festival di Edimburgo, Yamagata e DOC:NYC. Il suo ultimo film, “A Man Returned”, ha vinto l'Orso d'argento e l'European Film Nomination alla Berlinale del 2016.

LE PROIEZIONI
“A World Not Ours” (Libano/Regno Unito/Danimarca/Emirati Arabi Uniti, 2012, 93’)

È un ritratto intimo e ironico di tre generazioni di esuli nel campo profughi di Ain el-Helweh, nel sud del Libano. Basato su un ricco archivio di materiale privato e storico, il film è una ricerca attenta e folgorante sul senso di appartenenza, l'amicizia e le radici, filmata in più di 20 anni da diverse generazioni della stessa famiglia. A World Not Ours oltre a essere il ritratto di una famiglia, riflette l’intento di salvare dall’oblio una pagina della storia di un popolo.

“Xenos” (Regno Unito/Grecia/ Danimarca, 2013, 12’)
In greco “xénos” equivale a “straniero, alieno, nemico”. Nel 2010, Abu Eyad e altri giovani palestinesi del campo profughi di Ain el-Helweh in Libano arrivano in Grecia attraverso la Siria e la Turchia. Come molti altri migranti, sono in cerca di una via d'accesso all'Europa, ma si ritrovano intrappolati in un Paese che va incontro al collasso economico, politico e sociale. “Xenos” è un breve documentario che unisce il materiale video girato ad Atene nel 2011 a conversazioni telefoniche registrate mentre Abu Eyad si trovava lì, raccontando la sua quotidiana lotta per la sopravvivenza e il suo persistente senso di esilio in quello che da luogo di speranza si è trasformato in incubo.

HOW TO FILM THE WORLD – LÁSZLÓ NEMES
sabato 14 ottobre
Masterclass con il regista: ore 16.00 Fabbrica del Cinema
“Il figlio di Saul” - ore 21.00 Cine-Teatro Centrale
A seguire incontro con il regista

László Nemes
Nasce a Budapest nel 1977 e si trasferisce presto a Parigi, dove studia storia, relazioni internazionali e sceneggiatura. Entra nel cinema come assistente alla regia in Ungheria, lavorando per due anni anche con Béla Tarr, mentre inizia a dirigere dei cortometraggi che ottengono un grande successo in molti festival internazionali: “With a Little Patience” (2007), presentato alla Mostra di Venezia e candidato agli EFA, “The Counterpart (2008), in anteprima al Gijon International Film Festival, e “The Gentleman Takes His Leave” (2010), che fa incetta di premi in patria. Dopo essersi trasferito a New York per studiare regia, torna in Francia e poi in Ungheria dove, grazie a una borsa di studio della Cinéfondation del Festival di Cannes e a finanziamenti dell'Hungarian Film Fund, sviluppa con Clara Royer la sceneggiatura de “Il figlio di Saul”. Nel 2012 entrambi continuano a lavorare sul copione del film per 7 mesi al Jerusalem International Film Lab. “Il figlio di Saul” segna infine l’esordio al lungometraggio di Nemes e, grazie al Gran Premio della Giuria a Cannes e a una trionfale accoglienza di pubblico e critica, lo impone da subito come uno dei più importanti autori della sua generazione. Attualmente è impegnato nella lavorazione di “Sunset”, dramma al femminile ambientato nella Budapest del 1913.

LA PROIEZIONE
Il figlio di Saul (Ungheria, 2015, 107’)
Saul Ausländer (Géza Röhrig) fa parte dei Sonderkommando di Auschwitz, i gruppi di ebrei costretti dai nazisti ad assisterli nello sterminio degli altri prigionieri. Mentre lavora in uno dei forni crematori, Saul scopre il cadavere di un ragazzo in cui crede di riconoscere suo figlio. Tenterà allora l’impossibile: salvare le spoglie e trovare un rabbino per seppellirlo. Ma per farlo dovrà voltare le spalle ai propri compagni e ai loro piani di ribellione e di fuga.

HOW TO FILM THE WORLD – BEN RUSSELL
domenica 15 ottobre
Masterclass con il regista: ore 11.00 - Fabbrica del Cinema
“Good Luck” - ore 17.00 Cine-Teatro Centrale
A seguire incontro con il regista

Ben Russell
Nato nel 1976 negli Stati Uniti, è un artista e filmmaker il cui lavoro si situa all’intersezione tra etnografia e psichedelia. I suoi film e le sue installazioni sono in conversazione diretta con la storia dell’immagine documentaria, fornendo una ricerca meticolosa sui fenomeni di trance e evocando il lavoro di Jean Rouch, Maya Deren e Michael Snow, tra gli altri. Russell ha ottenuto una Guggenheim Fellowship nel 2008, un premio internazionale della critica della FIPRESCI (IFFR 2009) per il suo primo lungometraggio “Let Each One Go Where He May”, e ha partecipato a Documenta 14. Il suo secondo film, “A Spell to Ward Off the Darkness” (codiretto con Ben Rivers), è stato presentato al Festival Internazionale del Film Locarno nel 2013. I suoi progetti curatoriali includono “Magic Lantern” (Providence, 2005-2007), “BEN RUSSELL” (Chicago, 2009-2011), e “Hallucinations” (Atene, 2017). Attualmente risiede a Los Angeles.

LA PROIEZIONE
Good Luck (Francia/Germania, 2017, 143’)
A partire da una discesa di 600 metri nelle profondità della terra, “Good Luck” fa letteralmente luce sul volto umano del lavoro. Ci avventuriamo così nelle condizioni lavorative dal tempo distorto di una miniera statale sotterranea in Serbia. Il sibilo dell’ossigeno si intuisce sotto al rombo del motore a gasolio, i muri dell’ufficio vibrano con le esplosioni di due livelli sopra; la lotta fisica di questi minatori, disfatti e semidimenticati, trova il suo corrispettivo in un altro continente, nel caldo tropicale di una miniera illegale d’oro in Suriname. Le pompe dell’acqua lavorano incessantemente sotto al sole accecante, un liquido argenteo scorre tra le mani di un lavoratore mentre aggiunge mercurio nell’instancabile attività estrattiva. Tra buio e luce, freddo e caldo, nord e sud, “Good Luck” immerge il suo spettatore nel precario contesto naturale e sociale di due distinti gruppi di lavoro così da permettergli di comprendere i legami che l’uomo condivide. In un’epoca di economia al collasso, ecco qui rivelato il fondamento umano del capitale.

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