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Carbonia. A Monte Sirai con “Genti, intendete questo sermone” Matteo Belli porta in scena i monologhi giullareschi

Spettacolo
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«Una lezione-spettacolo, per nulla accademica, sorta di florilegio di testi giullareschi italiani medioevali e moderni, raccolti con l'intento di offrire all'attenzione dello spettatore il carattere specifico della parola giullaresca, quello di essere pensata appositamente per la scena, più che per la pagina scritta». Così Matteo Belli, autore e interprete di “Genti, intendete questo sermone. Monologhi giullareschi medioevali e moderni”, definisce questo lavoro, che metterà in scena a Monte Sirai, il 17 settembre, alle ore 21: «È un'occasione – prosegue l’artista – per ascoltare e veder rappresentati brani poetici del XIII e XIV secolo, esemplari di una letteratura un tempo considerata minore ed ancora oggi poco studiata ma che, al di là dell'indiscutibile vivezza e godibilità rappresenta, in alcuni casi, un estremo interesse per le soluzioni di grande modernità, quasi premonitrici di esiti letterari molto posteriori». Nel repertorio si va da un classico lungamente dibattuto come “Rosa fresca aulentissima” di quel Ciullo o Cielo d'Alcamo che già fu al centro di svariate contese tra critici, ai sorprendenti giochi linguistici del “Bisbidis” di Manoello Giudeo, passando per testi celebri e amati dai cultori come “La nascita del villano” di Matazone da Caligano e la straordinaria e grottesca drammaticità della “Parodia della Passione” di Ruggieri Apugliese. A ciò si aggiungono due brani scritti dall'interprete: una libera rilettura di una novella del Sacchetti e, nel finale, un omaggio dedicato all'antica tecnica del grammelot, linguaggio quasi senza parole riconoscibili e basato sulla tecnica onomatopeica dell'imitazione di altre lingue, reso celebre dal “Mistero buffo” di Dario Fo. «Ogni brano – conclude Belli – è preceduto da un'illustrazione storico-critica, che introduce lo spettatore moderno ad una migliore intelleggibilità non solo della lettera ma anche delle questioni tematiche e stilistiche proposte da testi tanto lontani nel tempo anche se per molti fattori incredibilmente attuali».

Giovanni Di Pasquale

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